Lettera aperta agli indipendentisti di Francesco Casula

Pubblichiamo volentieri questa “Lettera aperta” agli indipendentisti sardi scritta dal prof. Francesco Casula, con l’auspicio di aprire, o riaprire, il dibattito sulla situazione politica in Sardegna anche alla luce di una evidente crisi del movimento e della complessità del momento storico che stiamo attraversando. L’analisi, seppur breve, tocca temi da tempo al centro delle critiche che si muovono all’area indipendentista, ma che probabilmente hanno ancora bisogno di essere affrontati con maggiore profondità e senso di responsabilità, viste le drammatiche condizioni ambientali, economiche e sociali della nostra Isola. Almeno se si vuole percorrere un reale processo verso l’autodeterminazione che non sia solo un progetto elettorale.


de Francesco Casula

Vedo gli indipendentisti divisi. Litigiosi. Abbacchiati spaesati e rannicchiati. Chiusi in se stessi. Tutt’al più tesi a gestire e coltivare e custodire il proprio orticello. Sa tanchitta. Che risulta viepiù modesta: e dà pochi frutti. Sempre meno.

Vedo gli indipendentisti, soprattutto, pessimisti. Quasi disperati. Come se la storia fosse già finita. E loro – e noi – vinti e sconfitti. Per sempre. Definitivamente.

Vedo molti giovani indipendentisti già vecchi. Invecchiati prima del tempo, già bacucchi. Anche loro rassegnati. Che invece di cambiare il mondo, rivoluzionandolo, cambiano se stessi, adeguandosi. Alle mode del momento. Ai valori dominanti. Alla cultura mass-mediologica. Anche loro diventati “realisti”, “pragmatici”. A la page. Che cercano scorciatoie e, magari, nuove prospettive e “sistemazioni” con il pretesto del “realismo”.

Vedo intellettuali indipendentisti pieni di rancore. Boriosi e settari. Che si impancano a giudici. E su tutti tranciano giudizi implacabili, definitivi e definitori. Ma soprattutto negativi verso tutto il mondo indipendentista. Giudizi sprezzanti. Assolutamente ingenerosi, verso un Pianeta, che pur con errori e limiti, è l’unico mondo che, in modo disinteressato, lavora e opera per una Sardegna più libera e prospera.

Sia ben chiaro: la critica anche radicale è necessaria. Altrettanto l’autocritica. Che deve essere impietosa. Anche dura. Da parte di tutti i gruppi. Ma anche da parte dei singoli militanti.

Troppi errori hanno fatto. Abbiamo fatto: troppo ideologismo. Troppa propaganda vuota. Troppo settarismo. Inutili (e dannosi) leaderismi.

Con la sottovalutazione della questione linguistica e culturale. Con lo scetticismo se non con l’opposizione al sardo come lingua nazionale unitaria, favorendo lo sminuzzamento della lingua stessa, ridotta in tal modo a “dialetti” cioè a folclore paesano.

Con la sottovalutazione della questione sindacale e della questione istituzionale (Riforma dello Statuto sardo) con posizioni inutilmente estremiste e primitive.

Ma soprattutto: con troppe divisioni. Divisioni nefaste e ingiustificate. E ingiustificabili. Co inutili rotture e spesso, ancor più inutili “separazioni”.

Il mio non è un ingenuo invito all’embrassons nous. A una rappacificazione e unità, formale. Senza obiettivi. Senza strategia né visione. Tutt’altro!

Il mio è un invito a ri-partire: nella chiarezza. A ri-prendere il cammino iniziato dai nostri Padri: seguendo la rotta indipendentista indicataci da Antonio Simon Mossa e Angelo Caria; la rotta identitaria comunitarista e antiglobalista di Eliseo Spiga; la rotta culturale e linguistica di Cicitu Masala e Giovanni Lilliu; la rotta antropologica di Placido Cherchi.

L’importante è riprendere e ripartire con la militanza attiva per una capillare, ubiquitaria e diffusa controinformazione culturale e politica: senza limitarsi ad agitare al vento facili slogan o discorsi che non riescono a far muovere i mulini per macinare grano.

L’importante è fare le cose non limitarsi a denunciarle, sperimentare e non solo predicare, praticare l’obiettivo, praticare scampoli di indipendenza (anche nel campo economico e sociale, oltre che in quello culturale e linguistico) e non aspettare l’ora x in cui questa si raggiungerebbe.

L’indipendenza infatti è insieme un progetto e un processo di lunga lena e lunga durata: economico, sociale e culturale prima ancora che elettorale.

L’importante è incrociare la gente, i lavoratori, i giovani, i loro sguardi: leggendo cuori, ascoltando storie, percorrendo strade, sostando nelle Piazze, stringendo mani a persone non ad interessi.

L’importante è costruire trame che organizzino e compattino i soggetti sui bisogni, gli interessi, la crescita culturale e civica, favorendo l’autorganizzazione dei cittadini e il protagonismo sociale, i contropoteri popolari e comunitari. L’importante è rivolgersi ai Sardi, a tutti i Sardi: uscendo dal minoritarismo gruppettaro.

L’importante è partire dalla consapevolezza che, attraverso la rottura delle catene della dipendenza. abbiamo tutto da guadagnare e niente da perdere, come popolo intendo e non come singoli.

L’importante, ripeto, è “il fare” più che “il dire”: ma all’interno di una “visione”, una cultura, idealità alte e “altre”. Con la valorizzazione e l’esaltazione delle diversità, ovvero delle specifiche “Identità”: certo per aprirsi e guardare al futuro e non per rifugiarsi nostalgicamente in una civiltà che non c’è più; per intraprendere, come Comunità sarda, il recupero della nostra prospettiva esistenziale: la comunità e il comunitarismo e i suoi codici etici basati sulla solidarietà e sul dono, i valori dell’individuo/persona incentrati sulla valentia personale come coraggio e fedeltà alla parola e come via alla felicità. E insieme per percorrere una “via locale” alla prosperità e al benessere e partecipare così, nell’interdipendenza, agli scambi e ai rapporti economici e culturali.

E l’intero popolo sardo deve essere il nostro referente: e la nostra bussola. Con lui dobbiamo costruire l’Autodeterminazione nazionale.

Un cenno infine sulla Questione elettorale: se è fondamentale partecipare alle elezioni, occorre anche superare il “cretinismo parlamentare”: riponendo in esse capacità miracolistiche e taumaturgiche invece di considerarle un momento, sia pure importante, della lotta politica. E comunque rompendo la prigione e l’incatenamento rispetto alle formule dei Partiti italiani (centro sinistra/centro destra). 

La nostra presenza alle elezioni, ad iniziare dai Comuni per poi puntare alle nostre elezioni “nazionali” (leggi regionali), deve tendere a costruire liste unitarie: mai più divisi!

Per creare un’alternativa “civica” e comunitaria (prima e oltre che indipendentista) rispetto alle liste di Partito e dei Partiti italiani.


Foto: Sardegnaierioggidomani

6 commenti

  1. Sagge parole ma come possiamo andare avanti farci conoscere avendo tutti i siti archeologici chiusi da decenni,i nostri politici che ci promettono la zona franca una volta seduti in poltrona si dimentica dimenticano anche di essere sardi, non abbiamo una compagnia navale ho aerea siamo ostaggi a casa nostra paghiamo le tasse e non abbiamo servizi,vedi la sanità.

  2. Concordo pienamente. Per altro, il F.I.S., cui appartengo, sta prendendo iniziative proprio nel senso proposto dal prof. Casula. Sono dell’avviso che, anche per superare gli sciocchi divisionismi che, purtroppo, da sempre, hanno caratterizzato il movimento indipendentista, sia opportuno procedere a incontri autoconvocati.

  3. Fueddhus santus chi cundividu sentz’e peruna duda. As lumenau is giovanus indipendentistas chi parint ‘ecius, giustu ma, mira ca seus medas i s becius chi pareus giovanus, sperantzosus sempiri chi sa terra nosta bengat liberat. Ndh’aprofitu po t’arregodai ca, su 12 de totu is santus, is su Lazzaretto de Casteddhu a is 10 e mesu, s’est organitzau un’atobiu po chistionai de Indipendentzia e Federalismu, chi olis t’allogu una cadira. Unu saludu fraternu.

  4. mi sono sempre chiesto come mai in Sardegna nonostante uno spirito identitario forte e diffuso,in presenza di tante (troppe)correnti di pensiero indipendentiste non si sia mai concluso nulla di importante,la tua riflessione francesco,sinteticamente, offre risposte e proposte che ritengo valide,gli indipendetisti ideologici,rancorosi,pessimisti e incocludenti sono però un bel muro,c’e bisogno di tantissima wnergia per buttarlo giù

Lascia un commento / Cummenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.