Nuoro-Abbasanta su gomma: l’ennesima presa in giro dei trasporti interni

Venerdì 17 luglio, a Nuoro, in pompa magna e con sprezzo della superstizione, presenti tutte le autorità e i vertici aziendali, è stata annunciata l’apertura di una tratta ARST (su gomma dunque) dal capoluogo barbaricino ad Abbasanta. Il collegamento consentirebbe alla cittadinanza nuorese (in senso ampio) di avere accesso alla rete ferroviaria principale.
I trasporti interni sono un tema da 160 anni
Il dibattito sulla rete ferroviaria sarda non è di quelli che stimolano di più la fantasia, ma è in campo da una cosa come 160 anni (giorno più, giorno meno). Quando il nuovo Regno d’Italia decise di investire nell’infrastrutturazione allora più innovativa – la ferrovia, appunto – i pochi parlamentari sardi di allora chiesero l’estensione dei provvedimenti alla nostra isola. La risposta a lungo fu negativa: per la classe dirigente nord-italiana (con innesti toscani) era assurdo spendere soldi dello stato per un investimento utile solo alla popolazione sarda. A proposito di insularità e della sua vera natura.
Alla fine qualche tratto ferroviario fu realizzato, ma:
1) privatizzando gli ultimi brandelli di terre adibite a uso comune (gli “ademprivi”), in modo da remunerare, senza esborso dello stato, le imprese forestiere (inglesi, in particolare) che avrebbero realizzato l’infrastruttura, quindi facendola pagare agli strati più umili (e più numerosi) della popolazione medesima (da cui le rivolte popolari, la più nota delle quali è quella nuorese del 26 aprile 1868);
2) fondamentalmente a vantaggio dell’estrazione di materie prime dall’isola, onde avviarle più comodamente verso i porti e poi verso il continente. È l’epoca del gigantesco disboscamento della Sardegna, ricordiamolo. Insomma, un approccio squisitamente coloniale.
La “modernizzazione” calata dall’alto (dunque, “passiva”) e concepita come strumentale non ai bisogni strutturali di chi viveva nell’isola, ma alla soddisfazione dei centri di interesse italiani e internazionali e delle lobby politiche dell’Italia del Nord. Non suona familiare questa cosa?
Manca una gestione dei trasporti efficiente e realmente utile alla cittadinanza
Per tornare ai nostri tempi, da anni si parla di connettere Nuoro alla rete ferroviaria principale (quella gestita da RFI) e si adombrano grandi prospettive di collegamento diretto con Olbia da un lato e con Macomer o Abbasanta dall’altro. Intanto, la rete a scartamento ridotto esistente (Nuoro-Macomer, perché gli altri tratti ormai sono in disuso o ridotti a trenini turistici) fatica a trovare una gestione dei trasporti efficiente e realmente utile alla cittadinanza. I collegamenti alla fine sono garantiti dall’ARST con i suoi pullman (sos postales), ma senza particolare coordinamento con gli orari di Trenitalia (provare per credere). Per altro, non esiste, a oggi, un collegamento diretto di alcun tipo tra Nuoro e Oristano (due capoluoghi di provincia) e, tra Oristano e Tortolì, tanti auguri a chi ci prova. Intanto, una rapida indagine di due ricercatori universitari evidenzia come il corpo studentesco sardo sia costretto in molti casi a vere e proprie odissee per andare a scuola e possibilmente tornarne (sulla dicitura “borghi della Sardegna” scelta dal titolista dell’Avvenire servirebbe un altro articolo).
L’annuncio trionfale di un’ennesima tratta di corriera, nemmeno tra Nuoro e Oristano (c’è la stazione della rete principale anche lì) ma tra Nuoro e Abbasanta, in questo scenario suona quasi come una presa in giro. Senza considerare che la scelta suona quasi come una trappola: l’utenza sarà ridotta, per forza di cose, e questo darà il destro per cancellare qualsiasi ulteriore investimento sulla rete ferroviaria. Il tutto rilanciato a botte di sensazionalismo dagli stessi mass media sardi compiacenti.
Provincia negletta e margine degradato anche nei trasporti
In definitiva, di cosa dovremmo gioire, di cosa dovremmo essere grati a questa fanfarona giunta regionale di maneggioni senza competenze e senza alcuna visione strategica? O al generoso stato italiano? Mi verrebbe da scadere nella volgarità e citare il famoso detto: ci pisciano in testa e vogliono convincerci che sta piovendo. Ci sarebbe il tanto. Ma sarebbe (è) uno sfogo momentaneo che non sposta di una virgola la soluzione del problema trasporti, un problema enorme, di dimensioni storiche, che la nostra classe dirigente podataria non ha mai avuto il coraggio di affrontare compiutamente.
Il guaio è che la popolazione sarda, sempre più anziana e sempre più rassegnata, completamente manipolata dall’esposizione costante ai mass media italiani, ignorante in tutte le sue componenti, anche (soprattutto) in quella (semi)-istruita, accetta tutto questo come fatalità o addirittura come colpa collettiva da espiare (per il banale fatto di esistere, forse).
Provincia oltremarina negletta, estensione coloniale da cui estrarre tutto ciò che può essere utile (ad altri), la Sardegna subisce condizioni materiali vergognose che ne fanno un margine degradato dello stato più arretrato e cialtronesco d’Europa. Contenti noi…
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Una piccola chiosa: la Società delle ferrovie sarde aveva sede a Londra, ma il suo titolare si chiamava Gaetano Semenza. E alla fine del processo di alienazione dei 200.000 ha di ex-ademprivili la Società delle ferrovie entrò di fatto in possesso solo di 18.000 ettari, molti di quei terreni tornarono ai Comuni o andarono ad altri privati.