Sa Die e Pratobello24, ovvero il cortocircuito tra costituzione italiana e volontà popolare sarda – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Il 25 aprile e il 1° maggio sono passati, come pure Sant’Efis. Sa Die cresce di anno in anno come il sentimento e l’entusiasmo che si porta dietro, rinvigorita da ANS dopo decenni.
È una festa che ci ricorda che siamo ancora sotto il dominio dell’ultimo colonizzatore, l’italia.
Comandini è una causa persa, persiste con l’inno d’italia per celebrare Sa Die, e contemporaneamente si chiede “Chi decide per i sardi?”, citando il libro di Enrico Lobina e di Danilo Lampis.
Un militante di A Innantis sventola la bandiera dell’albero eradicato arborense durante l’inno italiano in Consiglio Regionale, ma l’associazione governa con quelli che hanno fatto suonare l’inno. Da destra, Francesco Mura condanna l’attacco all’inno d’italia (minuscolo voluto).

Intanto a Cagliari i fascisti installano una targa dedicata a Ramelli, in una cerimonia tricolorata.
Quella stessa via era stata oggetto di disinfestazione giusto il giorno prima.

Nel suo discorso Todde evidenzia che i poteri sono limitati, ma da viceministra nel governo italiano cercava di bypassare le prerogative regionali semplificando l’iter dell’eolico, mentre per Truzzu i poteri ci sono, dunque nessuna riforma dello Statuto.
D’altro canto, il TAR impone alla Regione di versare il compenso al commissario ad acta, nominato dal Governo, che ha concesso la VIA all’allargamento della RWM, a causa dell’inerzia della giunta regionale.
Graziano Milia invece scrive “La Sardegna riproponga con Sa Die il suo modello culturale di mitezza politica“. In un contesto fortemente colonizzato e depresso come quello sardo.
Tre costituzionalisti hanno presenziato in Regione, nelle scorse settimane, per dare un giudizio sulla costituzionalità della Pratobello24 e hanno sostenuto che la questione urbanistica non è sufficiente per passare le forche caudine italiche.
Perché la Regione guidata da Todde, che ha perso parecchie diatribe costituzionali contro lo stato italiano, inclusa la sua legge 20, sente ora la necessità di vagliarla in anticipo?
Con quale criterio sono stati scelti i costituzionalisti?
Ma soprattutto, perché valutare la legge solo su basi legali e non anche politiche?
Preciso una cosa, dato che di base mi trovo d’accordo con i tre costituzionalisti: ho raccolto le firme, ho difeso la legge Pratobello24 ma ho sempre sostenuto che l’aspetto urbanistico da solo non sarebbe bastato, perché l’articolo 3 dello Statuto assegna i poteri all’isola e contemporaneamente li sottomette agli interessi “nazionali”, cioè statali. Inoltre il tema energetico è stato dichiarato prioritario sulle altre materie.
La vera forza della Pratobello è il sostegno popolare. I giudici costituzionalisti italiani si dovrebbero scontrare contro la volontà popolare democratica sarda, è questo il dato politico fondamentale.
Data l’incredibile quota di firmatari, qualche problema sarebbe sorto.
Lo scontro tra Corte Costituzionale e volontà popolare sarda vedrebbe quest’ultima soccombere, perché nello Statuto non esiste un richiamo alla sovranità del popolo sardo.
È uno dei problemi irrisolti del nostro Statuto, denunciato perfino dall’italianissimo Lussu.
L’art. 1 della costituzione italiana assegna la sovranità al popolo italiano, cui noi siamo forzatamente inglobati.
Lo Statuto attuale è uno strumento debole e la Pratobello24, se approvata dal consiglio regionale, farebbe emergere tutti i limiti dei poteri speciali sardi, concessi ma sottomessi.
L’impasse della politica sarda si può spiegare con la mancanza di prospettive dell’autodeterminazione su basi endogene, soffocate sul nascere dal vincolo giuridico statutario e costituzionale e da una legge elettorale che blinda a doppia mandata qualsiasi tentativo di cambiamento.
La legge elettorale sarda è una vergogna di stampo fascista, è incredibile che sia ancora in vigore.
Ci sono degli errori storici per cui siamo arrivati a questo punto, alcuni sono propri del mondo indipendentista, ma molti ricadono nel mondo della sinistra sarda ma anche italiana.
Togliatti escluse le idee “sardiste” gramsciane dal partito comunista, che arrivò a negare in Sardegna la lingua sarda e a bocciare la proposta di Mario Melis. Calemme, come riportato da Cristiano Sabino, si spinge oltre, e fa ricadere l’errore direttamente su Gramsci:
“L’errore di fondo – che Calemme mutuando e aggiornando la critica di Nicola Zitara – è stato quello di non riconoscere la frattura tra “proletariato interno” e “proletariato esterno” alla catena del valore della Toscopadana. Il lavoratore del Nord, integrato nello sviluppo industriale, non condivide la stessa posizione materiale del lavoratore sardo o meridionale. I loro interessi non sono automaticamente convergenti, anzi storicamente piuttosto divergono.”
Il punto è che la forza dell‘idea indipendentista è modernissima, solo se aggiornata alla realtà e se rivisita i suoi linguaggi, non può rappresentarsi come ripetizione di rituali stantii.
La società è cambiata, se agli inizi del ‘900 la nascita del Psd’Az ha catalizzato la forza popolare, va ricordato che a quel tempo oltre il 90% della popolazione era dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Oggi dobbiamo fare i conti con una società urbanizzata fatta di colletti bianchi e di pensionati. Cosa si intende oggi per “popolare“?
Il mondo attuale è governato dal post-capitalismo che tenderà sempre meno ad estrarre lavoro, sostituito dall’AI, per estrarre il nuovo valore, quello dei dati.
Il post-capitalismo necessita di uno spazio metastatuale, mercati liberi, cittadini-consumatori obbedienti impulsivi e non pensanti, multinazionali che suggeriscono le leggi ai governi, che offrono finanziamenti assistenziali sotto ricatto.
Il globalismo commerciale si è unito concettualmente all’internazionalismo della sinistra, generando un mostro politico-culturale. Il risultato è la morte delle comunità locali, delle lingue, delle produzioni dal basso.
Nessun rimpianto per il comunismo, ma di fatto, la fine dell’idea marxista ha lasciato orfano il campo dell’alternativa al capitalismo e a una perdita dei diritti sociali.
A sinistra è stata sottovalutata la questione autodeterminazione dei popoli, quale alternativa alle spinte globaliste, e il vuoto è stato colmato dai nazionalismi di destra. Questo fenomeno trova in Trump il suo culmine.
La sconfitta di Orbán è un segno che forse anche il declino di questo modello è iniziato, perciò è fondamentale capire quali processi si stanno muovendo in alternativa al modello post-capitalista.
Su questo, il mondo indipendentista avrebbe praterie davanti. Non parlo per forza delle sigle partitiche e movimentiste, oggi alla canna del gas, ma del sentimento pulviscolare diffuso nella società sarda che non riesce a trovare sbocco politico e che è dunque destinato nella sua effimera rappresentazione ad essere distratto da mode passeggere che si presentano come falsamente risolutive, come Vannacci.
L’idea indipendentista deve emergere nella sua interezza e nella sua forza, senza paure o camuffamenti.
C’è una sensazione di troppa frettolosità nel voler concludere con l’idea di indipendentismo, sostituendola con concetti sbiaditi e deboli, come un generico “sardismo”, che non contiene in sé la forza degli obiettivi.
È un ripiegamento a fronte di tante delusioni elettorali, ma è un grave errore.
Le conquiste indipendentiste non vanno misurate con il metro elettorale, ma con il cambio di mentalità della società sarda. Se oggi si usa diffusamente la parola colonialismo, si parla di nazione sarda, le servitù militari sono stigmatizzate in larga misura (fino a qualche anno fa non lo erano) vanno registrati come successi delle istanze indipendentiste.
Lo stesso Soru, il primo, ha pescato a piene mani dal mondo indipendentista.
Per il politologo Carlo Pala, l’idea indipendentista ciclicamente riemerge, in questo periodo siamo in fase di stanca, non passiva, ma di riflessione. Brace che cova sotto la cenere.
I fallimenti elettorali e sociali storici vanno visti come fasi di passaggio, non come definitive sconfitte.
L’errore più grande che commettono gli indipendentisti è continuare a martellarsi per gli errori passati, visti come errori storici definitivi, e non come fisiologici tentativi che necessitano di persistenza coerente nel tempo.
Un famoso esperimento sociale di Moscovici dimostrò che le minoranze possono influenzare la maggioranza, a patto che si verifichino alcune condizioni. Tra cui la coerenza e la persistenza nel tempo nel riproporre il messaggio. Abbandonare l’idea non rientra tra le possibilità per riuscire a far diventare l’idea maggioritaria.
Certo che la coerenza del messaggio deve riadattarsi alle modifiche della società e deve essere capace di superare le critiche storiche di antimodernismo e altre più o meno fondate.
L’indipendentismo deve cercare nuova linfa se si inserisce nel dibattito sul nuovo scenario geopolitico, nel multipolarismo mondiale in via di formazione.
Il campo è già seminato dagli insegnamenti di Simon Mossa, che ritorna improvvisamente di attualità oggi, nel momento in cui fu tra i primi ad intuire la costruzione di un’Europa dei popoli.
È con gli indipendentisti europei che può riproporsi un nuovo modello alternativo, che rispetti i popoli e che sia fondante di un nuovo ordine multipolare mondiale, in cui l’Europa (non questa UE) sia in grado di frapporsi come forza di pace e di mediazione, riequilibrando lo sbilanciamento dovuto allo strapotere degli USA, costituendo una difesa comune affrancata dall’antistorica NATO.
Ma c’è un altro punto fondamentale.
Il pulviscolo indipendentista da solo non ha forza, deve avere la capacità di strutturarsi in qualche forma, sia essa partitica, movimentista, associazionista o dei comitati, o di tutti questi attori che si confederano e si danno delle regole, fondamentali per poter prendere decisioni democratiche.
Il catalizzatore, in Sardegna, stenta a trovare la sua forma, e le frizioni alla formazione in tal senso vanno viste come segno di immaturità della società sarda, come sentimento di sfiducia, o come egosettarismo, presente anche in sacche non sospette del purismo antipartitico.
Sa Cida in 1 Minutu
Ambiente e Energia
Rinnovàbiles: sa Presidenta Todde pronta a isfidare su Decretu Meloni Sa Regione Sardigna apròntat sa batalla legale contra a su guvernu natzionale pro amparare su territòriu. (Sardegna Live)
Gaddura: una pala eòlica in s’agriturismu sena permissu Sos meres de sa domo rurale s’oponint a s’installatzione de sa turre chi est cumparida sena avisu. (L’Unione Sarda)
Sarroch: denùntzia noa pro sos fatos de s’11 de abrile Su comitadu de tzitadinos pedit chircas a sa Procura pro sos miasmos e sos prìculos pro sa salude. (IFA News)
Macumere: Europa Verde pedit su càmbiu pro su Tossilo Su partidu ecologista proponet de ennetare sa gestione de su termovalorizadore e de imbolicare sos Comunes. (Sardinia Post)
Canadair: apaltu annulladu e istajone antincèndiu in prìculu Sa Sardigna pèrdet sos aèreos pro cumbàtere sos fogos pro neghe de detzisones de su tribunale. (L’Unione Sarda)
Punta Molentis: ginepros segados, denuntziadu su mere de su chioscu Unu mere de unu chioscu est istadu signaladu pro àere distruidu sos arbures in s’ispraju de Punta Molentis. (L’Unione Sarda)
Sitzìlia: s’isfida pro deventare unu hub energèticu de su sole Su Politecnicu de Milanu isvelat su pranu pro trasformare s’ìsula in su tzentru de sas retzes. (Quotidiano di Sicilia)
Polìtica e Affàrius
Retze aeroportuale ùnica in Sardigna: firmadu s’acordu pro sa holding Nàschet una sotziedade ùnica pro gestire sos aeroportos de s’ìsula e amegare su sistema de sos trasportos. (CagliariPad)
Gherra in su PSD’Az: Solinas diffidat s’impreu de su sìmbolu Su segretàriu Solinas pedit de distruere su materiale non autorizadu cun su sìmbolu ufitziale de su partidu sardista. (L’Unione Sarda)
Istaff polìticos in Regione: sa lege costat 35 milliones Sa crèsida de sos costos pro su personale de sa Giunta e de su Cunsìgiu pesat discussiones. (Indip)
Sassari: renovadu su 41-bis pro s’anàrchicu Alfredo Cospito S’istadu cunfirmat su regìmene de presone tostada pro s’esponente anàrchicu tancau in sa presone de Bancali. (L’Unione Sarda)
Casteddu: in milleras pro sa Festa de sa Liberatzione Unu corteu mannu at rugradu sa tzitade pro ammentare s’antifascismu e sos balores de sa libertade democràtica. (YouTG.net)
Industria: Bekaert lassat Macchiareddu e s’Itàlia Sos assessores Cani e Manca decràrant inatzetàbile sa detzisione chi minetat s’economia de su Sulcis-Iglesiente. (Sardinia Post)
Bekaert: sos sindacados in Prefetura pro trechentos traballadores Allarme pro su benidore de sos operàjos de Macchiareddu chi rìschiant de pèrdere su traballu. (L’Unione Sarda)
Sardigna: sas aziendas non podent agatare traballadores In s’ìsula est deventadu difìtzile a garantire su cambiamentu generatzionale pro sa farta de personale. (Link Oristano)
Allarme stagionales: iscontru tra sa Regione e sas impresas S’assessora Manca nàrat chi sos traballadores refùtant pagas bàscias e turnos tropu longos pro s’istajone turìstica noa. (La Nuova Sardegna)
PNRR: su 96,5% de sas garas in Sardigna est assignadu Sos datos amustrant unu nùmeru artu de apaltos agiudicados pro sos investimentos de su pranu natzionale. (ANSA)
PNRR: petzi su 3% de sas risorsas andat a sas impresas sardas Mancari sos bandos siant assignados, sa richesa de sos apaltos non bàndat a sas ditzas locales. (Sardinia Post)
Serrat Tiscali News: Assostampa denùntziat sa pèrdida de informatzione Su sindacadu de sos giornalistas est pentzadu pro su benidore de sa sotziedade e de sos traballadores suos. (L’Unione Sarda)
Pastores suta assèdiu pro sas esercitatziones militares Sas zonas de pasculu sighint a èssere ocupadas dae sos polìgonos, faghende dannu a s’economia de s’ìsula. (Sardegna Oltre)
Aeroportos sardos: firmadu s’acordu pro s’unione de sos iscalos Casteddu, Terranoa e S’Alighera s’unint in unu sistema integradu pro gestire sos trasportos e su turismu. (Casteddu Online)
Casteddu blindada pro s’omàgiu a su fascista Sergio Ramelli Sa tzitade est suta controllu pro evitare iscontros tra sos grupos de dereta e sos antifascistas. (Cagliari News)
Flixbus in Sardigna: tratas noas tra Casteddu e Tàtari Sos pullman de sa sotziedade europea cumìntzant sos collegamentos low-cost tra sas tzitades de s’ìsula. (Cagliari Today)
Festa de su Traballu: Isteddos de Mèritu pro binti sardos In Casteddu ant assignadu sos reconnoschimentos ufitziales a sos tzitadinos chi s’ant distintu in su traballu issoro. (Sardinia Post)
Cultura e Sociedadi
Sardigna semper prus betza: calant sos residentes e sas nàschidas Sos datos amustrant chi s’ìsula pèrdet tzitadinos e chi sa popolatzione est diventende semper prus betza. (CagliariPad)
Casteddu est prus rica de Gènova e de Torinu Un’istùdiu econòmicu nou amustrat chi su rèdditu de sa tzitade sarda est prus artu de tzitades industrializadas. (L’Unione Sarda)
Onifai prànghet a Bernardo Zizi: su poeta at a reposare in Otzana Sa famìlia defensat sa memòria de s’artista e isseberat Otzana pro su reposu de su poeta. (Sardegna Live)
Le spericolate inchieste della Nuova Sardegna

Sa Die 2026













Immagine di copertina: sardegnaeliberta.it
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S’arrexionu mi paret bene isterriu, e de importu, fintzas chi no siet alluendo una ispera bona po su benidore..
Una cosa a pitzu de s’impreu de sa IA pro sa bortadura in sardu de is noas de sa chida: sa bortadura este una cosa de importu, ca su sardu tocat a d’impreare po che lu sarvare.
Ma s’impreu de sa IA tenet unu problema mannu meda: este unu sistema chi este a palas de is disacattos mannos de is dies de oe e de su benidore, ca este unu trastu “estrattivista” chi tenet unu costu mannu meda e accuàu (chi pagaus nos e totu), e mascamente chi este in fattu de s’ispeculatzione energetica chi connoscheus bene in custa terra. Ch’este puru unu problema tecnicu: is link chi sunti includìos non sunti cussos “direttos” a su jassu de sa noa, ma passant prima dae google; custu este unu arregallu chi li faeus a cussos bastardos: “monetizzanta” is atziones chi sighint dae cue. Menzus a che lu isprugare bene su link, ca Google est parte de su problema mannu de internet comente est a dies de oe. Deo personalmente no seo in gradu de narrer nudda a pitzu de sa calidade de custa bortadura in Sardu, ma personalmente diat a preferrere chi sa bortadura siet fatta da unu sardu, fintzas chi no este perfettamente in LSC e totu su restu…
Saludi Zusepe, in parte ti dongu s’arrexoni. Is contus cun s’AI tocat a ddus fai. Tocat a dd’imperai cun responsabilidadi e no po giogus. Eus postu imàgini fatas cun s’AI ocannu passau, ma imoi seus ponendi foto realis.
Chi no imperu s’AI po is novas iant a andai deretas in Italianu, ca est meda traballosa. Su sceberu est o imperai s’AI o scriri in Italianu.
Cussu de Google, i links, no guadàngiat nudda Google, bortat unu links, ma no ddui est publicidade o àteru, custu ti ddu nau garantiu a su 100%.
Gràtzias po s’ai scritu, in ora bona.