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Rinnovabili, metano, carbone: il colpo finale della speculazione energetica, in accelerazione massima – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Tutti i sabato mattina su S’Indipendente

Mentre l’Unione Sarda ricorda l’anniversario della raccolta firme della Pratobello, ad un anno di distanza alcuni fatti mostrano un’accelerata sulla speculazione energetica: il Tyrrhenian Link non ha più ostacoli, si aggiungono altri impianti offshore nel Sulcis, un parco eolico nel Goceano-Gallura, il decreto accelerazione imporrà nuove semplificazioni per le fer in Sardegna, arriva il metano nel porto di Oristano, che porterà energia a Portovesme, il phaseout del carbone è rimandato e ora si propone il 2038 come data finale.
Produrranno con tutte le fonti possibili, chi ancora usa la parola transizione non ha colto alcuni passaggi! La parola corretta è aggiunta energetica.

L’adunanza del consiglio di stato boccia il ricorso straordinario al presidente della repubblica del comune di Selargius contro il Tyrrhenian Link, per vizi formali e procedurali, senza per questo entrare nel merito dei contenuti: le ragioni erano validissime, ma non verranno discusse. Un articolo di CagliatiToday ricostruisce quasi fedelmente la vicenda, tranne sul fatto che il comitato ha presentato l’esposto per possibili emissioni elettromagnetiche. È vero che il comitato ha presentato l’esposto, ma relativamente ad un cavo di un impianto BESS che per ricollegarsi al Tyrrhenian Link passerà su un immondezzaio fuori controllo, con presenza di rifiuti speciali, tra cui amianto.

Perché il comune non si è svegliato prima, per proporre un ricorso al Tar del Lazio?
Perché l’avvocato Dore, incaricato dal comune, ha contato la scadenza dalla pubblicazione sul buras e non dalla data di consegna della pec?

La notizia del consiglio di stato ha riattivato il dibattito dei vari tecnici filo-Terna, che fin dal primo giorno hanno contrastato la ribellione, riparandosi dietro tecnicismi, su posizioni politicamente debolissime o miopi.
Come lumache, sono uscite tutte insieme sotto la pioggia a festeggiare la vittoria di Terna, e a sparare sul comitato che ha posto la questione con forza in questi anni.

I tecnici in cattedra in modo supponente bacchettavano, dicendo che il Tyrrhenian Link era necessario per il phase out del carbone.
Dicevano che serviva a stabilizzare la rete, in assenza di una fonte costante.

Era arrivato il piano del Politecnico, sulla Sardegna 100% rinnovabile, ma non si sono resi conto che quel piano andava bene tre anni fa, era superato dai problemi tecnici e dalla nuova narrazione politico-industriale.

La siccità energetica in Germania e il blackout in Spagna hanno mutato radicalmente la narrazione, i tecnici si sono accorti molto tardivamente che un sistema troppo sbilanciato sulle rinnovabili non regge (quando hanno progettato dormivano? Non potevano prevederlo prima? I tecnici!).
Pichetto Fratin si adegua alle richieste degli AD di Eni e Enel e non chiude il carbone. 
Questa settimana arriva un contro ordine ancora più grande, da Calenda e Forza Italia: il carbone continua fino al 2038. Non può mancare anche il riferimento al nucleare.

Ora succede che la causa principale per cui spacciavano la necessità del Tyrrhenian Link (il phase out dal carbone) non esiste più, ma proprio ora arriva la conferma che il Tyrrhenian Link si farà. E da settembre aspettiamoci il cemento su quello che fu il presidio degli ulivi.

Il sindaco Concu ha ottenuto il suo obiettivo, nel 2022 parlava di Tyrrhenian Link come “opportunità per Selargius”, fregandosi le mani per le compensazioni (un bosco urbano pagato da Terna, che faceva già parte del suo programma elettorale del 2022).

Cambiando argomento, ma non troppo, il sindaco selargino offre ai rom 8.500 euro a famiglia per cercare casa e sgombrare il campo nomadi.

Riassumendo in breve, il campo rom dista poche centinaia di metri da su Padru, dove sorgeranno le stazioni Terna, in cui periodicamente vengono bruciati rifiuti vari. Il problema ambientale è grave e vecchio, ma è stato sempre trascurato, ci sono stati anche servizi televisivi statali a proposito.

Il sindaco viene contestato dalla popolazione per gli incentivi (“e allora gli italiani?”), ma la seconda generazione dei rom è italianissima, e si sente italiana sicuramente più di quanto mi senta italiano io.
Il sindaco si giustifica sostenendo che i fondi provengono dalla regione e sono vincolati, dunque non gravano sulle casse comunali e non possono essere spesi in altro modo.

A parte il fatto che questa soluzione viene proposta proprio ora che Terna ha campo libero (e il campanello del complottismo interiore squilla all’impazzata), Concu ancora una volta risolve la questione nell’unico modo con cui affronta le questioni complesse: con le compensazioni.

Il pensiero semplice, primordiale, del sindaco non ha mai pensato in questi anni a politiche di integrazione, ma risolve tutto compensando. Sento già i critici ribattere che “sono loro che non si vogliono integrare”, ma quali tentativi seri sono stati fatti per poter affermare questa posizione?
La sensazione che ci sia davvero lo zampino di Terna è comunque concreta, la soluzione trascurata da anni è arrivata improvvisamente, ed è la più comoda.

I comitati si oppongono con delle obiezioni all’offshore del Sulcis, 55 pale alte 320 metri per una potenza di 990 Mw, ad una distanza minima di 23 chilometri. Alcuni tecnici dei comitati della Pratobello (Parteolla-Gerrei, Uta, Karalis-Pirri) hanno presentato delle opposizioni all’impianto del Sulcis.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (6 agosto 2025) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di realizzazione dell’ennesima centrale eolica, stavolta a opera della società milanese Ame Energy s.r.l. nelle terre fra Goceano e Gallura, nei territori comunali di Pattada e Buddusò (SS), riguardante 26 aerogeneratori con un’altezza massima complessiva di circa 200 metri, per una potenza nominale massima pari a 171,6 MW.

Mauro Pili fa due denunce importanti: l’oligarca ucraino Rinat Akhemetov acquista 99 terreni, per 400 ettari, non sono pochi, se non altro perché non è caso isolato di acquisto dei terreni sardi. Stiamo assistendo ad un gigantesco land grabbing (ma anche sea grabbing) a danno dei sardi. Per giunta finanziato con i soldi del pnrr delle rinnovabili, dunque stanno drogando il mercato. Stanno speculando, perché i terreni sono agricoli ma l’uso che ne faranno è industriale. Poi pagheremo noi il rimborso dei prestiti del pnrr (in pratica pagheremo il furto della nostra terra). Un popolo senza terra è quanto più lontano dal concetto di sovranità e autodeterminazione.

L’altra denuncia riguarda il “decreto accelerazione” con cui si individuano 11.382 ettari di zone di accelerazione, dove fare impianti rinnovabili sarà più rapido, con meno controlli, senza ostacoli.

“Il DL Infrastrutture specifica anche che i Piani regionali per le zone di accelerazione terrestri debbono includere le aree individuate secondo le nuove specifiche. Non solo. Le stesse amministrazioni dovranno sottoporre le proposte di Piano alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) entro il 31 agosto 2025. Per snellire le tempistiche La procedura si svolgerà con i termini procedurali ridotti della metà. “

Dermatite bovina. Tra gli attivisti, inizia una strana campagna di boicottaggio contro gli allevatori che vaccinano le mucche. Senza entrare nei contenuti del vaccino, sparare sul mondo delle campagne, che mantengono il presidio dei paesi, traino dell’economia dell’interno e baluardo contro il land grabbing (fura-terra) delle multinazionali delle rinnovabili è un autogol che non ci possiamo permettere. Non in questa fase.

Sempre relativamente al mondo agro-pastorale, dazi al 15% sul pecorino. Per Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, si tratta di «un mercato che vale negli Stati Uniti 170 milioni di euro annui, i dazi peseranno sui prezzi per circa 25 milioni di euro. »

Crisi istituzionale Sardegna-Italia?

Il Governo impugna la legge Salva casa varata in Sardegna. «Il Governo mette in dubbio la nostra competenza primaria».

Ormai gli scontri istituzionali si ripetono costantemente, sotto ogni legislatura. Lo scontro è tra governo italiano (destra), contro governo sardo (sinistra)? Oppure è in corso uno scontro di lungo termine tra le istituzioni RAS e stato italiano che fa emergere un conflitto tra la Sardegna che vuole ampliare i propri poteri e uno stato che non cede per continuare ad utilizzare l’isola come hub per servitù varie? 
Se guardiamo con gli occhi del breve periodo vale la prima interpretazione, è uno scontro politico-partitico, se guardiamo con gli occhi del lungo periodo vale la seconda, lo scontro è istituzionale. Purtroppo, lo sguardo dei cittadini e dei politici guarda al giornaliero, le notizie di una settimana fa sono archiviate e dimenticate, per cui lo scontro non viene metabolizzato correttamente e non emerge politicamente nelle sue possibili conclusioni. 

A dimostrazione, in un’intervista Maria Antonietta Mongiu, del comitato scientifico per l’insularità in costituzione, sostiene che l’insularità “non è più solo la causa dello sviluppo lento, ma diventa soprattutto la soluzione. La via della salvezza. Anche rispetto a quel decadimento dei tempi tracciato fuori dalla Sardegna“.

È il segno che lo scontro istituzionale, oggettivamente in corso, ha preso uno sbocco anomalo, per cui l’isola non chiede in massa maggiori poteri, ma si limita a rimarcare l’ovvietà che siamo isola, allo scopo di avvicinarci anche geografica alla penisola, per poter così strappare maggiori risorse economiche, puntare ancora una volta sull’assistenzialismo accattone e stringere ancora di più il cappio della dipendenza dell’isola.

Eppure, dati alla mano, paragonando i risultati di diverse isole del Mediterraneo, facilmente si dimostra che l’insularità non è un limite. In questo articolo, dal confronto con le altre isole del Mediterraneo, era emerso inequivocabilmente.


La settimana scorsa abbiamo parlato di festival in chiave “nazional-popolare” italiana, ce ne segnalano due impegnati. Propagazioni, curato da Vito Biolchini, orientato a tematiche molto attuali, vicine all’area progressista – campo largo, con una piccola spolverata di Sardegna. L’altra è la storica Cabudanne de sos poetas, che esordisce quest’anno con uno scoppiettante “Isole in guerra. Occupazione militare e colonialismo in Sardegna, Sicilia e Corsica”.

A proposito di Corsica, gli indipendentisti di Sardigna Natzione e di Repùblica sono stati alle Ghjurnate Intenaziunale di Corti. Emerge il rifiuto da parte di Corsica Nazione della proposta della carta autonomistica offerta da Macron.


Muore il poeta Bernardo Zizi, aveva 97 anni. Ultimo di quella generazione, oltre alla dote poetica era dotato anche di un notevole senso dell’umorismo, che rendeva le sue ottave imbattibili ed efficaci. Qui una cantada tra Zizi (Muzere fea e rica) Masala (Muzere bella e pòbera).


Sa Cida in 1 Minutu

Scuola, il crollo dell’Isola: 5 mila banchi restano vuoti. Pochi figli e sempre più tardi, la denatalità sta presentando il conto

Trasporti. Presentato il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Cagliari. L’articolo è della Nuova Sardegna, la F2i ha gli occhi puntati sull’aeroporto cagliaritano

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Dermatite bovina, l’accordo dopo il litigio, lunedì il provvedimento unitario. Si tratta sulle risorse

Sanità. Allarme tra i medici sardi: «Troppe prescrizioni inutili». Ogni anno gli esami inappropriati rappresentano almeno il 20% del totale. 

Decadenza. Depositato l’appello dei difensori della presidente Todde

Le spettacolari inchieste della Nuova Sardegna. Articolone su Belen, “anche le dee vanno in riserva: la lite a Porto Cervo – Ecco come è andata”.
Ecco uno stralcio: “Lei è a bordo del suo suv, non si accorge dei birilli che per sicurezza limitano l’accesso, oppure semplicemente li ignora. […] Il benzinaio non la prende bene: «Ma scusami, io ti dico che non puoi passare, perché hai spostato il birillo?». Belen lo guarda. Non chiede scusa. Non gira il volante. Dice, invece: «Perché LEI mi sta sul cazzo!». Così. Con la L maiuscola davanti alla parolaccia. Ora, attenzione. Non ha detto “TU mi stai sul cazzo”. No. Ha scelto il “LEI”, come insegnano le buone maniere. Un litigio col tacco 12. I nervi sono tesi come un tanga. Il benzinaio non si scompone. Risponde con elegante distacco: «Anche lei mi sta sul cazzo. E quindi?». Poi eccolo, il terzo uomo, il più saggio di tutti. Quello che riporta ognuno con i piedi per terra. «Oh Belen! Guarda che sei sul pozzetto! C’è il pozzetto aperto!».”

Tornano i cinghiali nelle notizie del giornale sassarese, ci erano mancati ❤️ “Strage di spazzatura “differenziata”: allarme cinghiali a Rizzeddu.

E a proposito di cinghiali, chiudiamo con una poesia di Zizi sul cinghiale braccato, metafora della Sardegna.


Immagine: italotreno.com

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