La ricetta perfetta per ammazzare la sanità pubblica

Pubblichiamo la lettera di un medico 32enne, socio di ANS Assemblea Natzionale Sarda. Si definisce "uno dei tanti giovani professionisti sardi che aveva una speranza, ora diventata vana". Dopo soli tredici mesi di lavoro, in piena crisi sanitaria, infatti ha deciso di dire basta e di dimettersi. Vediamo perchè.


De Antoni Mugheddu


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Oggi ho trovato il coraggio di dire no. Oggi ho deciso che i miei valori, la mia educazione, la mia tenacia, i miei sacrifici e il mio impegno non possono essere ignorati da un sistema che si appella alla sola etica e alla vocazione professionale senza contemplare il rispetto del lavoratore e la valorizzazione del merito.

32 anni, vita sociale ridotta al minimo, dieci anni di studio accademico puntuale e rigoroso, sei mesi di volontariato, un anno di training non ufficiale e non retribuito per implementare la formazione con il fine di dare seguito a un servizio di qualità per la sanità pubblica della mia terra. Questo non è il percorso di un luminare della medicina, ma quello di uno dei tanti giovani professionisti sardi che aveva una speranza, ora diventata vana. Dopo soli tredici mesi di lavoro, in piena crisi sanitaria, ho deciso di dire basta.

Con una breve e amara lettera mi sono dimesso. L’ho comunicato prima agli infermieri del mio gruppo di lavoro con cui condivido ogni singola giornata, ogni singola procedura, ogni chiamata in reperibilità notturna. La loro faccia triste è lo specchio della mia, perché conosciamo il nostro valore e il nostro senso del dovere. Ho dovuto mettere da parte le mie emozioni, l’ho fatto per salvaguardare la mia integrità, ma soprattutto per dare un segnale d’allarme violento.

L’assenza di un’organizzazione rigorosa e di trasparenza, la cultura dell’improvvisazione, l’enorme disuguaglianza retributiva tra amministratori e operatori, la mancanza assoluta di prospettiva per i giovani, la mentalità dell’accontentarsi e di assicurarsi i benefici collaterali perché “tanto le cose non cambieranno mai”. Questa è la lista degli ingredienti della ricetta perfetta per ammazzare l’assistenza pubblica e costringere il paziente ad affidarsi al privato, che spesso fornisce un semplice servizio di base, peraltro a costi non accessibili a tutti.

Datemi voi almeno una motivazione per restare.

Potrei partire: Inghilterra, Germania, Francia e Belgio offrono stipendi sino a tre volte superiori al mio, con prospettive di crescita e con estrema attenzione alla meritocrazia.

Potrei aprirmi il mio ambulatorio, lavorare cinque giorni a settimana con week-end liberi e senza turni notturni, incrementando radicalmente la mia personale qualità di vita.

Potrei lavorare per un ospedale privato ed essere retribuito per la mole di lavoro svolto.

Tutte queste opzioni sarebbero di gran lunga più vantaggiose per me. Ma ci siamo mai chiesti se sono vantaggiose per la collettività? Per quelle stesse persone che con le loro tasse alimentano questa macchina vecchia e arruginita?

L’emigrazione dei giovani laureati Sardi e lo spopolamento del centro Sardegna sono il sintomo eclatante di un malato grave, che va curato con la giusta sensibilità e attenzione. Non perdiamo l’ennesima opportunità.

Dateci le motivazioni per restare e noi ci metteremo tutto il resto.

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Foto: Ashkan Forouzani on Unsplash