Ambiente

135 Articoli

Architettura

3 Articoli

Cinema

8 Articoli

Cultura

156 Articoli

Economia

11 Articoli

Giustizia

8 Articoli

Interviste

51 Articoli

Lingua

51 Articoli

Mondo

33 Articoli

Musica

4 Articoli

Notizie

62 Articoli

Persone

18 Articoli

Politica

250 Articoli

S'Imprenta

149 Articoli

Sanità

13 Articoli

Senza Categoria

1 Articoli

Società

19 Articoli

Sport

5 Articoli

Storia

99 Articoli

Trasporti

3 Articoli

Non perdere le ultime da S'Indipendente!

Elogio delle comunità energetiche (Manifesto per una vera “transizione”) – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Tre fatti nel dibattito di questa settimana:
Mattarella viene in Sardegna e lascia uno strascico di polemiche.
Todde lancia la manifestazione sul 41-bis.
– Alcune novità sul fronte antispeculazione.

Sulla mancata esposizione della bandiera sarda sono emersi dei precedenti storici in cui è stata inserita dopo la protesta di alcuni sardisti, ma oggi abbiamo Comandini, nomen omen.
L’ex candidato di AutodetermiNatzione, Anthony Muroni, plaude al presidente della repubblica, parafrasando con uno slogan berlusconiano “Meno male che Mattarella c’è”.
L’indipendentismo ha fatto tanti errori, quello più grande è stato non creare una scuola politica seria, per “allevare” internamente una nuova classe dirigente, invece che trovarsi poi con candidati che, passata l’onda elettorale, vengono fuori con frasi altamente imbarazzanti.

La chiamata al popolo di Todde alla resistenza contro il 41-bis è poco credibile, difficilmente avrà il sostegno degli attivisti contro cui si era schierata con il motto: “i legislatori siamo noi” (e voi non siete un…).

Le novità sul fronte antispeculazione: la proposta di Mauro Pili.
Si rivolge ai sindaci e non direttamente alla popolazione, il fac-simile della mozione pronto da approvare poggia sulla riaffermazione dei poteri statutari in materia di urbanistica e il riferimento al regolamento europeo 2024/1991 (nature restoration and amending regulation). Non entra tuttavia in questioni immediatamente operative, ribadisce alcuni principi generali.

Pili, in un’intervista all’Unione Sarda, propone di non votare più in regione la Pratobello24, non prima di aver impugnato il decreto energia dello stato italiano. Chiedere l’impugnazione del decreto energia è giusto, ma fino alla sentenza della corte costituzionale potrebbero passare parecchi mesi, se non anni. Proprio ora che è entrata in commissione.

La Pratobello24, lo abbiamo scritto diverse volte, difficilmente passerà le forche caudine della corte costituzionale, perché nell’articolo 3 dello statuto sardo, in cui sono esplicitamente assegnati i poteri sull’urbanistica, c’è la “clausola” “fatti salvi gli interessi nazionali e gli accordi internazionali”. Inoltre, l’energia ha carattere prevalente su ambiente e altri temi, urbanistica inclusa.

La P24 è uno strumento di scontro, attinge la sua forza dalla partecipazione popolare, che esiste in quanto esistono i comitati diffusi nel territorio, colonne vertebrali portanti in tempi in cui il virtuale domina.
E su questo i giudici della consulta si sarebbero dovuti misurare: una bocciatura sarebbe stato un attacco diretto dell’Italia contro il popolo sardo, cartina di tornasole con cui ammettere coralmente che la specialità è sepolta.
Da lì in poi, si sarebbe potuto ripartire verso percorsi alternativi rispetto all’autonomia.

Il comune di Selargius ha già approvato la mozione Pratobello 2026 su proposta della consigliera Francesca Olla e Franco Camba. Anche a Cagliari è stata presentata la mozione.
Da questo punto di vista Selargius può rappresentare un test per mettere alla prova l’efficacia della mozione, e capire se bloccherà le batterie BESS che attualmente incombono sul territorio.

Su altri fronti, a Radiolina, Maria Grazia Demontis del coordinamento di Gallura, rilancia la lotta sul piano giudiziario: tra i progetti oggetto di esposto figurano un impianto da undici aerogeneratori tra Ittiri e Villanova Monteleone e un parco eolico previsto a Buddusò. “Questi progetti vengono presentati senza rispettare pienamente le norme di legge e senza garantire requisiti indispensabili”.

Inoltre, un nuovo fronte si apre, guidato da Sardegna chiama Sardegna, che presenta la mozione “La Sardegna decide”. Anche qui si chiede, tra le altre cose, l’impugnazione del decreto energia italiano, e viene rispolverato il PPR delle aree interne, proposto inizialmente dal comitato scientifico per l’insularità in costituzione.

La frammentazione degli interlocutori rende la regione molto più forte, con la possibilità di scegliere i gruppi più accomodanti con cui interloquire, giocando sulle spaccature.

Manifesto per una vera transizione

Da qualche tempo insistono gli attacchi contro i comitati, le accuse sono le solite, ripetute anche con parole identiche, dunque ben orchestrate: “comitati della destra” (peccato che gli autori del decreto energia siano le destre italiane) “vogliono il fossile” (peccato che la Pratobello escluda nuovi impianti per produrre energia elettrica alimentati dal fossile), “dove eravate quando c’era Solinas” (a protestare contro Solinas, appunto!).

La domanda a cui devono rispondere i pro-speculazione è: qual è il vantaggio economico che ne trarrà la Sardegna, a fronte di decine di multinazionali che depredano il territorio con s.r.l. create appositamente dentro scatole cinesi?

In realtà è un “errore” che commette anche Vito Fiori del redivivo Sardinia Post, che riesce a trasformare una buona notizia (la riapertura del giornale) in una caduta di stile disinformativa, quando cita i “nimby” nostrani, mentre da Radio X, i giornalisti Benoni e Follesa continuano ad attaccare i comitati.

Per i distratti, giornalisti o meno, riassumiamo qui le posizioni della maggioranza dei comitati, che, fin dall’inizio, si è detta favorevole alla transizione energetica. La contestazione nasce sulle modalità con cui è stata portata avanti.

Questa era la carta dei valori del primo coordinamento, del 2023, questa la proposta all’Anci, del 2024. La Pratobello24, nell’articolo 3, esclude nuovi impianti per l’energia elettrica da fonti fossili.

I comitati hanno proposto l’unico modello possibile di transizione:

  • un modello prosumer, con cui l’energia viene prodotta dove è consumata, anche per limitare le dispersioni, rispetto a un modello coloniale nord-sud. Fu lo stesso Donnini, alto dirigente Terna, ad ammettere in un’intervista al giornale Industria Italiana, a proposito del Tyrrhenian Link, la necessità di realizzare:
    una rete che consenta di prelevarla (ndr, l’energia) dove viene prodotta e di portarla dove viene consumata, sostanzialmente quindi da Sud verso Nord, dove si concentra la maggior parte dei consumi civili e industriali.”
  • un modello che avvantaggi i privati (industrie e cittadini) e le comunità locali, rispetto ad un modello che avvantaggia le multinazionali, che fanno incetta di terreni, senza lasciare nulla al territorio, se non il prezzo del terreno acquistato come agricolo, ma utilizzato come industriale.
  • un modello in cui il potere decisionale è in mano ai territori, e alla Sardegna nei macro obiettivi industriali ed energetici, inclusa l’opzione in cui si decida di esportare energia.

In particolare, è necessario favorire una redistribuzione produttiva, installando sui tetti delle case, dei capannoni e degli edifici pubblici, delle pensiline dei parcheggi e tutte le superfici cementificate.
Per gli scettici, esiste uno studio del prof. Spena, dell’Università di Tor Vergata, secondo cui

installare diffusamente impianti fotovoltaici, con tecnologie correnti e anche solo sul 70 per cento delle coperture degli esistenti capannoni industriali italiani consentirebbe a fine 2030 di raggiungere 97 GWp“.

Ricordiamo che l’intera transizione italiana ha l’obiettivo di 80 GWp entro il 2030.

Pensate alla rivoluzione economica e sociale che rappresenterebbero le comunità energetiche. Sono la risposta alternativa al modello delle multinazionali predatorie.
Nei comitati si è discusso, poco, anche in chiave di anticapitalismo, parassitario e colluso con la politica, che questa “transizione” sta favorendo ed esaltando.

La proposta delle comunità energetiche è la risposta più concreta e per niente ideologica a questo modello: parte dal basso, l’energia viene consumata principalmente dove si produce, i territori riprendono ad essere “luoghi dove si crea lavoro“, per citare Eliseo Spiga, che delle comunità aveva sviluppato un modello, forse un po’ troppo antiurbano (città “necropolitana”) ma da riprendere.

Eliseo Spiga sosteneva che la fabbrica aveva sostituito i paesi e le comunità nella creazione dei posti di lavoro. In questo senso, le comunità energetiche potrebbero essere una novità concettualmente legata all’idea di paesi che producono e si riattivano e creano un deterrente contro lo spopolamento.
Che occasione andremmo a perdere, quando mai ricapiterà una rivoluzione simile.
Abbiamo l’occasione storica di passare dalle multinazionali del fossile e delle rinnovabili (che spesso sono le stesse), alle comunità locali produttrici della propria energia.

I territori diventerebbero protagonisti in un settore cruciale, tolto al grande capitale. Sappiamo che l’oligopolio energetico è intoccabile, per cui è una lotta al limite della follia data la sproporzione di forze in campo, ma è altresì necessaria. Si parla spesso di lotta allo spopolamento, ma non si indicano soluzioni concrete. Ecco, questa va in questa direzione.

Per una questione insita nella tecnologia posso installare 1 GWp in un unico impianto, con un capitale grosso e un capitalista, o posso frazionarlo tra diversi soggetti in diverse locazioni.
La produzione, così come la ricchezza, verrebbe redistribuita.
L’energia potrebbe essere un primo tassello, l’ariete di un nuovo modello che poi si estenderebbe ad altri settori economici e produttivi.

La rinascita delle comunità è anche l’unico modo in cui può esplicarsi realmente la democrazia.
È un principio che abbiamo sperimentato mentre i comitati si opponevano alla speculazione calata dall’alto, assediando i sindaci e le amministrazioni comunali, portando un breve spiraglio di partecipazione e diventando dei veri e propri laboratori anticoloniali (almeno nella fase dall’estate 2023 all’autunno 2024).

Se prendiamo come paradigma l’autodeterminazione delle comunità, possiamo estenderlo ad ogni aspetto della vita sociale, anche a quello culturale, ad esempio, alla lingua sarda.
La via di uscita sulla necessità di garantire uno standard grafico sardo (riporto un’idea non mia) è quella di riconoscere ufficialmente delle norme grafiche comunitarie locali (doppie, accenti, paragogiche, ecc). Per contro è necessario parallelamente uno standard unitario nazionale condiviso. Pericoloso invece il modello a due standard (Logudorese e Campidanese) non risolve il problema del rispetto delle parlate locali e contemporaneamente formalizza e cronicizza due lingue, non due varianti della stessa lingua. Ma ci sarà modo di approfondire in altre sedi il discorso standard grafico.

E allora, il cerchio si chiude, con la comunità che ridiventa il motore economico-culturale, e luogo di discussione e partecipazione democratica.
Per essere vera transizione, deve essere anche transizione socio-economica, deve essere anche transizione culturale, deve essere anche transizione democratica, deve essere anche transizione industriale, e deve essere, infine, transizione energetica.

Il resto è capitalismo assistito e predatore che necessita di una massa informe di consumatori passivi e spensierati, che sfoghino sui consumi e sulla cultura pop le tensioni rivoltose, come emerso dalle dichiarazioni di Epstein.

Selargius sotto shock per l’arresto dell’assessore Gigi Gessa

L’arresto dell’assessore Gigi Gessa ha sconvolto il paese e diviso i cittadini tra garantisti e giustizialisti.
Sarà il processo a fare emergere la realtà dei fatti, a prescindere dalle sentenze, perché sappiamo bene che i giudici non sono infallibili.
Semmai il dato è politico. La cittadina non riesce a fare emergere una classe politica all’altezza, totalmente avulsa dalla propria cultura, la lingua sarda non viene insegnata a scuola, il carnevale tradizionale non pervenuto, le campagne sono state lasciate morire e verranno sepolte dal cemento e dai cavi elettrici, oltre che dalla spazzatura. È un paese imborghesito, contemporaneamente lento nei cambiamenti, ma che ha dimenticato da dove proviene per sposare un’italianità alienante, dedito solo a questioni pragmatiche e utilitaristiche, figlio della mentalità secondo cui con la cultura non si mangia.

Sa Cida in 1 Minutu

Ambiente e Energia

Rinnovabili in Sardegna, raffica di sentenze Tar pro-operatori

Sfregio a Saccargia: ok al progetto da 27 pale eoliche col silenzio-assenso della Regione

Un muro di gomma sul Tyrrhenian Link. E l’eolico offshore ad Alghero è secretato. «Il sito di Terna non rende disponibili gli elaborati tecnici completi, limitandosi a informazioni generiche e comunicati stampa»

Sardinian Link: un confronto tra Terna e i comuni di Sassari. Nuovi tralicci lungo la Città metropolitana di Sassari

Rinnovabili, i costi degli impianti nella bolletta dei sardi

La centrale a biomasse verso la crisi, a rischio 400 posti di lavoro

Biomasse in Sardegna, Carbonia apre il percorso su innovazione e sviluppo energetico. Pilo ha spiegato: “Nell’affrancamento dal carbone, il biogas può coprire il 10% del carico termico industriale e ridurre le emissioni di CO2.

Portovesme: Mobilità in deroga cancellata: la Sardegna tradita dal Governo. L’assessora del Lavoro D. Manca: “Oltre 300 famiglie tagliate fuori, non resteremo a guardare”.
Dal Ministero è arrivata una comunicazione chiara: per la Sardegna per il 2026 la mobilità in deroga non è stata prevista. 

Scintille, vendette e poche cicche di sigaretta: ecco le cause di 30 anni di incendi in Sardegna

Carnevale di Tempio, la protesta irrompe tra coriandoli e maschere. Ventu Ribestu sfila con un messaggio netto contro servitù militari, politiche ed energetiche

Diga cantoniera, nuovo collaudo per incrementare 𝐬𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝟓𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 𝐜𝐮𝐛𝐢.

Politica & Affari

Rwm, via libera dal ministero all’ampliamento della fabbrica delle bombe

Fondazione Mont’e Prama, sequestri e perquisizioni della Finanza: 11 indagati, tra cui spiccano l’attuale presidente della Fondazione archeologica di Cabras, il giornalista Anthony Muroni, e l’imprenditore culturale Raimondo Schiavone

“Non una goccia di petrolio per Israele”: la protesta a Sarroch

Bombe per i caccia, droni, mine navali e munizioni – ecco cosa si produce a Domusnovas

Taglio delle liste d’attesa? Le aziende: «Metà dei pazienti non risponde e tanti rifiutano le nuove date per le visite»

Sanità: Tommy Schael esordisce male: non ha creato un clima di cooperazione ma, anzi, di sotterranea ostilità.

I disoccupati a pulire le strade: la Regione stanzia 5 milioni

Sassari, Gavino Gaspa segretario del Psd’Az

Dichiarazioni dei redditi dei consiglieri regionali: i tre più ricchi sono nel Campo largo

Cultura e Società

Laureati sardi sottopagati: stipendi più bassi rispetto al Nord. Gli uomini guadagnano più delle donne – tutti i dati

Sassari, nella zona industriale scoperte tre domus de janas

Nel cuore carsico del Montalbo dieci specie di crostacei uniche al mondo

Statue romane, mosaici, edifici sacri scoperti da archeologi sardi in Tunisia nella ricca cittadina dell’impero di 2000 anni fa. Perchè un capitolium?

Nuova letteratura sarda: ecco gli scrittori e le scrittrici da leggere nel 2026

L’innominabile quadrupede in Sardegna non era mai stato cibo, lo è diventato nei tempi italici.
Stop al consumo di carne di cavallo in Italia, iniziato alla Camera l’iter della proposta di legge

Cosas de su mundu de billai

Il progetto di confederalismo democratico di Ocalan rischia di morire sotto le pressioni dell’alleato americano e del nuovo governo sunnita di al-Shaara. Ma la popolazione che ha sostenuto la guerra contro i terroristi dell’Isis non ci sta.
Cosa sta succedendo ai curdi in Siria e perché dietro la fine del Rojava c’è Donald Trump.

Siria, proteste dei curdi per chiedere liberazione Ocalan. Manifestanti curdi si sono radunati a Qamishli, in Siria, per chiedere la liberazione del leader del PKK Abdullah Ocalan.

Epstein files, Sardegna citata quasi 200 volte: ecco i riferimenti

Nuova legge fisica scoperta da Gpt-5.2

Addio emissioni? La CO2 diventa carburante con il sole

L’Uomo Vitruviano censurato nella sigla tv delle Olimpiadi, il sindaco di Vinci: “L’arte non si tocca”


Le sorprendenti inchieste de La Nuova Sardegna:
Groenlandia, cane ruba la fotocamera a un giornalista e si riprende mentre la nasconde sotto una slitta

Grazie a Federica per la segnalazione: Incidente diplomatico tra paesi vicini a Carnevale, durante la sfilata spunta il cartello “Babbuini laerresi”: cosa è successo

Immagine: Linkiesta.it

Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...