La scintilla nel Sulcis: quando la pace si festeggia con i soldi delle bombe (e la memoria diventa corta)

Tutto è cominciato con un manifesto, una locandina e un dettaglio che a molti è sembrato normale, ma che per qualcuno è stato lo schiaffo definitivo alla coerenza. A Villamassargia, in occasione dei tradizionali festeggiamenti per la Madonna del Pilar, tra le realtà ringraziate e messe in evidenza come sostenitrici dell’evento è comparso il nome della RWM Italia, la fabbrica di armi e ordigni tristemente nota per le forniture impiegate nei conflitti in Yemen e Gaza.

​Un’incompatibilità stridente — quella tra il sangue generato dall’industria bellica e la celebrazione della “Regina della Pace” — che ha spinto una cittadina a denunciare il fatto, con un post su Facebook, senza sconti né mezzi termini, con un testo diventato subito virale. In quel post, oltre alla condanna di un chiaro tentativo di ethics washing, c’era un atto pratico e inequivocabile: la richiesta formale di restituzione del proprio contributo economico, rifiutando che anche un solo centesimo personale potesse finire lavato in quella pulizia d’immagine, e un invito netto rivolto agli altri sponsor e alla comunità a uscire dalla comoda ipocrisia.

​Da quel momento, nel paese del Sulcis, è scoppiato il pandemonio. Il post ha fatto rumore, ha spaccato le opinioni e ha costretto a fare i conti con una realtà che molti avrebbero preferito ignorare tra una sagra e una processione.
​Poi, la metamorfosi.

​La sponsorizzazione, travolta dalle polemiche e dall’evidenza dell’indecenza, è semplicemente sparita dalla circolazione. E a quel punto si è attivata la macchina della narrazione ufficiale. I riflettori statali si sono accesi, l’argomento è finito sulle pagine dei giornali e, immancabilmente, qualcuno ha pensato bene di prendersi i meriti della retromarcia. Nelle cronache patinate e nei lanci di stampa, il “no” alla sponsorizzazione è diventato magicamente il frutto di un’illuminazione d’alto bordo, un sussulto istituzionale guidato da chi, fino al giorno prima, taceva o lasciava correre.

​Si assiste così al paradosso tutto italiano (e paesano) in cui chi ha mosso le acque, chi ci ha messo la faccia prendendosi gli attacchi, le pressioni e il gelo della comunità, viene cancellato dalla cronaca, mentre altri si intestano la battaglia per raccogliere applausi e titoli di giornale.
​Ma la memoria, fortunatamente, non si cancella con un comunicato stampa dell’ultimo minuto. I fatti restano: la scintilla è partita dal basso, dalla schiena dritta di chi non ha paura di dire le cose come stanno, rifiutando i comodi silenzi. E a chi prova a riscrivere la storia per ripulirsi la coscienza, resta solo lo specchio di un’ennesima furbizia svelata.

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Un commento

  1. Concordo pienamente con la Base della manifestazione che ha tutti gli onori per aver detto No agli sponsor di morte. Chi pensa di aver cavalcato l’onda e vorrebbe fregiarsi a paladino di turno,
    a gran voce gli dico …. puuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.

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