La debolezza dell’ignavia

La debolezza dell’ignavia. Quello che vediamo in Sardegna è la presenza di due fronti. Uno patriota, ambientalista (nel vero senso della parola) e democratico, che cercano di rappresentare e di fare da megafono alle istanze delle comunità, dalle più grandi a quelle più piccole e ridotte. Dall’altra un insieme di collaborazionisti, svenduto o arrendevole alla politica coloniale, che non si pone problemi alla distruzione del popolo sardo. E nel mezzo il popolo sardo, in parte attento, in parte impotente, in parte covante una rabbia montante, cosa dovuta a più fattori.
Dal fatto che non ci sia una politica rispondente alla tutela degli interessi sardi. Vale per la Giunta, vale per l’opposizione in Consiglio Regionale, che non riesce (o non vuole?) sollevare la questione, salvo rare eccezioni. Troppo alta la posta in gioco? Interessi troppo grossi in ballo, che potrebbero chiamare in ballo la criminalità organizzata o prestanome che stanno dietro a tante, troppe società senza un capitale degno di questo nome, ma la cui proliferazione deve far pensare ad un coinvolgimento in avanscoperta per conto terzi? Fatto sta che non si intravede una data di discussione per la Pratobello 24, ma si insiste su una legge già azzoppata come la Legge 20, si tira alla melina sulla questione decadenza, a dimostrazione che la legge è uguale per tutti i comuni mortali, ma quando trattiamo di politici o di giochi di palazzo, gli asterischi e le postille in fondo al contratto abbondano all’infinito.
Ma il problema non è solo politico. È anche legato alla macchina amministrativa della Regione. Sono convinto che al di là del colore politico della giunta in carica, il risultato sarebbe simile. Per un motivo esterno, ossia l’asservimento della politica isolana agli interessi coloniali italiani; per un motivo interno, ossia l’inadeguatezza istituzionale e burocratica della macchina amministrativa sarda. Che si traduce in scarsa responsività dell’amministrazione isolana agli stimoli ed agli attacchi per possono arrivare sul nostro territorio.
Una dimostrazione è la scarsa percezione che abbiamo avuto in Sardegna sul fenomeno speculativo eolico e sulla sua dimensione. In questo articolo infatti si dimostra come ci sia una discrepanza spaventosa tra gli impianti risultanti alla nostra amministrazione e quelli effettivamente presenti. Tradotto, mentre faccendieri di ogni risma e sorta cercano di speculare, rubare ed espropriare terre appartenenti al popolo sardo, chi lo dovrebbe rappresentare non sa nemmeno quanti siano i casi effettivamente presenti. Altro che presentare opposizione, qua abbiamo tecnici che cascano dal pero.
E questo in parte può spiegare anche l’incapacità e la lentezza con cui la regione presenta opposizioni a tutta la serie di progetti che vengono a gravare sulla Sardegna. Situazione emersa in occasione del repowering dell’impianto ERG in vista della Basilica di Saccargia, poi denunciata a più riprese dal Coordinamento Gallura. Con osservazioni che vengono sistematicamente ignorate, come se fosse normale una cosa del genere e non inficiasse invece la validità dell’intero processo autorizzativo degli impianti.
Cosa da esposto alla Procura, affinché si esorti l’inizio di indagini per accertare il reato commesso. O osservazioni che non vengono eseguite affatto, nonostante il parere di archeologi, biologi, esperti che producono quotidianamente opposizioni più che valide a bloccare determinati progetti. Ed ecco che monumenti di rilievo nazionale ed internazionale possono essere devastati come Saccargia e S’Incantu. Ecco che almeno 6 specie aviarie sarde, tra le quali spicca il Grifone Sardo, vedono a rischio il loro habitat perché la maggior parte dei progetti o dei parchi eolici esistenti ricade nel loro areale, cosa che compromette il loro ciclo biologico e mette a rischio diverse specie protette in Sardegna (come dimostrato dalla Dr.ssa Chiara Costantino e dall’equipe con la quale collabora nei seguenti lavori).
Ed ecco come si rende possibile il teatro dell’assurdo di un’Isola che vede i suoi primi presunti protettori andare non contro chi minaccia, ma contro chi dovrebbe essere protetto. Che continuano a mettere la testa sotto la sabbia e proseguire con quella politica del divide et impera che può soddisfare solo chi ha interesse a sbranare la Sardegna.
Come giustamente indicato da Antonangelo Liori nel suo pezzo, come ormai intuito e compreso da tutti. Sia dai Sardi, sia anche da chi Sardo non è. E per questo è indicativo che nei cinema sardi ultimamente stia spopolando “La vita è così”. Che al di là del taglio che ognuno vuol dare è da valorizzare per una serie di messaggi che lancia, dalla necessità di immaginare il Sardo come capace di determinare il proprio futuro e non solo di subirlo, al fatto che spesso la tattica usata per penetrare in Sardegna e fare il proprio comodo è quella di creare divisioni tra i Sardi stessi, puntando sulla mancanza e sul fatto che la colpa non si riversi su chi ha creato le condizioni di disagio, ma su quei pochi che regolarmente hanno il coraggio di dire no, in forza di un diritto e di una giustizia che vanno ben oltre le misere briciole offerte.
Lo abbiamo capito tutti. Meno i consiglieri a Cagliari. Ma parafrasando e scomodando un personaggio e un libro pesanti il giusto tanto, “Non si può servire la Sardegna e Mammona”.





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Una terra così bella, come fa ‘ad avere un popolo così codardo e servile.