A Graziano Salerno, che visse sempre nel seno dell’infanzia – conversazione con Dante Crobu

“Siamo tutti arrivati tardi per Graziano, ma non per la sua opera”, disse Cristiana Collu quando accettò di curare la grande mostra sull’artista nuorese tenutasi a inizio anno a Cagliari, alla Fondazione di Sardegna, “Senza poesia in nessun caso”.
Il pittore Graziano Salerno si è spento lunedì 8 settembre a Nùoro, sua città natale, dove ha trascorso la maggior parte della sua esistenza, vissuta con libertà assoluta, quasi rifiutando le norme sociali imposte.
Salerno nacque a Nùoro nel 1954. Il suo percorso artistico iniziò sotto la guida di don Martino Pinese all’Istituto Statale d’Arte di Nuoro, e continuò fuori dalla Sardegna, prima a Roma, dove frequentò la Facoltà di Architettura e, successivamente a Bologna, dove si laureò all’Accademia di Belle Arti con Concetto Pozzati e una tesi su Giorgio de Chirico. Iniziò poi a viaggiare tra Londra, Berlino e Parigi dove visse dal 2007 al 2010, spesso per strada ed in condizioni precarie, guadagnandosi da vivere vendendo le opere che intanto realizzava.
A parlare con noi dell’artista nuorese e della sua opera c’è Dante Crobu, tra i più importanti antiquari, collezionisti e galleristi sardi, nonché colui che tra i primi intuì la genialità dell’arte di Salerno.
“Una sera mi chiamò Salvatore Naitza, che era stato mio professore all’università, e mi chiese di partecipare ad una mostra collettiva con sei pittori sardi e sei milanesi, curata tra gli altri da Giorgio Seveso e Rossana Bossaglia, che si sarebbe tenuta a Milano, per cui avrei dovuto mandare un mio dipinto, parliamo della fine del 1991. Tra gli artisti sardi che esponevano c’erano Piero Siotto, Antonio Mallus, il giovane Roberto Coroneo, ed un certo Graziano Salerno. Ivo Fenu si era occupato delle schede degli artisti sardi. Io alla fine non andai all’inaugurazione, ma quando sfogliai il catalogo rimasi folgorato. Leggendo il nome “Salerno” pensai si trattasse di un artista non sardo, di uno dei milanesi, e la prima cosa che pensai è che ero davanti al lavoro di un grande pittore. Scoprii poi che era di Nùoro.”
In quel periodo Crobu stava lavorando all’apertura di Capitol, la sua galleria in Piazza del Carmine a Cagliari, che per anni fu punto di riferimento per la scena dell’arte contemporanea in Sardegna. Così ci racconta il primo incontro con l’artista:
“Trovai il suo contatto, lo chiamai e presi un appuntamento per incontrarlo. Arrivato a Nùoro lo trovammo a casa, lui viveva coi genitori, aveva preparato il tavolo da pranzo come una sorta di espositore, sistemandoci sopra dei piccoli disegni ad acquarello che aveva poi coperto, per proteggerli, con una pellicola trasparente; erano delle raffigurazioni sul tema uomo – scultura che aveva realizzato durante periodo trascorso in giro per l’Europa, quando viveva praticamente per strada. Chiedeva aiuto ad amici e tutti lo aiutavano, era davvero ben voluto. Io stavo aprendo la mia galleria, avevo già la mia mentalità da antiquario, pensavo cioè ad acquistare le opere. Nessuno ancora lo faceva, di solito le opere si chiedevano in prestito per le mostre e poi si restituivano, io invece compravo.”
“Gli chiesi di togliere quella pellicola per osservare meglio le opere ma lui non ne volle sapere”, ricorda Crobu. “Gli chiesi anche: ha altre cose? Lasciammo la cucina e lo seguii nella sua stanza dove, da sotto il letto, estrasse una valigia al cui interno c’erano centinaia e centinaia di disegni che aveva realizzato nel giro di pochi mesi. Capii subito l’eccezionalità di quell’uomo e l’incredibile prolificità della sua arte. In totale saranno stati 400 o 500 disegni. Gli comprai tutto per un prezzo che, a quei tempi, per un artista sconosciuto, era alto; tutto tranne un grande libro intitolato “La fiaba del cortile infinito”, che conteneva lo stesso tipo di disegni e che non mi volle vendere. Era lo stesso libro che quest’anno è stato esposto alla mostra della Fondazione di Sardegna, che riuscii ad acquisire successivamente. Andai via con la sensazione e la consapevolezza di aver fatto uno dei ritrovamenti più importanti della mia vita. Quando mi ritrovai davanti a quella mole di opere capii che era qualcosa di unico. Pensai subito a disegni di Fancello, il più grande artista sardo del ‘900, Salerno ne era l’erede. Era come se Fancello si fosse reincarnato in lui. Da quel momento gli dissi che ero interessato alla sua opera, e iniziammo a sentirci regolarmente.”
Dopo quel fortunato acquisto Dante Crobu iniziò a costituire la sua grande raccolta di opere di Salerno: “Facevo delle corse incredibili per passare a Nùoro, oppure ci andavo a posta. Appena aveva un’opera mi chiamava, così ho formato questa grande raccolta”.
Durante un più recente soggiorno a Nùoro poi, Crobu ebbe modo di acquisire gli Archetipi, una sessantina di disegni dell’artista. “Erano i disegni più belli e più moderni che avessi mai visto” continua il gallerista. “E’ partito dal primo archetipo, che è la mano, e via via ha studiato le forme geometriche, costruendone altre. A quel punto decisi di comprare i diritti di riproduzione da Graziano.” Nel 2019, con l’avvio del progetto IAS – Industrie Artistiche Sarde, Dante Crobu iniziò a far rivivere le opere dell’artista nuorese attraverso diversi materiali, coinvolgendo altri artisti sardi: gli Archetipi sono diventati forme solide o motivi dipinti su ceramica, grazie al lavoro dell’artista Fabio Frau, serigrafie, stampate a Cagliari da Alberto Marci, ricami realizzati a mano su antichi arazzi di tela di lino da Marcella Cappai.
Nel 2024 arriva poi l’occasione per la realizzazione di una grande mostra, con la messa a disposizione della raccolta di opere di Salerno da parte di Crobu alla Fondazione di Sardegna, con curatela di Cristiana Collu, ex-direttrice del Museo MAN di Nùoro, grande conoscitrice dell’opera dell’artista.
Senza poesia in nessun caso ha raccolto un corpus di 200 opere di Graziano Salerno datate dalla seconda metà degli anni Ottanta, ricostruendo quello che fu il suo periodo più prolifico. L’universo introspettivo di Salerno è fatto di una pittura veloce e gestuale, in cui le rappresentazioni sembrano intrappolate in un limbo tra astrazione e figurazione. Sempre Crobu: “Le sue opere sono apparentemente infantili, in realtà sono molto forti”. Il catalogo, edito da Treccani, contiene testi di Cristiana Collu, Annarosa Buttarelli, Ilaria Bussoni, Saretto Cincinelli, Alessandro Del Puppo, Antonello Tolve e Jonathan Watkins.
“Una volta feci parte di una giuria per un concorso insieme a Enzo Cucchi, a cui mostrai le immagini di Graziano: rimase molto colpito e mi disse che sarebbe stato disponibile semmai avessimo voluto fare qualcosa con lui. Questo per dire che la sua bravura era riconosciuta da tutti”.
Conclude Crobu: “Graziano Salerno è stato dimenticato dalla transavanguardia, o forse non è mai stato scoperto, e forse alla fine fu anche una fortuna. È stato senza dubbio il più grande artista sardo contemporaneo.”
Scrive Cristiana Collu: “Graziano, l’antieroe per eccellenza che continua ad amare l’avventura e la libertà, a rischiare e a vivere con intensità, senza rimpianti ma non senza tormenti. Uno spirito libero che rifiuta le convenzioni sociali e si nutre di incontri casuali e di solitudine, esposto alle intemperie della vita nella sua dimensione panica, naturale e primordiale.”
Dante Crobu lo ricorda con un video da lui girato, che ritrae Salerno mentre recita una poesia, in uno degli ultimi momenti di convivialità, e aggiunge: “A Graziano Salerno, che visse sempre nel seno dell’infanzia”.
Ringraziamo Dante Crobu per aver condiviso con noi il suo ricordo di Graziano Salerno.

Il primo incontro tra Dante Crobu e Graziano Salerno, Nùoro, 1991. (Foto di Dante Crobu)

Graziano Salerno, da “Il Cortile Infinito” , acquarello su carta. (Catalogo Generale dei Beni Culturali)

Marcella Cappai per IAS, Archetipi ricamati a mano su antichi arazzi di Ittiri in tela di lino, 2020.(Foto di Dante Crobu)















