L’eterno ritorno dei cicli politici coloniali – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Preannunciato dai riti dei fuochi, Carrasecare arriva anche quest’anno (avevamo dubbi?).
Mamuthone, uomo-bestia dell’inferno scacciato come il freddo d’inverno, ritorna ogni anno, da sempre, senza possibilità di interruzione, condannato all’eternità come preda soggiogata.
L’Einstein Telescope sopporterà il suono dei campanacci?
La struttura di per sé non è speculativa, è un orecchio che ascolterà il suono delle origini dell’Universo.
Come la luce di una stella morta che arriva dopo milioni di anni, possiamo origliare il suono ancora più antico dell’Universo, in cui la distanza spaziale è essa stessa tempo.
Con un po’ di fantasia l’E.T. è una macchina del tempo. Tuttavia, le pesanti servitù acustiche imporranno un gravame sulle comunità, è giusto che a decidere siano le comunità con un referendum.
La colonizzazione energetica. È una costante che ritorna ciclicamente, dal petrolio alle rinnovabili, prima ancora era il legname.
Le servitù guerrafondaie. Ogni anno si ripetono le esercitazioni, si sperimenta, si bombarda, e ancora non è stato ritrovato l’ASTER30. Si costruiscono strumenti di morte a Domusnovas. La Brigata Sassari storicamente è carne da macello.
41-bis. Faranno attecchire la mafia in Sardegna, oltre a quella degli appalti si intende.
Il sistema scolastico commissariato, affinché la scuola sarda non nasca e venga limitata quel poco di autonomia concessa dal padrone.
Nel sud Sardegna il Carnevale è goliardico, è il potere. Cancioffali che deve essere bruciato è la rivoluzione per un giorno, l’ordine costituito che viene capovolto.
Ma solo per un giorno, perché poi si ritorna nei soliti rituali.
Gai est sa polìtica sarda, un eterno ritorno dei cicli elettorali che alimentano nuove servitù.
Altro che capovolgere il potere per un giorno, alla Sardegna occorrerebbe l’Ubermensch nietzschiano che riesca rompere la circolarità spazio-temporale dell’eterno ritorno dei rituali italiani che si ripetono. Purtroppo, ancora la maggioranza dei sardi si immedesima nell’ultimo e più feroce colonizzatore, cioè l’Italia, o ha una visione identitaria bipolare, sarda ma anche italiana.
Buona parte del lavoro degli intellettuali consiste nel mettere ordine nei propri pensieri e organizzarli in una visione organica del mondo, tentando di renderla egemonica nella società, soprattutto in un contesto politico-elettorale bloccato come quello sardo.
Attualmente in Sardegna la resistenza non è prodotta dagli intellettuali cattedratici, giornalisti, scrittori (salvo eccezioni) ma è sparso in un sentimento comune popolare ancora minoritario con pochi intellettuali di riferimento.
È l’unica forza da cui ripartire per rompere lo status quo e provare a ricostruire la liberazione sarda.
Manca tuttavia una coerenza sistemica o è ancora acerba e non pienamente completata.
Simon Mossa e Angelo Caria sono morti troppo presto.
I movimenti e i partiti indipendentisti vivono una drammatica crisi.
Dai primi 2000 c’è stata una corsa per rinnegare e rigettare tutto ciò che è identitario e Natzionale, orientando il focus solo sulle battaglie civiche, meno su quelle culturali-identitarie, per cui l’indipendentismo è stato svuotato dall’interno e depauperato.
Oggi molte di queste stesse battaglie civiche sono in mano ai comitati o associazioni, che però si occupano delle questioni a compartimenti stagni, in modo settoriale e senza avere una visione anticoloniale d’insieme.
E allora la sfida indipendentista, la battaglia per l’esistenza, perché nessun altro comitato la sta facendo (salvo ANS, con attività di volontariato diretta nelle scuole) diventa creare la scuola sarda, con lingua, storia e letteratura obbligatori in ogni ciclo di studi.
La battaglia culturale è cruciale per riportare tutte le altre battaglie sotto l’ombrello Natzionale: le servitù non nascono per caso, ma come conseguenza di un rapporto dominatore-dominato, colonizzatore-colonizzato non percepito dalla società sarda.
Per citare Woody Allen, l’usciere si supera “sul piano culturale”, altrimenti qualsiasi battaglia rimane sul campo italianista, meridionalista e un po’ piagnone che chiede risorse, che nella migliore delle ipotesi cerca di decolonizzarsi dalle servitù anche stando dentro lo stato italiano.
Psd’Az, fine di un ciclo?
Gianni Chessa attacca Todde: «Avete vinto le elezioni con i voti del Psd’Az».
«Faccio anche i nomi. Fabio Usai che era consigliere regionale sardista e oggi è consulente all’industria. Rossana Podda, consulente al turismo, Stefano Esu, suo diretto consulente. Tonio Pani e Romina Angius, consiglieri comunali di Quartu, sardisti e candidati con la sua lista. Sono già 6-7000 voti che sono stati traghettati a suo favore. Il Psd’Az l’ha aiutata, altrimenti non avrebbe vinto».
Questa notizia non era un mistero, ne avevo parlato prima delle elezioni 2024, ipotizzando una vendetta contro la destra per la non ricandidatura di Solinas, ma l’appoggio non era andato a Soru come pensavo, piuttosto direttamente a Todde.
A queste dichiarazioni dell’ex assessore cartonato si aggiunge il terremoto politico a Porto Torres: il Psd’Az si spacca dopo il congresso. “Emanuele Riu lascia il vertice della sezione, la stessa che esprimerà il prossimo segretario provinciale Gavino Gaspa. Dimissioni che rendono plastica la spaccatura all’interno dei Quattro Mori, che nei giorni scorsi hanno concluso il lunghissimo congresso della federazione di Sassari che ha eletto i 21 componenti del comitato provinciale che a loro volta sceglieranno il prossimo segretario. “
I veleni del Psd’Az, siluro di Acciaro contro Moro: «Cerca di coprire i suoi fallimenti elettorali».
Il Psd’Az è morto e rinato parecchie volte, se solo Solinas si mettesse definitivamente da parte…
Cosas de su mundu de billai
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Sa Cida in 1 Minutu
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Dal blog di Maninchedda: Graduatorie a punteggio occulto: “l’assessora Ilaria Portas fa una delibera che determina criteri per l’attribuzione dei contributi alle Tv locali, ma non dice quanto peserà ciascun criterio” […] “c’è l’attacco diretto a Videolina e a Telesardegna. Tra i criteri non c’è l’audience, ma solo la forza del segnale (quindi la popolazione raggiunta) e la quantità dei contenuti prodotti“
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Immagine: sardegnaturismo.it















