Il Cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me, o forse no.

In relazione all’articolo di Cristiano Sabino sulla banalità del male di Todde riguardo all’ok della regione all’allargamento della fabbrica RWM, riceviamo un articolo di Michele Zuddas.
Il problema delle parole della presidente Todde non è che rivelino una incapacità di pensare. Non siamo davanti a Eichmann, perché qui manca l’alibi fondamentale di Eichmann ovvero l’assenza di coscienza.
Eichmann, per Arendt, non pensa. Todde pensa eccome, ed è questo che cambia tutto. Todde conosce la differenza tra giusto e sbagliato e sa perfettamente che una fabbrica di armi, munizioni e droni killer in Sardegna è un problema morale, politico, coloniale, sa che non è un fatto tecnico, sa che è una scelta che incide sulla destinazione storica dell’isola, sul suo ruolo militare, sulla sua esposizione strategica, sul suo essere terra di sacrificio. Qui Arendt da sola non basta più. Qui entra Max Weber e soprattutto la distinzione weberiana tra etica della convinzione ed etica della responsabilità.
Weber dice una cosa scomoda, chi fa politica non può limitarsi a dire “io applico”, perché assumersi una carica significa assumersi il peso delle conseguenze, anche quando sono scomode, anche quando comportano conflitto, anche quando mettono a rischio il proprio ruolo. Limitarsi a “rispettare i pareri degli uffici” non è neutralità e rappresenta scelta politica di deresponsabilizzazione.
Todde non dice questa decisione è giusta.
Non dice è sbagliata ma me ne assumo la colpa., dice qualcosa di molto peggio, che non spetta a lei decidere.E questo non è Eichmann. Questo è Ponzio Pilato.
Pilato sa che Gesù è innocente e lo dice apertamente. Lo ripete. Eppure se ne lava le mani. Non per odio, ma per quieto vivere o per convenienza istituzionale, più semplicemente perché“così funziona l’ordine”.
Ed è qui che il paragone diventa più preciso di quello arendtiano.
Perché Todde non è una funzionaria cieca.
È una dirigente politica che sceglie deliberatamente la via meno costosa, applicare la legge per liberarsi del problema, per evitare lo scontro, per non mettere in crisi il rapporto con lo Stato centrale, con l’apparato militare, con gli equilibri del suo partito. Qui entra Kant, ed entra male.
Per Kant la morale non è conformità alla legge, ma autonomia del giudizio e agire moralmente non significa “fare ciò che è consentito”, ma assumersi la responsabilità di ciò che si fa, come se la massima della propria azione dovesse valere universalmente. Ma se così è, allora la massima della Todde, se universalizzata, diventa devastante: “Quando una decisione è politicamente scomoda, applicare la procedura e ritirarsi”.
Ma questa non è moralità. Gramsci qui è chiamato direttamente in causa, e Sabino lo intuisce giustamente. Lo “spirito di scissione” è capacità di rompere l’equilibrio quando l’equilibrio è ingiusto, mentre Todde dimostra esattamente il contrario ovvero una piena interiorizzazione del limite coloniale entro cui la Sardegna può muoversi. Anticipa l’obbedienza, che è la forma più raffinata della sottomissione al dominio.
Questo è il vero salto di qualità del colonialismo contemporaneo in Sardegna dove non servono più imposizioni brutali, commissariamenti, manganelli e basta che la classe dirigente locale accetti l’idea che il massimo dell’autonomia possibile coincida con l’obbedienza ben gestita. La presidente Todde normalizza l’idea che la Sardegna non abbia titolo per dire no. Qui non serve demonizzare la Presidente Todde, il problema non è una persona, è l’idea che la politica possa rinunciare al giudizio morale in nome della legalità. Perché, e qui chiudo senza chiudere, una politica che rinuncia al conflitto in nome della stabilità non è prudente. È solo parte del problema.
Immagine: cagliaripad.it
Un commento
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Michele Zuddas tenet chentu e una borta resone!!!
Alessandra Magna, a “orgoglio” mascru de fémina (si mai at pessadu a su chi est «orgoglio»), est colonialismu a cadhu e a pè.
A parte s’educatzione e formatzione mia (chi pesso sempre paga), no apo tentu mai peruna “prevenzione” e antzis, pro “Unu noe de martu”, pesso sempre e no solu “per principio”, chi si a guvernare fint sas féminas no aimus s’isàsinu macu e criminale de gherras chi s’umanidade at connotu e semus connoschindhe male e peus.
Ma comente bi at ómines e ómines, gai etotu bi at féminas e féminas. E mi dimandho: CHIE FIT E ITE AT FATU Alessandra Magna pro sa Sardigna e pro sos Sardos innantis de nolla ‘regalare’ sa “coppia” Conte/Contissa dall’Oltre Tirreno pro Presidente de sa R.A.S.? Una Carneade.