Serve una comunità culturale, ma anche tanta solidarietà

de Daniela Piras


In Sardegna siamo in balia della glorificazione del “chilometro zero” messo in atto da istituzioni regionali e da diverse associazioni di rappresentanza tramite appositi spazi all’interno dei principali canali informativi e spot televisivi. È una campagna promozionale che va di pari passo con la trasmissione di video pubblicitari che tendono ad esaltare a tutto tondo le caratteristiche autoctone dei sardi, attingendo dai più stantii luoghi comuni, per arrivare a dipingere il “superuomo” sardo: un’eccellenza della genetica a portata di tutti i nati all’interno del perimetro isolano.
Il sardo così dipinto è coraggioso, premuroso, ha una forza (morale, in primis) fuori dal comune, fa parte di un popolo coeso che tutela tutti i suoi figli. La procedura per mantenere tale status – a tratti divino – è, implicitamente, quella di alimentarsi esclusivamente con prodotti piantati e cresciuti in Sardegna, pena l’invalidità delle caratteristiche precedentemente citate.

A parte i produttori di simili leccornie e primizie, chi abita in Sardegna? La nostra isola è divisa in produttori e consumatori? I produttori sono ortolani, casari, allevatori, agricoltori, apicoltori e poi? Dall’altra parte ci sono solo i consumatori/stipendiati statali/assunti a tempo indeterminato? La realtà è ovviamente più complessa. Tra le varie fasce della popolazione ci sono anche coloro che producono arte, in Sardegna. Un’arte che non sempre è assimilata alla tradizione. Una musica non solo di launeddas; un canto non solo a tenore; una scrittura che non racconta solo di Sardegna e del suo mondo. Musicisti, cantanti, pittori, scrittori, artigiani che portano avanti ciascuno un proprio progetto che non sempre contempla le bellezze delle nostre tradizioni e ambisce alla preservazione della nostra identità. È il popolo dei lavoratori dello spettacolo, delle partite iva, di liberi intellettuali ed artisti che vivono in Sardegna, di chi produce la propria arte in Sardegna, anche se non si tratta di arte tradizionale/identitaria sarda.

Sarebbe così fuori luogo o insensato pensare che anche chi vive della propria creatività intellettuale e della propria maestria possa ambire a chiedere alla restante popolazione di essere supportato nel proprio lavoro? Al “compra sardo” che mostra un formaggio semi-stagionato potremo accostare anche un “compra sardo” che invita all’ascolto di un CD di un musicista sardo, alla lettura di un romanzo di uno scrittore sardo, all’acquisto di un’opera di un pittore sardo. Per essere più esplicativi, sarebbe auspicabile la nascita di una sorta di solidarietà universale: chi si trova al centro delle tutele messe in opera nei vari appelli dovrebbe essere, a sua volta, sostenitore dell’altra parte della società.

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Tutto è in continuo divenire, e l’appello alla “conservazione e tutela” si scontra con la creatività propria dell’intelletto umano: se tutto resta uguale a sé stesso e se l’unica tutela è riservata al “consolidato sapore” (in senso lato), che fine fa la creatività? Se tutto è già stato inventato e se noi umili discendenti non possiamo fare altro che portare avanti ciò che altri hanno creato, che senso ha l’inventiva? Il senso è chiaro: ciò che non si evolve muore.

Potrebbe essere possibile creare un circolo virtuoso che facesse davvero presa sulla coscienza collettiva e sul senso di appartenenza alla stessa “famiglia”? Un circolo che comprenda ristoranti, punti ristoro, enoteche ecc, i quali potrebbero esporre un logo del tipo “Amante della Sardegna e di tutte le forme d’arte qui nate”; “Attività aderente alla valorizzazione degli artisti sardi”. In un momento in cui parlare di “globale” è tanto di moda, e nel quale alla globalizzazione si contrappone una visione spesso troppo provinciale, questo potrebbe essere un compromesso funzionale: non fossilizzarsi su ciò che è “nostro “da sempre e attraverso il quale ci identifichiamo, volenti o nolenti, ma cercare di vedere e apprezzare anche ciò che potrebbe riservarci il nostro prossimo, di meno scontato.

L'associazione Àndala Noa, impegnata nella valorizzazione e promozione della cultura a tutto tondo in Sardegna, si fa portavoce di una proposta di costituzione di una “comunità culturale sarda” che vede protagonisti coloro che vivono della propria arte/cultura/intelletto in Sardegna. Dal sito di Àndala Noa è possibile aderire alla proposta.



Foto de: Tim Marshall on Unsplash