Sardegna indipendente, l’isola ce la può fare? – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia

Come ogni sabato mattina su S’Indipendente

Mentre l’indipendentismo sardo vive di slogan, come “fintzas a s’indipendentzia”, “a foras s’italia”, le altre nazioni senza stato organizzano con fatti concreti la propria indipendenza.

Galles, Irlanda e Scozia si coalizzano per preparare un cammino comune. I partiti nazionali di queste nazioni sono maggioritari e governano, come in Corsica e in Catalogna, del resto.

Di fatto non si può parlare di percorso di indipendenza se non ci si conta e si misura la forza numerica, oltre che con quella delle “Ragioni”. E su questo, le elezioni non sono il terreno ideale per i sardi, che mostrano tutta la loro inconsistenza e la propria dipendenza dai partiti coloniali italiani.

Un referendum per l’indipendenza, senza una forza numerica che la precede, è politicamente un’impresa impossibile.

Ultimamente si riparla di indipendentismo sardo, lo ha fatto L’Indipendente intervistando Ardu del discusso movimento Surra.
Qualche settimana fa il giornalista Guido Gara su Cagliari Today ne aveva parlato in due articoli (Quanto costerebbe la Sardegna sovrana e indipendente e come potrebbe autofinanziarsi e Una Sardegna indipendente e sovrana potrebbe vincere lo spopolamento e l’invecchiamento progressivo dell’Isola).

Piero Marras rilascia un’intervista alla Nuova Sardegna: sogna una Sardegna indipendente. A leggere i commenti sui social, emergono due tipologie di contrari: da un lato, emergono persone “sentimentalmente” legate al tricolore, a causa dell’indottrinamento scolastico di stampo risorgimentale, fatto di narrazioni sui nostri nonni che hanno combattuto per la “patria”, a cui si aggiungono i talk show televisivi che pongono al centro i problemi italiani. Sono quelli che dicono la “Sardegna e il resto della penisola“, a cui sono talmente legati da dimenticare la geografia.

Dall’altro, altre persone pongono le obiezioni economiche, del tipo “vorrei ma non posso”, “mi piacerebbe, ma non ce la facciamo da soli”. Le più ardue da demolire.

Abbiamo un tasso di natalità che ci porterà al dimezzamento in pochi decenni, emigrazione continua, urbanizzazione costante. Contrariamente al senso comune, avere pochi abitanti non significa più facilità nel trovare lavoro. Significa mercato piccolo e meno opportunità per le aziende, e meno assunzioni. Da questo punto di vista il turismo può essere una soluzione per allargare stagionalmente il mercato interno.

L’export, cioè l’altro sbocco del mercato, riguarda soprattutto la petrolchimica, un po’ di pecorino romano, un po’ di agroalimentare e poco altro.

Se non rispondiamo alla domanda “come ci sosterremmo economicamente?“, l’idea indipendentista non riuscirà a diventare maggioritaria e a convincere i più dubbiosi.
Simon Mossa rispondeva “meglio una repubblica di straccioni che una colonia di miserabili”. Aveva ragione, ma oggi temo che non basti e che qualche risposta occorra darla.

Alcune precisazioni: già paghiamo la sanità, ma non è un bel biglietto da visita, anche se come attenuante c’è da dire che la carenza di medici è dovuta anche a una legge statale assurda che per anni ha limitato l’accesso all’università di medicina.

Alcuni dati economici

Circa il 26% dei sardi è impiegato nell’industria, il 3% nell’agricoltura. Il 70% è impiegato nei servizi, che includono commercio, turismo, pubblica amministrazione, sanità, servizi alle imprese. La pubblica amministrazione impiega circa 109.000 occupati, il 19% del totale.

Eppur si muove, riporta kalaritanamedia che “gli occupati sono passati dai circa 577 mila del 2023 ai 592 mila del 2024, fino a raggiungere quota 598 mila nel 2025“.

Il PIL sardo nel 2024 è stato di oltre 43 miliardi di euro e ha avuto una crescita dell’1,3%, tra le più alte in Italia. Il valore aggiunto settoriale del 2024 attribuisce circa il 4% all’agricoltura, il 16% all’industria, quasi l’80% ai servizi. Confrontando le stesse quote tra occupati e PIL, l’agricoltura e i servizi rendono meglio rispetto all’industria, che con il 26% degli occupati produce il 16% del PIL.

Rapporto Banca d’Italia

Il PIL pro-capite è di quasi 27.731 euro (31 mila dollari circa), per capirci saremmo prima del Portogallo, della Polonia, tra il 50esimo e 54esimo posto nel mondo, su circa 200 stati indipendenti.

Nel 2024 l’export è stato di 6,75 miliardi, l’import di 9,51 miliardi, abbiamo un deficit commerciale. Ma occorrerebbe inserire anche i dati di export e import verso l’Italia, per avere un quadro completo, e allora ci sarebbe l’energia elettrica e i derivati dal petrolio che potrebbero fare la differenza.

Tuttavia, questi dati dicono poco sulle dinamiche che si innescherebbero. Il punto è che non ci sono analisi o studi seri che ipotizzino una società sarda indipendente.

Qualche libro esiste, ma si limita a fotografare l’esistente in una maniera puramente contabile, senza tenere conto delle dinamiche che si attiverebbero con l’indipendenza. I dati attuali possono essere buoni come punti di partenza, da cui, tuttavia, non si possono trarre conclusioni definitive.

Ad esempio, manca il dibattito che per decenni è stato dominante tra gli economisti mondiali dello sviluppo, sulla convergenza (Robert Solow) o sulla divergenza (Myrdal, Lucas, Krugman) delle economie.

Semplifico al massimo, per rendere il dibattito comprensibile. Sono due macro-teorie economiche contrapposte: la prima sostiene che le economie mondiali tendono a convergere, basandosi su diversi elementi, tra cui il fatto che i capitali sono sempre in cerca di mercati con manodopera a basso costo e questo permette a quelle economie di crescere.

L’altra teoria, quella della divergenza, si basa sul fatto che la ricchezza si fonda sul patrimonio di conoscenze accumulate e su vari fattori attrattivi che rappresentano un volano per aumentare le distanze tra chi ha conoscenze ad alta tecnologia e chi a bassa tecnologia.
Nel mondo ci sono esempi reali che danno ragione sia alla prima teoria che alla seconda.

In quale schema ricade la Sardegna? O meglio, in quale schema ricadrebbe una Sardegna indipendente e con regole nuove?

Certo che l’accoppiata mercato piccolo e pressione fiscale italica non è un buon motivo per sperare. Il modello italiano tarpa le ali al settore produttivo privato, per renderci assistenzialismo improduttivo, e questo non è altro che una doppia corda al collo che ci fa dire che senza l’Italia non ce la potremmo fare. Questo modello italico è chiaramente fallimentare, le imprese del nord reggono la pressione fiscale, la stessa tassazione al sud e in Sardegna è letale o decreta, insieme ad altri elementi, il nanismo delle aziende sarde.

E allora che fare? In questo modello, aspettare la crescita economica per poter dichiarare l’indipendenza significa aspettare Godot. Certo, le idee semplicistiche di paradisi fiscali lasciano il tempo che trovano, ma tra paradiso e inferno ci sarà pure un purgatorio?

Tre articoli apparentemente slegati tra loro raccontano alcune contraddizioni che sono state analizzate senza poi trarne le dovute conclusioni.

– Cervelli in fuga, la Sardegna perde mille laureati (e 177 milioni di euro) all’anno, il dato è contenuto in uno studio della Cisl.

– Il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori: in Sardegna migliaia di posti difficili da coprire.

– La crisi del commercio, in Sardegna chiudono due negozi al giorno: è allarme nei centri storici (a scriverlo è la Nuova Sardegna, il cui editore, De Pascale, ha appena inaugurato il grosso centro commerciale ad Elmas, come ha fatto spesso Zuncheddu, del resto).

Alle prime due notizie aggiungiamo quella dell’abbandono scolastico. In pratica, chi arriva alla laurea non trova lavoro adeguato al titolo di studio, ed emigra.
Il mercato non genera posti di lavoro di tipo intellettuale di alto livello, per cui banalmente potremmo dire che non conviene studiare fino alla laurea. Questo dato potrebbe spiegare l’alto tasso di abbandono scolastico, cioè la mancanza di prospettive nel post corso di studi.

D’altro canto mancano panettieri, pizzaioli, gelatai, ma anche muratori specializzati e lavoratori dell’edilizia, cioè lavoratori specializzati, ma non di tipo intellettuale. Quindi chi abbandona non intraprende un mestiere.

Il trend è di lungo periodo e strutturale, per cui non si tratta di un semplice gap dovuto alla rigidità del mercato del lavoro e ai tempi di riqualificazione dei disoccupati. Prima di dire che ci sono lavori che i giovani non vogliono più fare, occorre prima capire come vengono utilizzate queste informazioni e se esiste uno scambio di comunicazioni tra scuola e mercato del lavoro.

Manca una corretta analisi e manca una campagna della Regione che risolva innanzitutto il problema delle asimmetrie informative (cioè un fallimento del mercato che non si riequilibra istantaneamente) tra domanda e offerta di lavoro.

Il passo successivo è: dopo l’informazione, che tipo di formazione professionale occorre? Troppo in fretta sono stati chiusi i corsi regionali, anche per via di un sistema tendente alla predazione, che portava ad una catena clientelare di tipo politico.

Una Sardegna indipendente può farcela, se saprà giocare su uno sviluppo autoctono, orientando e diversificando le proprie politiche su specializzazioni che partano da una corretta preparazione intellettuale e formazione professionale, favorendo la circolazione delle informazioni tra mondo del lavoro e scuola, riportando l’abbandono scolastico su livelli fisiologici. La scuola è il nodo cruciale nello sviluppo.
La Sardegna ha molte risorse, ma spesso dimentichiamo quella più importante: i sardi!

I deputati europei aggiornano le norme UE sulle infrastrutture energetiche relative alle reti transfrontaliere (TEN-E)

Nuovi Tyrrhenian Link cercasi: i deputati della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia hanno proposto modifiche alle norme che regolano le infrastrutture energetiche transeuropee, ovvero la rete di gasdotti, cavi e altre infrastrutture che trasportano energia attraverso i confini dell’UE. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza energetica migliorando i collegamenti transfrontalieri e riducendo le strozzature, contribuendo così a garantire una maggiore libertà di flusso dell’energia in tutto il continente.

Non toccate il PPR

Dal sito della Regione: “La revisione e il completamento del Piano Paesaggistico Regionale approdano in Consiglio regionale. Oggi (ndr, il 17 settembre) l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, è stato audito dalla IV Commissione, competente in materia di Governo del territorio.”

Ufficialmente il governo sardo sostiene di voler rendere attuabile il PPR; in pratica, occorre tenere gli occhi ben aperti, in tanti hanno cercato di ridurre le protezioni ambientali a favore di una cementificazione delle coste.

Ricordiamo che appena qualche giorno fa l’ambasciatore americano, dal suo yatch, aveva espresso il desiderio su una Sardegna con meno vincoli ambientali.

Da Porto Torres al Sulcis, la lunga crisi industriale sarda e la riconversione che non arriva

Un articolo dell’Avvenire sulla crisi industriale sarda: “In vent’anni circa quattro miliardi di sostegni pubblici hanno attenuato gli effetti negativi, ma la produzione rallenta e l’occupazione continua a diminuire. L’isola attende ancora un vero rilancio.
Un’altra proroga della cassa integrazione, un nuovo piano di rilancio, una ripartenza rinviata. Nelle aree industriali della Sardegna, il futuro di intere comunità resta appeso all’esito di vertenze che si trascinano da anni ai tavoli del Mimit.”

Eurallumina, sindacati critici dopo il vertice al Mimit – titola Sardegna Live. Ritardi sulle risorse e dubbi sull’ipotesi di amministrazione controllata

Mentre la Sardegna onora la dipartita di Pietrino Soddu, occorre ricordare che tra i massimi fautori del Piano di Rinascita ci fu proprio lui.
Sa terra siat lèbia.

Sa Cida in 1 Minutu

Ambiente e Energia

Protesta in pratza in Ceraxus contra a sa bateria BESS Atena Storage srl Manifestatzione de sos tzitadinos contra a sa bateria Atena Storage e a sos progetos cumulados pro s’energia. (Rai News)

Petitzione contra a s’ispeculatzione energètica in Nuragus e Sarcidano Una regolta de firmas chircat de fermare sos progetos energèticos chi minetzant sos territòrios de s’internu de s’ìsula. (Change.org)

Tàtari: tzitadinos contra a s’eòlicu selvàgiu e sa Regione Protesta de sos bividores contra a sa costrutzione de impiantos eòlicos mentras sa Regione abarrat in silentziu. (L’Indipendente)

Tàtari: mega bateria in Truncu Reale e preguntas a su Comune Sos cunsiglieris de opositzione pedent a su sìndigu Mascia de definire sa positzione de sa tzitade subra de s’impiantu. (Cagliari Live TV)

Tyrrhenian Link: addòbiu cun sos sìndigos de Casteddu Sos sìndigos de Sìnnia, Sètimu, Maracalagonis e Cuartu chistionant de sos traballos de su cavu nou. (L’Unione Sarda)

Tyrrhenian Link: possìbile ritardu de ses menses pro s’Est Terna ammustrat sa possibidade de unu ritardu de ses menses pro sa realizatzione de sa camba Est de su progetu. (Quotidiano Energia)

Fotovoltaicu pro sos privados: finantziadas totas sas domandas Sa Regione pùblicat sa graduatòria cun sos agiudos pro sos impiantos fotovoltaicos de sas famìglias sardas. (Regione Sardegna)

Rinnovàbiles: sa reforma UE e su risicu de assaltu Sa norma noa de s’Unione Europea pro sas fontes rinnovàbiles podet giùghere una noa undada de progetos in s’ìsula. (L’Unione Sarda)

Rinnovàbiles: polèmica intre Orsini e sa presidenta Todde Scontró intre su presidente de Confindustria e sa Regione subra de sas detzisiones pro s’energia. (L’Unione Sarda)

Rinnovàbiles: proposta Urpi pro duos gigawatt de impiantos pùblicos Proposta pro garantire una quota de produtzione de energia in manu a sos entes pùblicos de sa Sardigna. (SardiniaPost)

Cummissàriu pro sas rinnovàbiles: polèmica intre Pittalis e M5S Su deputadu de Forza Italia difendit a Orsini mentras su Movimentu Chimbe Istellas atacat sa positzione de su tzentru-dereta. (SardiniaPost)

Ruspas in Cala Moresca pro su film Netflix de Adam Sandler Sos ambientalistas pedent verìficas pro sas òperas de sa tzipula cinematogràfica Netflix in una zona amparada. (SardiniaPost)

Polìtica & Affàrios

Energy Vault in su Sulcis: polu tecnològicu pro AI e Cloud Addòbiu intre sa Regione, s’Ambasciada Svìtzera e Carbosulcis pro s’isvilupu de unu tzentru de tecnologia noa. (YouTG.net)

Esportatzione de su binu: sos datos regionales de su 2026 Su report de sa faina vitivinìcola ammustrat sas tzifras de sas benditas de binu de sas regiones italianas. (Gambero Rosso)

Esportatzione regionale italiana: crèschida manna in su 2026 Sas benditas a s’àsteru de sas regiones italianas crèschenit gràtzias a sa Toscana e a sas novidades de su Sud. (Business Community)

Indennidades e stipèndios pro amministratores: b’at sa lege Sa norma pùblica cunsentit de acumpagnare s’indennidade de su munìcipiu cun sos guadagnos de su traballu privadu. (L’Unione Sarda)

Sicitade in Sardigna: s’ìsula intre sos desertos de Itàlia Allarme pro su stress ìdricu in sa terra sarda chi perdet abba de importu pro s’agricoltura. (L’Unione Sarda)

Isbarcos de migrantes in Sardigna: peruna invasione in s’ìsula Un’anàlisi de sos datos reales ammustrat chi sa chistione de sos isbarcos no est una emergèntzia manna. (Fanpage)

Trigu de Sardigna: pattu nou pro s’IGP de su pane carasau Unu pattu intre sos produtores pro elaborare s’agricoltura e otènnere su marchiu de calidade pro su pane. (L’Unione Sarda)

Biddeputzu: ponte de ferru tancadu e protesta de sos tzitadinos Sos bividores manifestant contra a sas atesas longas pro sa riapertura de sa istrutura de coladòrgiu de sa bidda. (L’Unione Sarda)

Ex Keller: torrat a incumpetzare sa faina pustis de dexassète annos Sa riapertura de s’istabilimentu at a garantire unu benidore seguru pro sos traballadores e pro s’economia de su territòriu. (L’Unione Sarda)

Ex-Bekaert: sa presidenta Todde sarvat chentu-chincuanta postos de traballu Sa Presidenta Todde annùntziat sa salvagàrdia de sos chentu-chincuanta postos de traballu e su rilantzu de s’istabilimentu. (Regione Sardegna)

41-bis in Sardigna: sa Regione ricorret a su Tar Sa Presidenta Todde chircat de ischire chie at detzidu de imbiare sos detentos de alta seguridade in s’ìsula. (SardiniaPost)

Cultura e Sociedade

Tàtari: s’ùltimu saludo a Pietrino Soddu, lider de s’autonomia Tàtari plorat sa morta de s’ex presidente de sa Regione e polìticu de importu mannu. (La Nuova Sardegna)

Samuel Lai: de sordadu a pastore e casàrgiu in Sardigna Sa istòria de vida noa de unu giòvanu chi at isseberadu sa terra e su traballu de su casu. (La Repubblica)

Iscola de ativismu: s’addòbiu Move in Narbolia de Sardegna Chiama In Narbolia s’est acabbada sa prima editzione de su cuntzertu e laboratòriu de ativismu polìticu. (SardiniaPost)

Manu Invisible: sos murales noos divident sa tzitade Polèmicas in subra de sos graffiti noos de s’artista chi sunt cunsiderados dae carchi unu tropu vulgares. (CagliariPad)

Prèmiu Otzieri: su ventises de cabudanni sos bincidores ispetziales S’editzione noa de su cuncursu pro valorizare sa limba sarda ammustrat sos nòmines de sos premiados. (SardiniaPost)


Le scomodissime inchieste de La Nuova Sardegna


Imàgini de copertina: vecteezy, Inge Wallumrod
I testi in sardo sono tradotti dall’AI, ma sono modificati e confermati dall’autore (segnalate eventuali errori)
Is testus in sardu funt bortaus de s’AI, ma funt currìgius e cunfirmaus de s’autori (sinnalai-sì chi ddoi est faddina)

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Un commento

  1. Va bene, io sono per l’indipendenza. Ma i Politici (perché bisogna avere una P grande quando si parla di indipendenza) che dovrebbero governare l’isola dove sono? Chi sono? Ci sono persone con una cultura ed una capacità tali da instradare il popolo sardo alla reale indipendenza? E giornalisti all’altezza della situazione, ovvero, capaci di coinvolgere la popolazione in questa battaglia, ce ne sarebbero? Già il fatto di vedere scritto “Cagliari Today” mi fa rabbrividire. Mi figuro che articolo indipendentista possa scrivere (sto facendo un esempio, solo un esempio). Oppure “Wikitzionàriu de Acadèmia de su Sardu: Su Sardu Standard”. “Su Sardu Standard è l’opera che tutti aspettavamo da anni.” Standard infatti è una noto vocabolo sardo. Ma per favore! Già da queste piccole cose si capisce che la strada dell’indipendenza uno se la deve cercare nel proprio piccolo comprando, parlando e curando (la terra) ciò che è sardo. Altro tipo di indipendenza, in questo periodo geologico, non ne vedo.

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