«Sardo è chi desidera sentirsi tale» – Intervista a Walter Boi, referente di Sardos in Paris

Fotografo e film-maker, co-fondatore e curatore artistico di Albasea, da anni attivo a Parigi, Walter Boi è uno dei soci che sta lavorando per riportare nuova energia dentro Sardos in Paris, il circolo dei sardi nella capitale francese. Con il sostegno di altri soci, sta cercando di rilanciare l’associazione con idee fresche, una visione inclusiva e una serie di eventi che coniugano tradizione, memoria e contemporaneità.
Abbiamo raccolto le sue parole alla vigilia di due appuntamenti importanti: la rassegna Visioni Sarde e la cerimonia commemorativa dei patrioti della Sarda Rivoluzione al Père Lachaise.
1. Puoi raccontarci brevemente chi sei e come è nata l’idea di rilanciare Sardos in Paris?
Sono un fotografo, un artista, ma prima di tutto un sardo che ha scelto Parigi come città d’adozione. Da tempo faccio parte di Sardos in Paris, un’associazione che negli anni ha attraversato momenti di grande vitalità e altri più difficili. Oggi la situazione è delicata: ci sono circa 30 soci attivi e 200 iscritti, ma serve nuova linfa, serve rimettere in moto idee e progetti. Con altri compagni di viaggio abbiamo deciso di provarci. Non vogliamo che il circolo resti un ricordo polveroso: vogliamo che diventi un luogo vivo, dinamico, capace di dialogare con la Sardegna e con il mondo.
2. Quali sono gli obiettivi principali del circolo in questa nuova fase?
L’obiettivo è chiaro: riportare il circolo al centro della vita culturale e associativa dei sardi a Parigi. Questo significa aprirsi, coinvolgere nuove generazioni e nuove sensibilità. Secondo lo statuto attuale, per poter votare in assemblea non basta risiedere a Parigi: è necessario anche essere nati in Sardegna. Una regola che, di fatto, esclude molte persone che pur sentendosi sarde non rientrano in questi criteri. Io credo, e lo dico senza mezzi termini, che “sardo è chi desidera sentirsi sardo”. Bisogna allargare, includere, dare spazio a chi porta energie nuove. Ecco il senso del nostro progetto: non solo conservare, ma rinnovare.
3. Come è nata l’iniziativa di rendere omaggio ai patrioti della Sarda Rivoluzione al Père Lachaise e che significato ha per voi?
L’idea è nata dalla collaborazione con Adriana Valenti Sabouret, scrittrice e saggista, nonché socia di Sardos in Paris, ed è stata promossa insieme al Circolo dei Sardi del Québec e del Canada, al Circolo Svizzero dei Sardi e all’Assemblea Nazionale Sarda. È stato ritrovato il luogo di sepoltura di Don Michele Obino, patriota della Sarda Rivoluzione, e abbiamo pensato che fosse il momento di restituirgli dignità e memoria. Il 24 settembre 2025 inaugureremo una targa commemorativa in omaggio a tutti gli esuli sardi di quell’epoca, a partire da Giovanni Maria Angioy. Collocare la Sardegna nella storia del Père Lachaise significa iscriverla in uno dei grandi luoghi della memoria europea, restituendole visibilità e dignità nel panorama internazionale. È un passaggio storico che assume al tempo stesso un valore culturale, politico e identitario.
4. Che ruolo pensi possano avere oggi i circoli sardi all’estero per mantenere viva l’identità e la cultura sarda?
I circoli sono fondamentali, ma solo se sanno rinnovarsi. Devono diventare luoghi di scambio, non semplici custodi della tradizione. Oggi non basta proporre la Sardegna del passato: bisogna raccontare anche quella contemporanea, con i suoi artisti, i suoi scrittori, i suoi registi. Per questo abbiamo scelto di aprire questa nuova stagione con la rassegna Visioni Sarde, il 22 settembre. Sarà un’occasione per presentare cortometraggi che parlano della Sardegna di oggi, con uno sguardo moderno e universale. In questo modo portiamo l’isola dentro il cuore di Parigi e offriamo un’immagine viva, in dialogo con il mondo.
5. Avete già in mente attività future per coinvolgere la comunità?
Sì, abbiamo in mente un programma ricco. Oltre a Visioni Sarde e alla commemorazione dei patrioti della Sarda Rivoluzione, stiamo lavorando a una serie di progetti che uniscono arte, storia e comunità. Vogliamo organizzare mostre fotografiche, collaborare con studiosi come Michel Poulain sul tema delle origini e della demografia, e persino con il Cagliari Calcio grazie alla figura di Nicola Riva. Ma soprattutto vogliamo tornare a essere un punto di riferimento stabile: l’idea è creare una programmazione annuale che porti cinema, libri, arte e musica sarda a Parigi. Non è facile, ma la direzione è tracciata. E io credo che ci riusciremo, perché oggi più che mai c’è bisogno di raccontare chi siamo, dentro e fuori dall’isola.
Conclusione
La commemorazione dei patrioti della Sarda Rivoluzione al cimitero Père Lachaise di Parigi e la rassegna Visioni Sarde raccontano due lati della stessa medaglia: da un lato la memoria di chi ha lottato per la libertà e l’identità sarda, dall’altro la voce di chi oggi cerca di esprimerla in forme nuove, tra cinema, arte e cultura condivisa. In questa prospettiva, il patriota non è solo chi ha scritto la storia con le rivoluzioni del passato, ma anche chi oggi mette in moto energie e volontà per dare alla Sardegna uno spazio nel mondo. È il senso del nuovo corso di Sardos in Paris: una comunità aperta, dinamica e moderna, che trova forza tanto nelle radici quanto nelle visioni del futuro.
Immagine: walterboi.com















