Resoconto e ragionamenti sulla quinta edizione del festival Fàulas

Sabato 10 e domenica 11 ottobre si è tenuta a Oristano la quinta edizione del festival Fàulas, di Assemblea Natzionale Sarda. 

Un evento ormai collaudato che si regge unicamente sulle forze dell’associazione e sul contributo collaborativo di altre realtà associative e di singole persone impegnate in diversi ambiti culturali e professionali.

Questo aspetto è da sottolineare, per poter inquadrare nella giusta prospettiva il lavoro di ANS. Fàulas è un evento doppiamente significativo proprio perché, al di là della sua impostazione teorica e tematica, offre un esempio concreto ed efficace di evento culturale di alto spessore, di livello professionale consolidato, senza attingere ai lauti finanziamenti pubblici dispensati dall’assessorato regionale competente. ANS non gode neanche delle elargizioni “fuori busta” (per così dire) approvate dal consiglio regionale ad ogni tornata di bilancio, e non le cerca. 

Di quest’ultima pratica clientelare, oggettivamente problematica ma molto amata e costantemente perpetuata dalla politica sarda dei due poli egemoni, ha parlato spesso Indip, organo di informazione indipendente che è stato tra gli ospiti di questa edizione del festival. Indip ha partecipato a una tavola rotonda insieme proprio a S’Indipendente, due delle poche testate sarde, sia pure nella diversità di impostazione, di portata e di stile, a poter vantare una completa libertà di linea editoriale.

Se da un lato ANS può farsi un vanto della qualità con cui realizza i propri eventi, benché debba ricorrere sempre alle proprie risorse umane interne e a fonti di finanziamento esigue, da un altro lato questa circostanza dovrebbe suscitare una riflessione sulle politiche culturali che vanno per la maggiore in Sardegna, tanto a livello locale quanto a livello generale.

La cultura in Sardegna è ampiamente finanziata, come si diceva. Andrebbero però valutati i criteri con cui lo si fa, l’orizzonte di valori di riferimento, gli effetti sociali che tali finanziamenti ottengono. 

Facciamo un esempio concreto, per chiarire dove sta il punto. La RAS finanzia le politiche linguistiche. NON HA una politica linguistica, ma finanzia varie entità professionali e/o associative che dovrebbero fare promozione linguistica e progetti ed eventi che sulla carta la contemplano tra i propri scopi. Non risulta che sia mai stata fatta una valutazione sui risultati conseguiti.

Fàulas, e ANS come entità organizzatrice, non ricevono denaro pubblico per inserire il sardo (e le altre lingue di Sardegna) nelle proprie attività, ma ne fanno larghissimo uso, in modo inclusivo e senza alcuna deriva etnocentrica. A dirla tutta, dentro ANS si fa largo uso del sardo – e, dove ci siano persone parlanti altre lingue di Sardegna, anche di quelle – anche al di là degli eventi pubblici, nelle sue stesse attività interne. Per quanto possa suonare paradossale, non è una prassi comune, nemmeno in ambito indipendentista (che per troppi versi, detto per inciso, è fin troppo “italiano”).

L’attenzione per la questione linguistica in ANS si spinge fino al punto che le persone ospiti dei vari momenti del programma, quando parlanti altre lingue, soprattutto se lingue minorizzate o comunque di minoranza, sono messe nelle condizioni di usarle. Come nel caso della tavola rotonda internazionale con ospiti di Corsica, Catalogna e Süd-Tirol (oltre alla Sardegna). La traduzione simultanea in sardo, proiettata sullo schermo della sala consentiva la comprensione alle persone presenti.

Ma questo è solo una delle caratteristiche di Fàulas. Il fatto stesso che sia un festival dichiaratamente orientato a decostruire, mettere al vaglio e, dove sia necessario, ribaltare la mole di stereotipi, pregiudizi, mitologie tossiche che ammorbano la percezione di sé delle persone sarde (e alimentano i pregiudizi all’esterno dell’isola), ne fa un unicum nel panorama culturale isolano. Un unicum in controtendenza, in un contesto in cui invece gli eventi culturali, a cominciare dai numerosi festival letterari, sono quasi sempre destinati a un pubblico già filtrato in partenza, in termini spesso alieni alla realtà stessa che ospita le singole manifestazioni. Quanti nuovi lettori ha conquistato ogni singolo festival letterario che si tiene in Sardegna? E quanta coscienza collettiva di sé, nel mondo e nel tempo, produce ogni singolo evento culturale finanziato dalla Regione o dai Comuni?

In proposito mi verrebbe da citare non qualche studio sociologico in materia (che non esiste, purtroppo), ma una canzone di Dr Drer, Michele Atzori, anche lui ospite di questa quinta edizione di Fàulas (a cui ha pure regalato un pezzo dallo stesso titolo, Fàulas, pressoché ritagliato su misura). Il pezzo che mi viene in mente è Cds, presente nell’ultimo disco di Su Dotori, Fogu. Cds sta per cultura-di-sinistra, intesa in senso deteriore, elitario e culturalmente alienato. Rimando all’ascolto del pezzo, per farsi un’idea di cosa si tratta.

Il mondo della cultura, in Sardegna, è fin troppo accomodante con la politica e sorvola troppo facilmente sui nostri problemi concreti. Che sono di consistenza drammatica, molto difficili da ignorare, se non per scelta. Esiste una forma di condizionamento diretto e indiretto dell’ambito culturale (in senso ampio) da parte della politica. I finanziamenti sono solo l’aspetto più immediato, ma ce ne sono anche altri. Possibilità di carriera, incarichi di consulenza, cooptazione in influenti circoli ristretti a stretto contatto con le stanze del potere sono tutte modalità di reclutamento o se non altro di depotenziamento della portata critica del lavoro culturale. 

Con eccezioni virtuose, va precisato. Non c’è solo Fàulas, a costituire un esempio di metodo e obiettivi alternativi alla prassi maggioritaria. Un altro è il festival Bookolica, che quest’anno si terrà a Tempio dal 22 al 24 ottobre prossimi. Bookolica è non a caso partner ormai consolidato di ANS ed è stato presente anche in questa edizione.

Allo stesso modo va citata la collaborazione con Eja tv e Radio Televisione Sarda, costantemente al fianco di ANS nei suoi eventi.

Un’altra scelta di campo non scontata ma fortemente voluta da ANS per questa edizione di Fàulas è stato il coinvolgimento di due associazioni come Istravanad@s di Nuoro e Madera di Cagliari, per la realizzazione e la gestione di uno Spazio viola nel corso delle due giornate del festival. Uno spazio di decompressione, accoglienza inclusiva e riposo per chiunque ne avesse bisogno. 

L’elenco delle collaborazioni non finisce qui. Chi non avesse partecipato a questa edizione del festival e volesse averne un’idea può consultare il programma, nel sito di ANS. È facile constatare come l’associazione stia mettendo in pratica uno dei suoi obiettivi fondamentali, che è anche una scelta strategica: creare rete, mettere in consonanza e in connessione realtà associative e professionali diverse, realizzare cose insieme, moltiplicare le forze. Non è facile e c’è ancora tanta strada da fare, ma intanto il cammino è iniziato. E anche questo, di suo, è un ribaltamento di uno dei luoghi comuni più velenosi e depressivi che abbiamo interiorizzato (a dispetto delle evidenze contrarie): il fatto di essere congenitamente “disunit_”.

Il consuntivo di questa quinta edizione di Fàulas è positivo. Il costo in termini di impegno per le persone di ANS è elevato, date le necessità pratiche richieste dall’organizzazione di un evento come questo, ma al momento sembra valerne la pena. 

Una nota problematica, su cui andrebbe fatta una riflessione a sé stante, è la scarsa partecipazione del pubblico locale. Non sembra che Oristano abbia colto in pieno il senso di un evento come Fàulas, o comunque non ha mostrato un interesse diffuso, nonostante le cinque edizioni realizzate in città. Avrà avuto il suo peso la concomitanza di altri eventi, organizzati e/o sostenuti dall’amministrazione locale (quest’anno c’erano in contemporanea la sagra della vernaccia e quella del mostacciolo), o altri fattori, compresa la stessa promozione in loco dell’evento; ma in ogni caso è un dato da valutare. 

Nondimeno, Fàulas ormai ha un suo pubblico consolidato, pansardo se così si può dire, che è più ampio di quello pur numeroso accorso in presenza agli appuntamenti in programma il 10 e l’11 ottobre, dato che molti di questi si possono recuperare online. Fàulas rappresenta in ogni caso un punto di riferimento e una fonte di (in)formazione ormai riconosciuti. La qualità messa in campo e la riuscita dell’evento sono di per sé una gratificazione per tutte le persone che ci hanno lavorato.

L’auspicio è che Fàulas prosegua il suo percorso – obiettivo che è nelle intenzioni di ANS – e continui, anche nei prossimi anni, ovunque sarà realizzato, a fornire contenuti di valore e stimoli di riflessione alla collettività sarda.

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