Il cosiddetto impero dei Troya (di Sardegna)

Ho avuto modo l’altro giorno di leggere su S’Indipendente l’ultimo articolo di Ivan Monni, che esamina quelle che sono le dinamiche del potentato economico che detta il bello ed il cattivo tempo. E leggendolo sono rimasto sorpreso per alcuni aspetti e per altri invece soddisfatto delle conferme alle teorie che io e altre persone ed attivisti svisceriamo ed esaminiamo da tre anni a questa parte. E il quadro che ne emerge non è per nulla edificante.
Nell’articolo infatti si esamina come soggetti come il Fondo di Sardegna, F2i oggi controllino direttamente ed indirettamente tanti dei gioielli di famiglia che la Sardegna, terra martoriata e storicamente penalizzata, può comunque vantare. E negli organigrammi che Monni sviluppa con un encomiabile precisione vediamo figure che conosciamo nel bene e nel male e che prima come oggi hanno influenzato la politica sarda, per poi riciclarsi nell’ambito economico, ponendo le mani su beni strategici per la nostra Isola.
Il business degli aeroporti è solo l’ultimo degli obiettivi economici di questa manovra a tenaglia sull’economia isolana. In Sardegna vige una visione distopica e spesso rapace sulle risorse, che in diversi momenti storici è stata imposta dall’esterno, e che comunque non ha lasciato esenti le élite isolane. Chi comanda in Sardegna infatti spesso opera con una logica che depreda le poche risorse disponibili a scapito della comunità, del futuro e di ogni prospettiva per lo sviluppo della nostra Terra. Ogni business (spontaneo o dopato che sia) sulla nostra terra entra nel mirino di questo gruppo che chiameremo per comodità “Cartello”.
Le battaglie e le vertenze che si sono aperte in Sardegna negli ultimi 2-3 anni hanno squarciato definitivamente il velo di indeterminazione teorica e semantica che copriva queste manovre e che riduceva i discorsi di chi voleva mettere fine a questo meccanismo perverso a sterili “è tutto un magna magna”. Le lotte dei Comitati contro la speculazione energetica e contro tutti i colpi di mano romani e consiliari regionali contro la Pratobello 24 ed i Sardi, la vicenda aeroporti con la possibile fagocitazione dello scalo di Cagliari in barba ad ogni allarme per l’instaurazione di un monopolio dei cieli, il monopolio marittimo di fatto già esistente, il controllo di quote relative ai soggetti bancari sardi e non solo, il controllo di quotidiani come La Nuova Sardegna, la presenza di figure chiave in questa Cordata anche in soggetti come le Camere di Commercio, la presenza in società energetiche come Sorgenia creano un Cerchio Magico che tra i vari interessi ha seguito anche quello legato alla transizione/speculazione energetica e ai fondi connessi con il PNRR. Senza dimenticare l’acquisizione di fondi terrieri e quindi di beni immobili.
Il portafogli posseduto si diversifica, tanto da toccare diversi nodi che contemporaneamente decidono il futuro della Sardegna. Cosi importanti da aver provato a screditare la legittima lotta dei Comitati contro la Speculazione energetica. Perchè rei (a parere di tanti detrattori) di aver incassato un importante aiuto logistico, mediatico dal gruppo editoriale legato all’Unione Sarda e a Videolina; da qui l’espressione che tanti oppositori hanno rivolto ai Pratobelli “servi di Zuncheddu”, “al soldo di Zuncheddu & Pili”. Quando poi La Nuova Sardegna è spesso comparsa come sponsor di eventi pro-eolico off shore come in quel di Olbia e poi di Siniscola presso il locale Liceo Scientifico: e a Siniscola gli studenti non si fecero abbindolare e diedero una spettacolare lezione di civiltà e dignità.
Ecco che lo sforzo didattico e l’ampliamento della lotta dei Comitati e di molti attivisti su tanti aspetti del Dossier Sardegna (controllo dei fondi terrieri, comunicazioni, trasporti, malapolitica, sistema elettorale antidemocratico) sia doveroso, pena la futura marcescenza della Sardegna, la svendita dei suoi beni, la cacciata dei suoi figli. Quando si parla di tzeracos, ascari, servi coloniali, ecco che la definizione si può applicare a chi, da dietro le quinte, opera per assoggettare politicamente, socialmente ed economicamente la Sardegna ad interessi propri ed esterni, di sicuro non coincidenti con quelli dei Sardi.
E come si diceva in Fontamara, che fare? Continuare la lotta politica (perché è inutile nascondersi, senza lotta politica si finisce come i Nativi americani: nelle riserve), scardinare la trama nemmeno tanto sottile che avvinghia i Sardi. Combattere per scardinare il sistema che permette a due minoranze del 15-20% ciascuna di tenere sotto giogo la Sardegna. Evidenziare e portare allo scoperto la connivenza che tanti, troppi politici in Sardegna e a Roma hanno con l’oppressore Creare un’alternativa totale e radicale che tenga nel suo orizzonte la Sardegna. L’atmosfera è da “Petrolio”, con note da “Io so”. A noi il compito di mettere luce su queste dinamiche e, come Ivan, fornire prove e collegamenti.
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