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Eolico, se non si muore della malattia …si può morire della cura

Il messaggio politico del Presidente del Consiglio in Senato riguardo alla tecnologia offshore, definita acerba e dai costi elevati, ha determinato reazione negative in diversi ambienti anche politici in Emilia Romagna e Sardegna.

Sembrerebbe quasi che fonti rinnovabili come l’eolico a mare, insieme con quello a terra e l’agrivoltaico, rappresentino la panacea contro l’aumento della C02 e l’indipendenza energetica. Per questi nobili intenti possono dunque essere immolati il portafoglio degli italiani e le terre di Puglia, Sardegna e Sicilia con i loro mari per trasformarle in piattaforme energetiche, sconvolgendo i loro paesaggi e vanificando gli investimenti, anche importanti, effettuati per lo sviluppo di tante delle economie locali interessate.

C’è un altro aspetto legato a queste centrali per la produzione di energia di cui si parla poco, gli effetti negativi sugli ecosistemi e la salute degli esseri umani. Su questo argomento la letteratura scientifica è ampia e eterogenea. Un elemento inquietante, oltre ai problemi cagionati dal rumore emesso dalle turbine, è legato alle polveri sottili che si formano per lo sgretolamento naturale delle superfici delle pale. Sono polveri sottilissime (PM10,PM2,5 ), che si disperdono nell’ambiente in modo incontrollabile, anche molto lontano dalla fonte, costituite da trame di fibra di vetro impregnate da resine epossidiche, e che proprio per la loro composizione, contengono Bisfenolo A, la sostanza chimica che nel 90% dei casi al mondo è usata per produrre tali resine. Questo è un composto chimico che provoca danni o alterazioni al sistema ormonale degli esseri viventi anche a dosi o concentrazioni molto basse. Nei pesci, ad esempio, è stato accertato, mediante studi compiuti su specie-campione, che può causare effetti mutageni che si manifestano sotto forma di una effeminazione della specie, ovvero di acquisizione di caratteri sessuali femminili in individui di sesso maschile. L’estrema pericolosità non risparmia gli esseri umani sulla base dei dati raccolti sui mammiferi (ECHA- Annex XV Restriction Report). Infatti, in Europa, dal 2025 il suo utilizzo è stato vietato nella produzione dei contenitori metallici destinati alla filiera degli alimenti conservati.

Nel caso dell’eolico, un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalla durata di attività del BPA, praticamente infinita, come interferente, a causa dell’adsorbimento e commistione con le trame di fibra di vetro. Si possono dunque immaginare le conseguenze che tali impianti posso causare nella aree terrestri e marine vicine e nelle falde acquifere dato che può essere ingerito, inalato e assorbito dagli esseri viventi.

E’ necessario, infine, tenere conto del fatto che la composizione del mix di resine epossidiche utilizzato per la realizzazione delle pale è ritenuto parte del know-how industriale di esclusiva competenza del costruttore e dunque non viene reso pubblico. Questa pratica porta generalmente alla sottovalutazione o addirittura al completo superamento del problema da parte delle commissioni competenti per le autorizzazioni

Il cambio di passo segnato dal governo, sebbene paia esprimere una virata verso una linea improntata a maggiore prudenza nella valutazione di questo genere di impianti, non è del tutto rassicurante. Il rischio sulla salute per gli esseri umani è concreto mentre, spesso, l’economia giustifica il tutto con criteri assolutamente autoreferenziali. Nel settore energetico, dati gli incentivi stabiliti dal PNRR, è peraltro innegabile l’evidente peso della pressione lobbistica che le imprese del settore svolgono sulla politica.

Nel caso dell’eolico pertanto, al fine di ridurre al minimo le probabilità di… morire della presunta cura, la transizione energetica alle rinnovabili, potrebbe pertanto risultare auspicabile l’introduzione dell’obbligatorietà della valutazione di impatto sanitario (VIS) nell’ambito del procedimento di VIA, rispettando,in questo modo, i principi di prevenzione e precauzione stabiliti dagli art. 191 del TFEU e dall’art 3 – ter del D.lgs 152 del 2006.

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