Come mai la Sardegna è passata da “zona bianca” a “zona rossa”

De Massimo Dadea


In molti si sono chiesti, e continuano a chiedersi, come mai la Sardegna, che sino a poche settimane fa era in “zona bianca”, ora si ritrovi in “zona rossa”.

Una parte di responsabilità è la nostra, di tutti noi, della nostra stupidità. È trascorso poco più di un anno dall’inizio della pandemia e ancora non abbiamo capito che il Covid-19 lo si combatte prima di tutto con l’uso corretto della mascherina, con il lavaggio e la sanificazione delle mani, con il distanziamento sociale, evitando gli assembramenti.

Poi ci sono le responsabilità di chi avrebbe dovuto proteggerci e non lo ha fatto, e non lo sta facendo. Un governo isolano che ha privilegiato in tutto questo tempo, la propaganda, la demagogia, il servilismo, la mancanza di senso di responsabilità, l’apertura scriteriata delle sagre e delle discoteche ad agosto, in obbedienza ai padroni della Lega e a tutela di ben precisi interessi.

A ciò si aggiunge uno screening di massa, “Sardi e Sicuri”, tanto costoso quanto inutile. Lo stesso ideatore, il virologo Crissanti, ha ammesso che i test antigienici sono inattendibili per l’elevato numero di falsi positivi, e inefficaci di fronte alla comparsa delle mutazioni, in particolare la variante inglese. A questo proposito sarebbe interessante capire qual è il rapporto, mai chiarito, che intercorre tra il Prof. Crissanti, docente presso l’Università di Padova, e la Regione Sardegna. Questo screening di massa ha finito per sovrapporsi alla campagna vaccinale, distogliendo risorse, energie, personale.

Per ultimo, l’ineffabile Presidente Solinas si è voluto appuntare sul petto la medaglia della “zona bianca”. Come dimenticare le sue vibranti parole: “la Sardegna è la prima regione bianca […], può diventare un modello per tutta l’Italia […], avvieremo una grande campagna vaccinale che nel giro di 30-40 giorni ci porterà a vaccinare l’intera popolazione sarda…”.
Peccato che si sia dimenticato di approntare un sistema di controlli efficace e severo e un altrettanto efficiente sistema di tracciamento. Peccato che, a distanza di tempo, la Sardegna continui a essere agli ultimi posti tra le regioni italiane per numero di vaccinazioni, soprattutto agli over 80. Tutto questo, non perché manchino i vaccini o i medici e gli infermieri disposti a impegnarsi - anche volontariamente e gratuitamente - nella campagna vaccinale, ma per le gravissime carenze organizzative dell’Assessorato della Sanità e dell’ATS.

Quello che non si vuole capire è che la pandemia la si combatte con i vaccini, i vaccini e ancora i vaccini. E con un governo regionale all’altezza dei bisogni e delle aspettative dei sardi, che la smetta di occuparsi di poltrone e solo di poltrone: vedi la moltiplicazione delle ASL, e ancora quella delle Province, e per ultimo il pletorico e costoso riassetto del super staff del Presidente della Regione, per la modica cifra di sei milioni di euro.



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