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Life After Oil 2024

de Roberta Olianas

Il 18 Giugno a Villanovaforru si aprirà l’11ª edizione del Life After Oil International Film Festival, evento con cadenza annuale che premia opere cinematografiche e che si è connotato  fin dagli esordi per la scelta di concentrarsi su due temi di grande importanza: ambiente e diritti umani.

Per l’occasione, abbiamo intervistato due protagonisti della manifestazione: Massimiliano Mazzotta, direttore artistico del Festival, e Maurizio Onnis in qualità di sindaco della comunità ospitante.

Massimiliano, tu sei ideatore e anima del Life After Oil International Film Festival, che quest’anno è arrivato all’11ª edizione. Da cosa ha avuto origine l’idea e perché hai pensato di dar vita a questo appuntamento proprio in Sardegna?

Il Festival rappresenta la naturale evoluzione del mio percorso professionale come autore di svariate opere cinematografiche e soprattutto delle due – ‘OIL’ e ‘OIL Secondo tempo’.

‘OIL’ è un documentario di 77’, realizzato fra il 2007 e il 2008, che indaga sull’impatto ambientale del polo petrolchimico di Sarroch (CA) e in particolare sulla Saras, la raffineria di petrolio fon- data nei primi anni ’60 dall’industriale milanese Angelo Moratti, ed a tutt’oggi operante. Nonostante si tratti di una realtà presente nell’isola da oltre cinquant’anni, nessun regista o giornalista aveva mai realizzato un’inchiesta tanto approfondita, obiettiva e clamorosa sulle conseguenze dell’attività della Saras sul territorio e sulle popolazioni che vi risiedono.

Nel 2011 ho realizzato ‘OIL Secondo tempo’, ancora un documentario incentrato sulle attività della famiglia Moratti, un proseguimento e approfondimento sul tema che è stato accompagnato dal libro di Antonio Caronia “L’Oro nero dei Moratti – Oil Secondo Tempo” – Edizioni Bepress.

L’11 Febbraio 2014 nasce quindi l’Associazione LIFE AFTER OIL che promuove e organizza l’omonimo festival cinematografico internazionale, sotto la presidenza onoraria del regista Giuseppe Ferrara, autore di note opere di denuncia sociale e politica, poi scomparso nel 2016.

L’edizione del Life After Oil 2024 è ricca di appuntamenti: grande spazio alle proiezioni, ma anche sport ed eventi di dibattito e approfondimento. Vuoi raccontarci un po’ del dietro le quinte organizzativo che precede le date del festival? Le procedure di selezione, i criteri di scelta dei temi, il percorso che l’organizzazione compie per arrivare all’ evento pubblico.

Il percorso inizia il 15 Agosto con il lancio del bando d’iscrizione al festival attraverso una piattaforma internazionale. Circa 10 persone compongono la commissione di selezione. I criteri variano, ma diamo spazio ad originalità, opere prime, temi ancora non trattati e comunque in linea con ambiente e diritti umani. Qualità della regia, fotografia e interpretazione. Le sezioni del festival sono cinque: Lungometraggi, Ambiente cortometraggi, Diritti Umani cortometraggi, Animazioni, World Panorama (solo cortometraggi di finzione a tema libero). Una volta scelti i film in concorso, li mandiamo alle giurie specifiche per ogni sezione, composte da professionisti del settore, attivisti, musicisti, scienziati; dipende anche dai film che arrivano. Si passa quindi alla programmazione dei film in base alle ore a disposizione nei cinque giorni di festival. Si costruiscono gli eventi in base ai contenuti dei film o comunque sempre in linea con i temi trattati. E si ricercano sempre momenti di pausa e relax con eventi musicali di artisti prevalentemente sardi, anche se magari stanno fuori dall’isola. Inoltre gli incontri di sport sono un altro motivo per stare insieme, ospiti e abitanti e pubblico, per avvicinarli poi alle proiezioni che trattano tematiche decisamente pesanti. Contemporaneamente si avviano le procedure per la comunicazione, stesura testi, catalogo, internet, social, grafica, traduzioni e sottotitolatura di tutti i film in doppia lingua. Infine l’organizzazione pratica: contatti con i fornitori, service, enti, comune, agenzie viaggi, transfer e tutto ciò che ruota intorno all’ospitalità e alla gestione di staff e ospiti.

La portata del festival è internazionale: ben 88 paesi per un totale di 805 film iscritti, di cui 37 in concorso. Secondo quali direttrici il festival si è affermato a livello internazionale, così da attrarre l’interesse dei partecipanti stranieri?

Come detto precedentemente la piattaforma internazionale agevola il contatto diretto: è una vetrina. Dietro però c’è il lavoro di tanti anni, il contatto, il lavoro di networking con registi, giurati internazionali, attori, giornalisti e tutti quanti hanno partecipato ad ogni edizione in un’atmosfera che risulta sempre molto familiare. (Vedi Magazine 10 Anni di Cinema https://drive.google.com/drive/folders/1xrCWzTpNcCVXN0jJ0w1wMH6l6s4Chf50)

Alle soglie di questa 11ª edizione, puoi tracciare un bilancio del percorso fatto fino ad ora? Quali sono le principali difficoltà nel settore del cinema di nicchia, com’è quello delle produzioni indipendenti? Ed alla luce di questo, cosa cambieresti e quali sono secondo te le sfide per le prossime edizioni, a partire da quella imminente?

Il nostro è un festival aperto a tutti, non solo a produzioni indipendenti. Si cerca di coinvolgere un pubblico sempre più vasto, perché si semina su un terreno poco abituato a questo genere di produzioni e proiezioni. La sfida è quella di riuscire a far diventare un piccolo comune un centro di riferimento per le questioni ambientali e i diritti dell’uomo, ancora lontani nel 2024. La scelta del piccolo comune da una parte determina diversi problemi logistici abbastanza intuibili qui in Sardegna, ma dall’altra permette di creare un ambiente in sintonia con LAO perché si va a piedi, si sta vicini, si crea una comunità nella comunità, si vive vita reale, tutti uguali e tutti insieme, anche se a volte col traduttore. Altra sfida sono le future generazioni, su cui la nostra associazione punta per portare avanti questo festival, ma fondamentalmente per contribuire a crescere una generazione che risolva i disastri fatti dagli adulti, compresi tutti noi. Sperando in un cinema sempre più bello e possibilmente positivo.

Ad accogliere il Festival, per il quarto anno consecutivo, sarà Villanovaforru, comune del Sud Sardegna attualmente amministrato dal primo cittadino Maurizio Onnis.

Sindaco, dal 2021 l’amministrazione comunale di Villanovaforru, paese della Marmilla,  ospita il Life After Oil International Film Festival, incentrato su temi importanti, quali ambiente e diritti umani. Il Festival ha eletto la Sardegna come luogo ospitante fin dalla prima edizione del 2014. Com’è nata la collaborazione con l’Associazione Life After Oil, che si occupa di organizzare l’evento e che ha portato il concorso a Villanovaforru?

La collaborazione con l’Associazione Life After Oil è nata in modo naturale, visto che mi hanno chiamato dall’entourage dell’associazione stessa una mattina di domenica alle 8 per chiedermi se a Villanovaforru sarebbe piaciuto ospitare il festival. Loro sapevano che noi ci occupiamo di ambiente e che abbiamo un centro di accoglienza straordinaria per migranti e credo che gli sia sembrato abbastanza naturale farci la domanda e a me è sembrato altrettanto naturale rispondere di sì.

Oltre al sostegno dell’ amministrazione, quale contributo arriva dalla comunità di Villanovaforru in termini di consenso e partecipazione rispetto al fatto di ospitare un Festival che ha un respiro internazionale?

È difficile dare una risposta, ma la risposta sarebbe la più larga possibile, perché Massimiliano Mazzotta, ideatore del festival e suo direttore artistico da undici anni, è il principale selezionatore dei film che vanno in concorso e vive a Villanovaforru oramai da quattro anni; quindi la comunità contribuisce alla preparazione e poi alla realizzazione e al successo del festival tutto l’anno. Lui conosce tutti, parla con tutti. Nel periodo stretto del festival tutti danno una mano, sia volontariamente, sia attraverso le associazioni, compresi i migranti stessi del centro di accoglienza straordinaria. 

Nell’accogliere, sostenere e promuovere un evento come il Life After Oil International Film Festival, quali sono i benefici non solo di breve, ma anche di medio e lungo termine, dei quali può godere una piccola comunità in Sardegna?

I benefici di cui gode la comunità sono nell’immediato una presenza turistica e di appassionati di cinema costante nell’intera settimana della manifestazione, perché abbiamo tutti i posti a dormire acquistati, non c’è un posto vuoto; e poi perché si tratta di uno scambio notevolissimo con gente che arriva non solo da tutta Italia, ma da tutta Europa e da tutto il mondo. Si tratta quindi di conoscere e incontrarsi, scambiarsi idee. Diciamo che per chi ha la buona volontà di partecipare all’intero processo il Life After Oil Festival è un’occasione di arricchimento non da poco; anzi devo dire di quelle che raramente si presentano nella vita delle persone anche in luoghi più frequentati di Villanovaforru.


Immagine: pagina FB Live after OIL

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