Che rapporto hanno i Sardi con la Pubblica Amministrazione?

de Carlo Sanna


Tomas Hobbes già nel 1651 parlava di Leviatano, mostruosa creatura biblica vorace e implacabile, quando si riferiva allo Stato. La 
Pubblica Amministrazione è a tutti gli effetti il braccio esecutivo del Leviatano.

Che rapporto hanno i Sardi con la Pubblica Amministrazione?

Iniziamo col dire che i dati europei sulla qualità amministrativa italiana sono impietosi e non lasciano dubbi; se non fosse per due Regioni del Nord, Veneto e Lombardia, l'Italia sarebbe l'ultima nella graduatoria Europea. Il “Bel Paese” è in fondo alla classifica, appena prima della Grecia, come spiegano i dati raccolti ed elaborati dall'Università di Goteborg
Se guardiamo alle sole regioni italiane, le elaborazioni dei dati mostrano che la Pubblica Amministrazione sarda ha indici bassissimi, fra i più bassi del territorio italiano, che corrispondono a una scarsissima prestazione erogata ai cittadini.
È evidente che qualsiasi cambiamento nella nostra isola debba passare per la profonda riforma della macchina amministrativa, fino a farla diventare snella, sostenibile ed efficiente in relazione ai bisogni degli utenti; esattamente il contrario di come viene percepita oggi secondo i dati raccolti dall'Università svedese.

Bisogna guardare oltre le responsabilità del singolo dipendente e affrontare la natura delle questioni italiane, alla quale la Sardegna non si vuole sottrarre; è logico che 
una politica mediocre crei una macchina inefficiente. A rigor di logica sarebbe strano se avvenisse il contrario.
Ogni pretesto è buono per una nuova agenzia, per un nuovo dirigente, un autista e così via. Non c'è Giunta e Consiglio che si sia privato del piacere di utilizzare in maniera quantomeno disinvolta i soldi dei contribuenti sardi. Una crescita e una spesa direttamente proporzionali al peso delle tasse che gravano su tutti noi, in una Regione dove il posto pubblico, in certi casi, è meglio di un “turista per sempre”.

Lo spreco delle risorse dei cittadini viene mascherato con “l'offerta” di servizi pubblici quasi sempre discutibili e le assunzioni finiscono per essere vero e proprio ammortizzatore sociale se non proprio florido bacino elettorale, comportando un danno che è stato quantificato, per l'Italia, in 31 MLD di € all'anno.

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Ecco perché, come chiede l'Europa, buona parte del Recovery Fund dovrebbe servire a rinnovare la PA; complice il fatto che circa 500.000 dipendenti andranno in pensione nei prossimi anni, si dovrebbe cambiare registro, uscire da quello clientelare e abbracciare quello del merito e della professionalità.
Non c'è alcuna speranza che i fondi stanziati per il nuovo “Piano Marshall” vadano a buon fine se si perdono nelle maglie della PA, ha spiegato bene Luigi Oliveri sul Blog “Phastidio”.
A questo proposito, è utile ricordare, per esempio, che la Città Metropolitana di Cagliari (del Sindaco Massimo Zedda) è stata una vera e propria tragedia, una delle peggiori d'Italia per spesa di fondi, col suo 28% a fronte dei migliori, che arrivano comunque appena al 40%.

Cosa bisognerebbe fare? Cosa consigliano gli esperti?
Presto detto:

  • meno dipendenti (grazie alla tecnologia molte figure non sono più necessarie).
  • meno avvocati e più tecnici capaci e preparati.
  • più trasparenza negli obiettivi.
  • contratti ad hoc di formazione.
  • orientare le assunzioni alle effettive necessità e al merito, oltre il clientelismo.
Questo è quanto descritto puntualmente da Vitalba Azzollini nel libro di Serena Sileoni “Lo Stato e noi: siamo ancora sudditi”.

Ecco perché qualsiasi decisione dei nostri
policy makers dovrebbe partire proprio dalla critica costruttiva al sistema della Pubblica Amministrazione, competenza che la RAS vanta all'interno del suo Statuto.

La speranza per i Sardi è che si facciano avanti più politici capaci di comprendere e portare avanti queste istanze, specie fra gli Indipendentisti che auspicano da sempre un cambiamento radicale della nostra piccola società sarda.
Una società sana è una società che spende per aiutare tutti nel massimo rispetto del sacrificio dei contribuenti.




Foto de presentada: 
salvisjuribus.it