Poligono-di-Quirra

Missili dispersi a Muravera, per quanto sopporteremo ancora?

de Brigida Carta

Uno, due, tre, ……dieci, cento missili. Che importa quanti? Nulla!  

Ciò che conta è che sono risultate tradizionalmente veritiere e profetiche le parole pronunciate nelle sedi istituzionali romane in risposta alle rivendicazioni democratiche di un popolo, cit. ”… su come, dove, quando e per quanto tempo sparare decidiamo noi, in base alla Costituzione”*.  

Noi. Noi Stato. Uno stato fattosi così miseramente piccolo, abile nel trincerarsi ipocritamente dietro la sua costituzione per respingere pretese legittime, ma per esso fastidiose.  

Poche ma eloquenti parole, quanto basta a rimarcare che nel rapporto di dominazione non ci può essere spazio per negoziare la ripianificazione di un territorio irrimediabilmente avvinghiato dal filo spinato.  Ripianificazione, in nome del diritto all’Autodeterminazione, di una porzione di terra di quel più vasto territorio di un Popolo privato della sua sovranità. 

Di quel Popolo che pacifista lo è sul serio, che troppo spesso è spettatore di pericolosi giochi di guerra generosi di residui bellici, pertinenze perenni e inquietanti della sua terra e del suo mare. 

È questa una vecchia e attuale storia, fatta di prevaricazioni, di ingannevoli promesse; di unidirezionali “do ut des”; di terre sottratte; di legami spezzati con il proprio microcosmo; di luoghi che turbano. 

È un’evoluzione di una dispotica gestione che ha trasformato in potenziale bersaglio militare una terra naturalmente votata ad un altro destino.  Che ha spezzato l’equilibrio antico tra terra/mare e uomo. Che ha esiliato agricoltori, allevatori e pescatori.  Che ha violato i ritmi della natura e le specificità dell’ambiente. 

In questo scenario di tormentate inchieste, di processi, di assoluzioni, di persistenti sottrazioni economiche-storiche-culturali-patrimoniali-identitarie, si concretizza una mutata relazione, emotivo-comportamentale, tra persone e luogo. Può capitare di gioire per l’inconsueta sporadica fruibilità delle spiagge e per gli indennizzi percepiti. Può capitare di sentirsi protetti dai bang supersonici, e anche di sentirsi talmente orgogliosi per le attività di ricerca e sperimentazione, in ambito tecnologico spaziale, da riuscire a non rammaricarsi troppo per i SIC (siti di interesse comunitario) ad altissimo valore storico, blindati e sottratti al turismo. 

È sempre la solita storia, vecchia e attuale.  Attuale perché oggi sono i missili a preoccupare. O meglio il loro mancato ritrovamento che penalizzerebbe il turismo. Ah ecco, giusto!  

Ma, e quelle parole indicate in premessa (“su come, dove, quando e per quanto tempo sparare decidiamo noi, in base alla Costituzione”) pronunciate in vero stile coloniale?  
Storia vecchia? Sì, ma sempre attuale. I missili non sono la causa del danno, ma l’effetto.  

La causa del danno perpetrato al Popolo sardo è la politica di dominazione che da troppo tempo esso subisce. Ma sono ancora troppo pochi i rappresentanti istituzionali nostrani capaci di offrire “strumenti” di difesa e di supportare il loro Popolo affinché possa efficacemente difendersi dal “difensore-oppressore”. 


*dichiarazione riportata dall’allora sindaco di Villaputzu Codonesu in Parlamento, in riferimento ad una dichiarazione del ministro della difesa, nell’ambito dell’INDAGINE CONOSCITIVA IN MATERIA DI SERVITÙ MILITARI (Audizione dei sindaci dei comuni di Perdasdefogu, Ulassai, Villaputzu e Villagrande Strisaili). (Fonte: camera.it)

Riportiamo qui il testo integrale della testimonianza per comodità del lettore.

Grazie, presidente. Nel mio precedente intervento, ho cercato di porre l’attenzione di tutti sulla questione delle servitù militari. Se non sono stato chiaro, intendevo dire questo. Il problema delle servitù militari non è un problema dei singoli comuni che gravitano intorno ai poligoni. È un problema regionale, ma con valenza politica nazionale ed europea.
Tale questione politica va analizzata esattamente in questi termini e lo dico da due punti di vista; intanto, da un punto di vista strettamente militare, ragionando sugli armamenti, su come oggi si fa la guerra e Pag. 18sul fatto che il mondo è totalmente diverso rispetto a cinquant’anni fa. Oggi, un gruppo di hacker molto bravi che si intendano di cibernetica, di crittografia e altro, fa molto di più degli eserciti schierati al fronte. La verità è questa.
Se uno guarda l’evoluzione, ma la possiamo anche definire involuzione, se ci mettessimo a ragionare con il grande Salvatore Quasimodo – tutti quanti abbiamo studiato la grandissima poesia Uomo del mio tempo –, è vero che stiamo sempre parlando del tempo della fionda per quanto ci riguarda.
Non amo le guerre; lo dico chiaramente. Preferisco ragionare in termini di economia di pace e voglio che la Sardegna diventi un’isola di pace e di cultura all’interno di questo scenario, compreso quello che era definito in quel documento che rispetto, perché in parte ho concorso anch’io alla sua stesura, quando sono stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito e prima, quando da esperto, ho analizzato tutti i dati di una poderosa indagine ambientale, promossa dal Ministero della difesa, sul poligono interforze del Salto di Quirra.
Sono documenti questi, non sono posizioni ideologiche. Da quei documenti e da quelle relazioni scientifiche emerge un inquinamento incontrovertibile. È tutto certificato. È per questo, e non per fare la lezione, che invito a rivedere le cose. C’è già tutto.
Veramente apprezzo molto tutti gli interventi fatti; intanto, la sostanza, lo spirito delle cose dette dall’onorevole Cicu. È importante ragionare in termini di rispetto reciproco e di riequilibrio. All’interno di questo, sicuramente individuiamo un percorso comune, che è giusto e doveroso.
Ho giurato sulla Costituzione e intendo rispettarla, però il problema è che la Costituzione va rispettata da tutti, in primis dagli organi dello Stato. Quando allora vedo che alcuni degli articoli della Costituzione, dei principi fondamentali, non vengono rispettati, se permettete, dico basta. D’altronde, cosa ha detto l’onorevole Rossi ? Ha esattamente ripetuto alcune cose a proposito dei riti, ovvero che le osservazioni fatte negli anni Novanta, guarda caso, erano quelle fatte nel 1981 e sono più o meno le stesse che facciamo anche oggi.
Ora, non è nell’inutilità del rito, però vogliamo offrire, comunque sia, una prospettiva di giungere a decisioni che siano cogenti e obbligatorie ? Ecco perché dico che bisogna identificare i tempi, le risorse, le strutture. Se si fa questo, si ha credibilità, altrimenti la credibilità non si riacquista più.
È per questo che io prima dicevo: «badate che, se non ci pensa il Parlamento…». L’onorevole Piras ricordava la sentenza del Consiglio di Stato. È nella Costituzione che si parla di materie concorrenti. Le materie concorrenti presuppongono questo rapporto paritario, che fino a oggi non c’è stato. Questo è il problema politico.
Dopodiché, io potrei tranquillamente – non l’ho fatto, non m’interessa in questa sede – ragionare dei problemi di Villaputzu, che riguardano due questioni. Io ho un contenzioso sui tributi, sulla TARSU, dal 2003 fino al 2013 con il poligono, col distaccamento di Capo San Lorenzo. Vi pare possibile ? La cittadinanza, tutti i cittadini, non riescono a pagare i tributi e io ho un contenzioso continuo. Non è più sostenibile. Una piccola comunità, Villaputzu, poi si deve pagare gli avvocati per contrapporsi all’Avvocatura dello Stato. Questi sono i rapporti corretti tra lo Stato e un’amministrazione locale ? Non è davvero più accettabile tutto questo.
Faccio una piccolissima osservazione. Come dicevo, io ho avuto la fortuna di far parte di quel team di esperti che ha analizzato la situazione dei danni derivanti dalle attività dei poligoni. Per rispondere all’onorevole Corda, fa bene a porre il problema sul couso. Non è un problema da poco.
Io vi cito una semplice questione. Esiste il decreto legislativo n. 152, del 2006, che si occupa di disciplinare l’attività di bonifica sui terreni inquinati e ci sono due famose tabelle di riferimento. Una tabella parla dei siti industriali, l’altra, invece, la tabella A, si riferisce a terreni agricoli, Pag. 19verde pubblico e via discorrendo. Nel momento in cui si assimilano i siti militari ai siti industriali, è chiaro che anche le bonifiche vengono classificate diversamente.
Mi ricorda la famosa questione dell’atrazina, quando in Lombardia, molto tempo fa, si alzarono le soglie pur di far rientrare l’acqua nei parametri. Non si può lavorare così. Questa è una truffa nei confronti della cittadinanza, è una rottura del patto di cittadinanza tra cittadini e Stato.
Le questioni sono di tal genere. Non sono questioni capziose, sono problemi di natura politica profonda. È per questo che io faccio un invito pressante proprio a voi. Se vogliamo che ci sia un’inversione di tendenza, allora le cose vanno affrontate in questo modo. Altrimenti, ripeto, la credibilità non c’è più.
Sulle bonifiche ha ragione il sindaco Loi di Villagrande. Le bonifiche sono veramente una grandissima opportunità. Mi permetto, però, di ricordare una questione, anch’essa semplicissima. Io ho fatto alcuni calcoli, basati esclusivamente sulle esperienze che abbiamo in Sardegna, su quanto costa la bonifica di un sito industriale e quanto costa la bonifica di un sito minerario. Ragionando sui livelli di inquinamento certificati del PISQ e riproponendoli, non esagerando, nelle stesse proporzioni agli altri, perché sugli altri non è stata fatta alcuna indagine ambientale, io arrivo a quantificare in 1 miliardo 470 milioni – diciamo in 1,5 miliardi, per semplificare – l’esigenza degli investimenti per ripristinare i suoli. Altro che 75 milioni, dei quali, peraltro, come giustamente diceva il sindaco Loi, non sappiamo un bel nulla !
Soprattutto io credo sia opportuno che questa Commissione faccia veramente forza sul Governo e sul Parlamento, evidenziando che la nostra è una questione nazionale, che va posta nei giusti termini anche a livello di Difesa.
Io capisco l’esigenza della Difesa, ma mi piace parlare con i numeri e mi sono preso la briga di fare la somma di tutti gli effettivi che ci sono nei ventisette Paesi dell’Unione europea. Sapete che sono di più degli effettivi dell’esercito americano ? Siamo veramente alla follia.
Probabilmente anche la tempistica sulla revisione delle Forze armate si può accorciare, ma molto in meglio. Io sono convinto, infatti, che la cibernetica possa molto di più con le simulazioni piuttosto che con la disponibilità di questi territori immensi, di cui le Forze armate italiane ed europee non si fanno un bel niente e che noi pretendiamo indietro.

Fernando Luigi Codonesu, Sindaco del comune di Villaputzu

Fotografia: Youtg.net

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