Il danno e la beffa dei trasporti interni continuano: ancora sul caso della tratta ARST Nuoro-Abbasanta

La questione dei trasporti esterni e interni della Sardegna, irrisolta da generazioni, è sempre un ambito che regala a piene mani spunti satirici. E potremmo anche accontentarci di riderci su, se non si trattasse di una faccenda estremamente rilevante per la vita delle persone e delle nostre comunità.  Era uscito da pochissimo qui su S’I l’articolo sulla tratta ARST Nuoro-Abbasanta, che cominciavano a saltare fuori le magagne.

Il 22 luglio, ad appena cinque giorni dalla passerella trionfalistica che annunciava la nuova magica tratta, il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu, forse avvisato da qualcuno abbastanza sveglio da non credere alle proprie stesse panzane, scriveva al ministro Salvini per perorare la causa dell’infrastruttura ferroviaria. Che la soluzione su gomma potesse rivelarsi alla fine un bel trappolone in cui la politica sarda, e nuorese in particolare, si stava infilando da sola, improvvisamente diventava evidente anche ai suoi promotori. Meglio tardi che mai, potrebbe dire qualcuno. Tuttavia, se nel computo delle circostanze a favore o contro si mette anche la qualità dell’interlocutore (ossia il ministro Salvini medesimo), i conti precipitano drasticamente verso il segno meno.

Intanto però la nuova linea ARST è stata inaugurata, sempre con proclami degni di altre circostanze e grande gaudio. Tutto bene? Forse no.

Su FB, nel gruppo “Sei di Nuoro se…”, l’utente Giusi Pintori scrive quanto segue (cito testualmente):

Primo giorno del nuovo collegamento Nuoro–Abbasanta–Cagliari. E il servizio “integrato” parte già con 10 minuti di ritardo.
Ora bisogna sperare di arrivare ad Abbasanta in tempo per prendere il treno. Perché, a quanto pare, la coincidenza non è garantita: se l’autobus ritarda e il treno parte, il problema diventa del passeggero.
Alla stazione ARST di viale Sardegna si può acquistare soltanto il biglietto dell’autobus fino ad Abbasanta. Il biglietto ferroviario per Cagliari deve invece essere comprato separatamente, preferibilmente tramite l’app, perché all’arrivo il tempo potrebbe non bastare.
Due mezzi, due biglietti, una coincidenza da sperare e nessuna certezza per chi deve arrivare puntuale a una visita, al lavoro o a un appuntamento.
Un vero servizio integrato dovrebbe prevedere orari coordinati, tempi adeguati per il cambio, coincidenze garantite e un unico titolo di viaggio.
Altrimenti non è integrazione dei trasporti. È una corsa a ostacoli scaricata interamente sui cittadini

Ora, ovviamente è una testimonianza soggettiva, tutta da verificare. Ma diciamocela tutta: alzi la mano chi, in Sardegna, dovendo prendere più di un mezzo pubblico di seguito, non ha mai riscontrato simili inconvenienti. Se è vero che non sempre e non tutti i mezzi pubblici funzionano male, è però facilmente verificabile che non esiste una politica di trasporto interno compiutamente integrata e che orari e tratte spesso rispondono a logiche che esulano dalle necessità pratiche della cittadinanza.

Tra trasporto locale, regionale e statale, con in mezzo i tanti vettori privati che lavorano in convenzione, non esiste alcuna forma di connessione funzionale. Possibile che, in tanti anni, in Regione nessuno si sia mai preso la briga di studiare l’intero sistema di trasporti sardo e di redigere un piano di integrazione come si deve? Magari legato anche ai trasporti esterni, sia via aereo sia via nave? Non vale la scusa della mancanza di denaro, perché 1) il denaro non manca affatto e 2) anche solo con i fondi del PNRR si sarebbe dovuto mettere mano al settore in modo deciso e lungimirante. Non è stato fatto, ne va chiesto conto alla politica. Prima di tutto a quella sarda, dato il suo ruolo di intermediazione (di solito passiva e dipendente) con quella italiana.

Non sappiamo se la tratta ARST Nuoro-Abbasanta servirà a qualcosa di buono. Per ora basterebbe che funzionasse decentemente, in attesa di meglio. Per esempio di una tratta diretta Nuoro-Oristano, altrettanto funzionale a una connessione con la rete ferroviaria principale, oltre che necessario collegamento tra due capoluoghi al momento ancora sprovvisti di tale servizio.

Ma, a voler fare le cose un po’ sul serio, si potrebbe ridiscutere con RFI e Trenitalia tutta la tabella oraria, onde metterla in coincidenza con le varie tratte su gomma, e ridisegnare la rete di trasporti interni verso porti e aeroporti in modo funzionale non al turismo stagionale ma alle esigenze primarie della popolazione residente. Pretese che sarebbero ordinarie e scontate in qualsiasi paese civile, ma che nella Sardegna italiana suonano come delle aspettative utopistiche. Perché, come detto anche altrove, la cruda verità è che la nostra classe dirigente (o digerente, se si preferisce) ritiene che la nostra collettività umana non meriti nulla di meglio di quello – poco – che ha. A chi spetta smentirla?


Immagine: telesardegna.it

Google Siti Preferiti
Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...