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Ecco le “aree idonee” per una giusta transizione – S’Imprenta, rassegna stampa dalla colonia

de Ivan Monni

Riceviamo una richiesta di rettifica da parte di Friday For Future, che lamenta l’accostamento con gli speculatori nel mio articolo di sabato scorso (Una visione chiara sulla speculazione: intervista ad Antonio Muscas).

L’accostamento del linguaggio e delle argomentazioni, non significa accostamento nei secondi fini. L’articolo si concentrata sulla scelta di valutare la produzione di co2 in base alla produzione di energia (di cui il 40% viene prodotta per l’italia) rispetto ai consumi effettivi dei sardi. Questo implica che la Sardegna venga accusata anche per i consumi italiani. Oltre al danno, la beffa. Con questa prospettiva, viene alterata la visione delle cose, per cui ci troviamo nella situazione ribaltata, da inquinati ad inquinatori. Il risultato è capovolto, la scelta non è solo lessicale, e non è neutra.

Accostamento non significa identificazione, Friday For Future è un gruppo di giovani sinceramente preoccupato per la situazione dell’atmosfera e del riscaldamento, slegato dagli interessi economici in campo, che anzi combattono. Questo non è mai stato in dubbio.

D’altro canto, contro i comitati è stato fatto largo uso di “vittime della propaganda fossile“, e addirittura “critiche suggerite dal mondo del fossile“, o argomentazioni sulla sovranità energetica (che ha a che vedere con il “chi decide”, non con l’autarchia) confondendo il principio democratico di autodeterminazione con una questione proveniente “dalle destre“.

Il dibattito sulle rinnovabili è infuocato, le posizioni estremizzate, le scelte di oggi avranno ripercussioni per i prossimi 100 anni.
Sia che si tratti di salvataggio del paesaggio, sia che si tratti di co2, il dibattito è influenzato dai media (gestiti dai portatori di interesse) più di quanto ognuno sia disposto ad ammettere.

Fino ad arrivare al paradosso, valido per entrambi, che dietro parte della speculazione green c’è la petrolchimica o i grandi gruppi finanziari, per cui da qualsiasi parte ti giri sarà speculazione.

A meno che non si metta in discussione la modalità della transizione, favorendo le comunità energetiche o comunque i tetti privati, che potrebbero beneficiarne, difendendo contemporaneamente il paesaggio. Che è quello per cui si stanno battendo i comitati.

In questo senso, qualsiasi nuova e buona tecnologia, anche la migliore e più pulita, se accentrata in poche mani, finisce per diventare uno strumento speculativo, invece che essere redistribuito, con quello che ne consegue con l’accentramento o decentramento economico.

Vale per la petrolchimica, per il metano o anche per il grande eolico, per cui non è possibile una distribuzione della tecnologia produttiva tra la popolazione. Per impiantare queste industrie servono grossi capitali.

Il risultato è che gli stati stanno favorendo un capitalismo predatorio, parassitario di contributi pubblici, che determinerà una ulteriore concentrazione economica, nonostante questa sia già abbondantemente concentrata.
Ovviamente quando la grossa finanza lavora con i soldi pubblici, tenderà a mettere le persone chiave della politica nei punti giusti, e questo accade anche in Sardegna.

Tutti ricorderanno il duo Carboni-Verdini (e l’organizzazione definita P3) finito nei tribunali, perché facevano affari eolici sulle spalle dei sardi e del presidente Cappellacci. Quest’ultimo si definì un “babbeo“: a leggere il livello dell’intervista c’è da vergognarsi ancora oggi. Eppure ancora Cappellacci circola nella politica, pontifica e scrive pure libri.

Di tutte le tecnologie, dalla vecchia petrolchimica, al metano e all’idrogeno, nessuna è gestibile in un modo capillarmente distribuito. Ad esclusione del solare e del micro-eolico, le cui installazioni sono facilmente decentrabili.
Dopotutto sono finanziamenti pubblici, è giusto che a beneficiarne sia il pubblico.

Insomma, bisogna rimettere in discussione un po’ di cose, che riguardano la politica economica, prima ancora che quella energetica e industriale. Un piccolo segnale, ma non una cosa da poco. Difficilmente avremmo un’opportunità simile, sia perché molte industrie non sono decentrabili, sia perché i comitati, per una volta, hanno il potenziale per influire. Invece stiamo assistendo in diretta ad una gigantesca redistribuzione economica al contrario. Tutto è già apparecchiato al grande buffet.

Da questo punto di vista, Friday For Future Sardegna potrebbe dare una grossa mano ai comitati, facendo collimare quelli che sono alcuni obiettivi comuni, proponendo una transizione diffusa.

La difesa del paesaggio, unita alla transizione in “versione popolare”, può rappresentare una boccata d’ossigeno anche per i paesi che oggi si stanno spopolando. Insomma una occasione unica per portare un po’ di dinamismo nelle comunità. I comuni passerebbero da enti passivi che subiscono la deturpazione del paesaggio a protagonisti di una nuova fase propulsiva

A patto che la politica non faccia orecchie da mercante, soprattutto se, come ci ricorda l’avvocato Michele Zuddas, l’assessore all’industria Cani, che prenderà le decisioni sulla transizione, ha un’azienda nel settore che si occupa di “servizi di relazione con soggetti pubblici e privati a supporto della realizzazione di progetti e impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili“.

Mentre Alessandra Todde è stata “Fondatrice e CEO di Energeya, acquisita da FIS Global (precedentemente Sungard) nel 2015 ha ricoperto il ruolo di Vice President Energy e Corporate Intelligence Markets EMEA in Expert System, Sr Advisor Energy Markets in FIS Global, Sales Director South & Eastern Europe in Sungard e Managing Director Sud Europa in Nexant (precedentemente Excelergy)“.
È tutto nel suo curriculum.

Mettendo l’accento sui nostri consumi, come ci ricorda Antonio Muscas nell’intervista, è necessario affrontare un altro argomento: i consumi (e la co2 emessa) dei privati sardi sono bassissimi.

Ecco il grafico dei consumi sardi, divisi per utilizzo agricolo, domestico, industriale e dei servizi. Fonte: Terna. I consumi industriali rappresentano la quota più grossa, ma sono in calo.

Il problema proviene dall’industria, scorie residue del piano di rinascita. Portovesme è un’industria energivora, oltre che tecnologicamente decotta, parassitaria di contributi pubblici, che inquina e rilascia nel territorio sostanze altamente tossiche.

Portovesme


La questione potrebbe estendersi alla Saras e alle altre industrie, con il paradosso che, se Portovesme è energivora, la Saras ha una quota export altissima, per cui non è vero che l’industria sarda nel complesso è energivora. Sommando l’export dell’energia elettrica a quella petrolchimica il saldo esportativo è enorme. Entrambe inquinano la Sardegna. Mettiamo anche questo nel saldo energetico?
Invece arriva il metano e il rigassificatore a Giorgino, tra i cui investitori risulta Vitaly, controllata da Vitol, che ha appena lanciato l’OPA obbligatoria per completare l’acquisizione della Saras.
Insomma, la Saras è ovunque, tra petrolio, elettricità da scarti, gas, idrogeno e rinnovabili.

C’è da immaginare che le pressioni per i consiglieri sardi, che voteranno le future scelte, non proverranno solo da chi è sinceramente preoccupato dalla devastazione del paesaggio o dal riscaldamento.

L’aula ha votato la moratoria. Compatto il Campo Largo, il centrodestra si è astenuto (come quando era al governo, cioè non ha battuto ciglio di fronte all’assalto). Unico contrario Pais, che da presidente del consiglio della scorsa legislatura promise ai Comitati un incontro in tempi brevissimi per la moratoria, invece qualche giorno dopo (il 10 agosto) il governo sardo firmò l’intesa per il Tyrrhenian Link.

Cosa include la moratoria appena votata?

  • Sono state inserite le aree NON idonee
  • Viene istituita l’Agenzia regionale dell’energia
  • Non si parla di quota massima di GW

Il Tyrrhenian Link non entra nemmeno di striscio nella moratoria, le promesse fatte in campagna elettorale (per chi ci ha creduto) hanno avuto le gambe corte. Erano promesse fatte per racimolare qualche voto. Il centro sinistra selargino, che ha combattuto contro il “Tyrannosauro”, ha da porsi più di qualche domanda.

Non solo. Recentemente il Comune di Selargius ha votato contro la realizzazione di una cabina elettrica Enel, realizzazione del presagio del comitato di un anno fa, secondo cui l’intera campagna dell’ex paese del vino sarebbe diventata una zona industriale votata all’energia elettrica. La regione ha invece approvato, sostituendosi alla decisione del paese. A firmare è stato un tecnico, ma non è credibile che, con tutti i riflettori puntati sulla campagna di Selargius, ormai militarizzata, un semplice burocrate abbia ribaltato la decisione politica del paese, senza nemmeno confrontarsi con Todde, o almeno con Cani.

Un aggiornamento da Selargius. Un proprietario terriero non ha ceduto il terreno a Terna, e quest’ultima ha espropriato, radendo con falce mortale tutte le piante, tranne alcuni ulivi, perché protetti.
Il Comitato, sabato 6 luglio alle 9 del mattino ha organizzato un sit-in a Su Padru.

Todde e Cani ora dovranno prendere parecchie decisioni.
C’è da temere la manina dell’ultimo minuto, quella che nei tempi supplementari, a dibattito esausto, magari sotto qualche festa importante, aggiunge “e affini” alla parola “rinnovabili”, per finanziare o installare di tutto.

Questa lotta, per i comitati, tocca almeno tre questioni:

La questione ambientale-paesaggistica, di cui si è parlato parecchio e che la sovrintendenza ha riassunto in una “sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno regionale previsto“.

La questione nazionale sarda, che riguarda il potere di chi decide del territorio (la sovranità appartiene al popolo sardo?) e l’autodeterminazione dei territori, che chiedono di decidere del proprio sviluppo.

La questione sociale, probabilmente la meno discussa, occasione unica per decentrare industria e benefici e invertire una politica economica da troppo tempo incentrata sull’affarismo e per nulla sulla redistribuzione economica. Se nel centro sinistra è rimasta qualche forma residuale di interesse per la questione sociale, è ora che la tirino fuori.

Àteras novas de sa chida

Moratoria. Da La Nuova Sardegna arriva la critica alla moratoria, ma dal punto di vista degli speculatori. La bollano come “leggina“. Lo è, ma dal punto di vista opposto.

Transizione. Addio al carbone, nel 2025 stop anche a Fiumesanto.

La Nuova plaude invece all’ok al monopolio (la chiamano “gestione unitaria”) degli aeroporti, con l’ingresso della RAS nel capitale.

Sanità sarda. La bozza di riforma “scuote” la maggioranza, Agus (Progressisti): «Bisogna coinvolgere i medici». Ciusa (M5S): «Tutto ancora da discutere»

Province Sarde. La Consulta boccia il ricorso del Governo: avanti con le 6 Province sarde più due città metropolitane

Autonomia differenziata. Per la Nuova Sardegna Todde in testa alla contestazione del sud. Argomentazione fallace, la Sardegna non è nel sud Italia, la Sardegna è ad ovest dell’Italia.

Mentre dal nord, Vittorio Feltri trasuda razzismo contro Ilaria Salis, vestita come una “cameriera di Catanzaro”. Si è scusato, ma è troppo tardi, il primo pensiero, quello primitivo e brutale è quello che svela da una battuta un sentimento ancora ritenuto normale. Sintomo di un’Italia mai nata.

Lingua sarda. Google translate inserisce 110 nuove lingue, ma non il sardo. Nei social si scatenano le ipotesi sulle motivazioni.

Imàgini de sa chida

Costumi italiani: “Ladroni mastrucau, 2000 anni dopo”

Immagine di copertina: Dall-E con prompt “Crea un immagine fotografica di un ambiente urbano, ad esempio Cagliari, nei cui tetti ci sono dei fotovoltaici. L’atmosfera è armoniosa”

Cumpartzi • Condividi

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