Sarrabus, l’isola nell’isola: itinerario tra burocrazia, disagi e isolamento

L’isola nell’Isola
Quante volte, in Sardegna, abbiamo sentito questa espressione?
È spesso impiegata in maniera positiva in alcune aree per identificare un territorio con caratteristiche peculiari, distinte e autoctone.
Ma cosa succede se la osserviamo nel suo risvolto negativo?
Villaputzu e il Sarrabus: un chiaro esempio dell’isola nell’Isola.
Certamente le peculiarità, al Sarrabus, non mancano. Ma, a malincuore, l’isola nell’Isola assume un significato diverso: quello di un isolamento reale con il quale i sarrabesi devono fare quotidianamente i conti.
Tra battute e leggerezza sul ponte dell’Immacolata, l’8 dicembre 2023 il territorio si risveglia con un’amara sorpresa: su pont’e ferru viene chiuso al traffico dopo alcuni controlli tecnici per problemi strutturali.
‘’Su pont’e ferru’’
Il ponte venne costruito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo lungo la vecchia Strada Statale 125 Orientale Sarda. Attraversa il Flumendosa, che sfocia in mare qualche km più avanti. È un collegamento fondamentale nel Sarrabus e il punto di accesso principale al Comune di Villaputzu.
La struttura ha resistito per anni a diverse alluvioni e piene del Flumendosa che la memoria locale ricorda ancora con apprensione.
Nel Sarrabus, appena inizia la stagione delle piogge, si è sempre in allarme costante. Ed oggi, lo è ancora di più. Villaputzu, Muravera e San Vito distano mediamente quattro chilometri tra loro, letteralmente poco meno di dieci minuti percorribili in auto.
Dopo la chiusura del ponte, tra proteste e bracci di ferro tra amministrazione locale ed enti vari, Villaputzu si ritrova completamente isolata. Il nome del paese viene perfino cancellato da alcuni cartelli stradali lasciando sgomenta l’intera popolazione.
Cominciano i lavori. Lenti. Anzi, lentissimi. Ad oggi, sono state appena ristrutturate le arcate in cemento e la struttura metallica principale appare sostanzialmente tale e quale al giorno della chiusura.
La situazione per i sarrabesi diventa estremamente complicata. Amministrazioni comunali, attività commerciali e popolazione vivono un disagio enorme e a cercare soluzioni alternative.
‘’Fare il giro’’
La prima alternativa è dunque, fare il giro. Bisogna uscire dalla parte opposta del paese, arrivare quasi all’altezza del Capo di San Lorenzo, imboccare la nuova SS125 var e proseguire a ritroso verso Muravera.
Tempo di percorrenza: circa 20 minuti. Chilometri effettuati: circa 20.
L’amministrazione comunale di Villaputzu, con grande responsabilità e dopo aspre battaglie, riesce a realizzare un guado nell’alveo del Flumendosa. Ci si ritrova a passare direttamente nel letto del fiume, a pochi metri di distanza dalla struttura del ponte, su un passaggio che consente comunque il deflusso del fiume.
Una soluzione di fortuna che permette ai sarrabesi di spostarsi in tempi più rapidi e su una distanza più breve, ma non senza pochi disagi.
Per ovvi motivi di sicurezza, il guado viene chiuso nei momenti di piena del fiume, costringendo la popolazione a dover fare il giro.
La denuncia
I disagi quotidiani dei sarrabesi potrebbero essere elencati a lungo, ma il lettore può facilmente immaginarli.
Si pensi, banalmente, al tempo necessario per ogni spostamento. Si pensi, banalmente, all’aumento del traffico sulle strade alternative. Si pensi, banalmente, ai maggiori costi del carburante per i cittadini o alle difficoltà nei trasporti pubblici.
Ma si pensi, seriamente, a chi ha bisogno di cure mediche e dei servizi sanitari.
Si pensi, seriamente, agli studenti e ai lavoratori che devono raggiungere scuole, uffici o aziende nei comuni vicini.
Si pensi, seriamente, all’impatto su un’economia locale già fragile e in ginocchio. E soprattutto si pensi alla tensione sociale che cresce all’interno della comunità costretta a vivere quotidianamente questa situazione.
Una tensione che emerge chiaramente anche sui social network dove cittadini esasperati si confrontano con toni sempre più accesi ed infuocati. Una tensione sociale che sta disgregando sempre più il tessuto comunitario.
Le proteste non sono mancate. Numerose le manifestazioni, numerosi gli appelli delle amministrazioni locali e dei cittadini. L’ultima davanti alla Prefettura di Cagliari il 6 marzo 2026.
Le risposte, però, restano pochissime.
Un problema che riguarda tutta l’isola
Il caso sarrabese non è un episodio isolato.
È il sintomo di un problema strutturale che riguarda l’intera Sardegna. È la testimonianza palese di quanto i sardi si ritrovino a vivere in condizioni sempre più difficoltose. Non stupisce l’altissimo numero dei giovani sardi che lasciano l’isola.
L’isolamento dovuto alla qualità scadente dei collegamenti stradali isolani, le grosse carenze delle infrastrutture, la pericolosità delle strade, i trasporti pubblici obsoleti, una continuità territoriale pressoché inesistente sono elementi che hanno un impatto enorme sui sardi e sulle loro scelte di vita.
Il Sarrabus oggi non chiede alcun privilegio: chiede semplicemente di non essere dimenticato.
Quando un territorio resta isolato per anni a causa di un ponte chiuso, non si può più parlare di ritardo nei lavori pubblici. Si parla di responsabilità politiche, di programmazione e monitoraggi assenti, di infrastrutture lasciate ad invecchiare ed arrugginire fino al collasso che diventa anche collasso sociale.
Non è normale che una comunità debba affidarsi a soluzioni di fortuna per garantire un collegamento essenziale.
Il Sarrabus oggi chiede semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito a ogni comunità: infrastrutture sicure e collegamenti efficienti.
Non è una richiesta straordinaria. È il minimo indispensabile per garantire ai sardi di poter scegliere di restare, investire sul proprio territorio e sviluppare il tessuto sociale della propria comunità. Che l’isola nell’Isola torni ad essere un’espressione usata per descrivere le peculiarità di un territorio. E non la conseguenza di ritardi, abbandono e infrastrutture che non funzionano.
Foto di copertina: Mario Pes, Ponte di ferro in costruzione, primi anni del ‘900.
Dal libro: “MARIO PES – La modernità fra tradizione e utopia”, Ilisso Edizioni

Il sindaco di Villaputzu, Sandro Porcu, e i cittadini in occasione di una manifestazione per la chiusura del Ponte di Ferro.
Immagine: Comune di Villaputzu















