Letizia Moratti è solo stata sincera

de Cristiano Sabino


Dai i vaccini a chi produce di più, cioè alla Lombardia e alle altre regioni ricche del Nord.
In parole povere, suona così la richiesta dell’assessora al Welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti al commissario Arcuri di distribuire il vaccino anti-Covid in base al PIL regionale.

La levata di scudi è stata ovviamente immediata e in molti hanno parlato di un ritorno di fiamma del padanismo cialtrone dei tempi di Bossi.
Ma è una novità? E soprattutto, si tratta di una boutade isolata?
Gramsci, già cento anni fa, parlava dell’idea della “palla al piede” secondo cui la Sardegna, e per estensione la Sicilia e il Mezzogiorno, sono un peso morto per il Nord ricco e civilizzato.

Questo modo di vedere – scriveva il politico sardo – è l’ideologia 
«diffusa in forma capillare dai propagandisti della borghesia nelle masse del Settentrione» secondo cui «il Mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile dell'Italia» e che bolla i meridionali e sardi come «biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale».
«Se il Mezzogiorno è arretrato, la colpa non è del sistema capitalistico o di qualsivoglia altra causa storica, ma della natura che ha fatto i meridionali poltroni, incapaci, criminali, barbari, temperando questa sorte maligna con la esplosione puramente individuale di grandi geni, che sono come solitarie palme in un arido e sterile deserto» [1].

Attenzione, Gramsci non ce l’aveva solo con intellettuali e giornalisti di destra, razzisti, conservatori. Oggetto della sua critica era anche il Partito Socialista che, anzi, era «il veicolo di questa ideologia borghese nel proletariato settentrionale», dando credito «a tutta la letteratura meridionalista della cricca di scrittori della cosiddetta scuola positiva, come i Ferri, i Sergi, i Niceforo, gli Orano e i minori seguaci, che in articoli, in bozzetti, in novelle, in romanzi, in libri di impressioni e di ricordi ripetevano in diverse forme lo stesso ritornello; ancora una volta la “scienza” era rivolta a schiacciare i miseri e gli sfruttati, ma questa volta essa si ammantava dei colori socialisti, pretendeva essere la scienza del proletariato» [2].

Cos’è cambiato da allora? A mio parere poco e nulla, e la sparata di Moratti è frutto di un preciso contesto che va ben oltre il solito razzismo della destra o il padanismo lombardo-veneto.

Prendiamo per esempio il discorso sul Recovery Plan. Accettiamo, per esempio e senza troppe proteste, che la Sardegna abbia servizi da Terzo Mondo e gridiamo vittoria per qualche rattoppo quando barche di soldi sono previsti per la mobilità in Continente, specialmente per il Nord.
La logica in fondo è la stessa: finanziare chi ha di più perché è «la locomotiva del Paese». Perché investire in Sardegna se il baricentro economico è nel Nord Italia?

Inoltre, ricordiamoci conto di com’è stata trattata la Sardegna la scorsa estate, di cosa abbiamo subito. Basta ricordare i titoli di apertura non de Il Giornale o de La Nuova Padania, ma del Corriere e de La Repubblica, per capire di che sto parlando.
La Sardegna è stata descritta dai principali quotidiani italiani con toni tipici, appunto, dell’ideologia della «palla di piombo» di cui parla Gramsci, che ricordano il “portano le malattie” di alcuni quotidiani beceramente razzisti.

Il presidente della Regione Lazio, nonché segretario del PD Nicola Zingaretti chiedeva «misure che evitino l’esportazione dall’isola del Covid 19» e il 23 agosto il quotidiano La Repubblica apriva con questo titolone. Negli stessi giorni il ministro della Salute Speranza (LEU) annunciava: “Non potevamo impedire l’estate. E non chiuderemo le regioni” e il sindaco di Milano Sala (centro sinistra) puntava il dito contro la Sardegna che chiedeva filtri per arrivare nell’isola e tuonava: «ce ne ricorderemo».
In tutti questi casi ha agito l’ideologia della «palla di piombo» di cui parlava Gramsci, che i vari Moratti, Zingaretti, Boccia, Fontana, Sala e tanti altri hanno solo aggiornato ai tempi del Covid-19.

Le dichiarazioni di Moratti sono, in fondo, un salutare bagno di realtà e ci rammentano quanto contino la Sardegna e gli altri territori subalterni dello Stato agli occhi della classe dirigente italiana, che comprende anche molte guide indiane sarde.



[1] e [2] Antonio Gramsci, Alcuni temi della quistione meridionale, pubblicato nel 1930 su Lo Stato Operaio, oggi in A. Gramsci, La Questione meridionale, Melampo, 2014.



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