Il progetto “Divina Sardegna” del FAI valorizza l'Isola

Il FAI Sardegna celebra Dante Alighieri con il progetto Divina Sardegna, un percorso di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, architettonico e ambientale della Sardegna che percorre i luoghi d’interesse legati alla Divina Commedia. Dante infatti parla della Sardegna e dei Sardi nei canti XXII, XXVI, XXIX, XXXIII dell’Inferno e nel VII e XXII del Purgatorio. Fra le regioni storiche sarde vengono nominate la Barbagia, la Gallura e il Logudoro.


de Ninni Tedesco


Dalla primavera all’autunno 2021, una serie di eventi e percorsi culturali
ripercorrerà i luoghi della Sardegna legati alla Divina Commedia, tra castelli, borghi e altri siti d’interesse. Il progetto, che coinvolgerà vari siti isolani, è stato ideato dalla Capo Delegazione FAI di Sassari, l’insegnante Marcella Mara -  nominata di recente al prestigioso incarico -,  con il contributo della Storica dell’arte Alma Casula. Il progetto è sposato poi da tutte le Delegazioni e i Gruppi FAI della Sardegna (Cagliari e Nuoro, Olbia-Tempio, Ogliastra, Oristano, La Maddalena e il Gruppo Giovani di Cagliari), con tappe nei rispettivi ambiti di competenza territoriale.

Divina Sardegna è stato inaugurato a Sassari giovedì 25 marzo
, in occasione del Dantedì, la giornata istituita dal MIBAC in onore di Dante Alighieri che, in questa simbolica data, nel 1300, avrebbe iniziato il suo viaggio immaginario nei tre regni dell’aldilà. A dare il via alla serie di eventi, nella prestigiosa sede della Biblioteca Comunale sassarese a Palazzo d’Usini, la presentazione alla stampa del progetto da parte di Monica Scanu, Presidente del FAI Sardegna, accompagnata dalla presentazione di un’edizione quattrocentesca della Divina Commedia, illustrata dalla ex direttrice del sistema bibliotecario di Sassari Cristina Cugia, e da un intervento dello storico Federico Francioni, autore del volume Dante e la Sardegna (Condaghes 2012).

Attraverso queste iniziative,
programmate dalla primavera all’autunno 2021, il FAI vuole proporre un percorso di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, architettonico e ambientale della Sardegna, percorrendo luoghi d’interesse legati alla Divina Commedia, preziose testimonianze storiche del forte legame tra la Toscana e la Sardegna nel Medioevo, come castelli, borghi medievali o palazzi legati a famiglie nobiliari che nella nostra isola avevano interessi o possedimenti. Dante, infatti, parla della Sardegna e dei Sardi nei canti XXII, XXVI, XXIX, XXXIII dell’Inferno e nel VII e XXII del Purgatorio. Fra le regioni storiche sarde vengono nominate la Barbagia, la Gallura e il Logudoro.

Il percorso  si svolgerà in collaborazione con studiosi e realtà locali che già operano sul
territorio, tra passeggiate culturali, trekking letterari, rievocazioni e suggestioni che possano offrire ai visitatori un’esperienza arricchente e stimolante.

Alcune anticipazioni sul calendario del Nord Sardegna, a cura della Delegazione di Sassari e del
Gruppo di Olbia-Tempio Pausania includono itinerari nella Sassari medievale, con un percorso cittadino e la visita esterna alla casa di Michele Zanche, uno dei personaggi sardi citati da Dante nel girone dei Barattieri, poi il Castello dei Malaspina ad Osilo, la Basilica di Nostra Signora e il palazzo giudicale di Ardara, il Castello di Burgos, Il Palazzo di Baldu a Luogosanto, la casa di “Nino gentil”, giudice di Gallura a Tempio Pausania e il Bene FAI - Batterie Talmone a Punta Don Diego.
Per il Sud Sardegna, la Delegazione di Cagliari prevede la realizzazione di una serie di eventi tra Cagliari, Iglesias, Siliqua e dintorni. Pensiamo ad esempio all’importanza del Castello di Acquafredda, costruito dalla famiglia di  Ugolino Della Gherardesca conte di Donoratico forse a partire dal 1257, anno in cui divenne Signore della parte sud – occidentale della Sardegna.
Il Calendario sarà aggiornato e annunciato periodicamente man mano che si definiranno i percorsi.


Alla presentazione del progetto
lo storico Federico Francioni, a sostegno dell’importanza della Sardegna nell’opera di Danteha ricordato che “nella Commedia troviamo ben sette riferimenti alla nostra terra. La Sicilia, invece, è menzionata quattro volte in tutto: eppure l’altra, la più grande isola del Mediterraneo, formava allora un vasto Regno”.
E in riferimento alle opinioni talvolta negative espresse da Dante rispetto ai sardi, afferma che “senza troppi sforzi possiamo escluderlo. Certo, Dante, in sintonia con una tendenza a stigmatizzare propria di Cicerone (e di altri nei secoli), non è tenero verso la nostra Isola, terra malarica al pari di Valdichiana e Maremma (Inf., XXIX, 46-51); tuttavia per la sua Firenze, oltre che per Genova, Pisa, Pistoia, Lucca, il Casentino, i bolognesi, il poeta ebbe parole ancora più aspre, anzi, di una durezza estrema: basta ricordare che i casentinesi sono qualificati come “brutti porci”; ai romagnoli viene affibbiato l’epiteto di “bastardi”; per non parlare dei termini riversati contro Roma e Napoli. Le donne per davvero sfacciate sono, infine, le fiorentine, non quelle dei monti di Barbagia (Purgatorio, XXIII, 94-96)
Insomma, non si configura un’avversione del poeta verso la sola Sardegna. Infatti nel De vulgari eloquentia, Dante ha parole graffianti non solo per la lingua sarda ma per tutti i parlari, compresi quelli toscani”.

Dunque l’anno di Dante si preannuncia come un’occasione per riscoprire nel nostro grande patrimonio artistico e culturale luoghi a lui collegati per valorizzarli, magari con l’auspicio che la RAS possa mettere a disposizione nuove risorse economiche a ciò destinate, e per rileggere con sempre maggiore attenzione quanto di attuale esiste ancora tra le universali righe della Divina Commedia e di tutta l’opera dantesca.

A questo proposito è da ricordare, infine, che
la Divina Commedia registra la presenza di ben due traduzioni di buon livello in sardo: quella di Padre Monni e quella di Pietro Casu, altro sacerdote letterato di valore; ma anche due traduzioni in  sassarese, per merito notevole di Sebastiano Meloni e Salvator Ruju.



Foto de presentada: Giancarlo Dessì, Wikipedia