Elisenda

Catalogna e Sardegna a confronto al Lazzaretto di Cagliari

De Cristiano Sabino


L’arresto del presidente catalano Puigdemont è stata l’occasione per creare un ponte tra le istanze dei movimenti che si battono per l’autodeterminazione in Catalogna e in Sardegna. Il tam tam di movimenti e associazioni sardi aveva garantito una immediata mobilitazione per ottenere la liberazione del presidente catalano e ha contribuito immediatamente a chiarire che il suo arresto e – di conseguenza – la questione catalana, non sono questioni che riguardano solo i cittadini catalani, ma hanno un immediato impatto nella vita di tutti quei popoli che in Europa risultano compressi economicamente, socialmente e culturalmente all’interno degli Stati.

Davanti alla corte d’Appello di Sassari e al Carcere di Bancali si sono intrecciati dunque dei rapporti tra i numerosi attivisti sardi e i dirigenti delle associazioni e dei partiti catalani accorsi dalla penisola iberica per portare solidarietà al loro presidente. In tale contesto si è consolidato il rapporto tra la Assemblea Natzionale Sarda (ANS) e l’Assemblea Nazionale Catalana (ANC) che ha fruttato l’incontro di oggi tra le due associazioni al Lazzaretto di Cagliari intitolato “Catalunya e Sardigna”, con la presenza della presidente della ANC Elisenda Paluzie intervistata davanti ad una sala gremita dal giornalista Enrico Putzolu e dalla presidente di ANS Valeria Serreli.

Dall’incontro sono emersi diversi temi. Innanzitutto si è chiarito che la spinta indipendentista in Catalunya non è partita dai partiti indipendentisti, ma dalla società civile che in qualche modo ha colmato un vuoto. Tutto è partito da un movimento civico e municipale nella prospettiva di un’agenda sociale e politica. Ciò ha caratterizzato quello catalano come un movimento popolare di base, un nazionalismo di base civica e culturale, indipendente dai partiti politici, con una base territoriale ampia e radicata. Chiaro il fatto che il ruolo della ANC è politico e si esprime in due modi: mobilitazioni e pressione verso i partiti politici, una vera e propria azione di lobbying.

L’attenzione verso l’esperienza di questa grande associazione di massa catalana non ha impedito una focalizzazione sulla situazione della Sardegna. Per mettere a tacere il diritto all’autodeterminazione della Sardegna si usa spesso l’argomentazione secondo cui il popolo sardo è demograficamente debole per aspirare ad un pieno autogoverno. Elisenda Paluzie è anche una economista e ha messo bene in chiaro come la dimensione di un paese non è importante nell’economia globalizzata, come invece poteva esserlo in epoche precedenti dove il mercato interno era quello più direttamente raggiungibile.

Del resto si tratta di un argomento capzioso, perché i francesi usano l’argomento della povertà della Corsica per negarle il diritto all’indipendenza e gli spagnoli usano l’argomento della ricchezza della Catalogna per tacciare i catalani di egoismo. La questione non è però la ricchezza o la povertà, ma la possibilità di prendere decisioni politiche più vicine alle necessità dei territori e dei cittadini, cioè una questione che riguarda direttamente il senso della politica e il significato della democrazia.

Ed è proprio sulla difesa della democrazia che si gioca la questione dell’autodeterminazione. Il ricordo dell’incontro è andato ovviamente agli avvenimenti del 2017 dove decine di migliaia di persone hanno difeso il diritto al voto, facendo barriera alla violenza della polizia, un fatto storico che ha cambiato radicalmente la testa delle persone. Anche il modo in cui gli avversari dell’indipendenza hanno contrastato il referendum racconta la concezione della democrazia di chi non riconosce il diritto all’autodeterminazione dei popoli: invece di sostenere il no i partiti contrari all’indipendenza hanno preferito boicottare il voto e sostenere la repressione prima poliziesca e poi giudiziale.

Ma non sono mancate le autocritiche, come per esempio sul fatto che dopo la dichiarazione di indipendenza il movimento catalano si è diviso sul da farsi, dato che il Governo ha deciso di cercare la mediazione con lo Stato spagnolo. È stato un momento in cui si è perso lo slancio popolare e l’entusiasmo democratico che sembrava inarrestabile e lo Stato spagnolo ne ha senz’altro approfittato.

Rivolgendo lo sguardo al futuro ci si è chiesto in cosa potrebbe essere diverso un modello di sovranità rispetto all’attuale status quo. Fuor di metafora ci si è per esempio chiesti in cosa sarà diversa la Repubblica catalana rispetto alla monarchia spagnola. Elisenda Paluzie non ha dubbi: l’indipendenza innanzitutto proteggerà la lingua catalana, cosa che la Spagna tende a fare sempre meno. La Repubblica catalana è inoltre un’opportunità per stare meglio, per dare voce alla propensione alla coesione sociale, ad una sensibilità democratica sostanziale e non solo legata alla forma e a un’attenzione al rispetto delle minoranze.

Il rapporto con l’Unione europea è stato un altro focus della discussione. È un fatto che la comunità europea è rimasta a guardare. L’UE ha paura dell’applicazione del diritto all’autodeterminazione, quando si tratta di applicarlo internamente. Resta il fatto che la giustizia europea è differente da quella spagnola, per esempio gli esiliati non sono stati estradati e si sono vinte diverse cause a Strasburgo. Ma è un fatto che non si vuole affrontare il conflitto e tutto sta nell’alzarne il livello. La UE si muove solo se questo livello tornerà alto.

Guardando all’immediato futuro ci si chiede cosa accadrà in Catalogna. La prospettiva è perseguire il cammino di autodeterminazione senza mediazione. In prospettiva c’è da aspettarsi un nuovo atto di sovranità, anche se è difficile dire come si manifesterà. Nella società civile catalana esiste una maggioranza indipendentista e anche la maggioranza parlamentare è cresciuta. Il conflitto oggi sembra sopito, ma è solo apparenza. Presto si manifesterà nuovamente in maniera assai radicale.

La conclusione dell’incontro non lesina le emozioni. Da oggi esiste tra le due associazioni un accordo ufficiale e un accordo di collaborazione per il raggiungimento dell’autodeterminazione dei due popoli.

Ecco il testo:

L’Assemblea Nazionale Catalana (ANC) e l’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) pur consapevoli delle differenze tra le comunità, i percorsi e gli obiettivi raggiunti, sentono l’importanza di condividere idee ed esperienze e stringersi intorno ad una solidarietà reciproca necessaria per proseguire il percorso verso l’autodeterminazione dei loro popoli sardo e catalano.
Entrambe mosse da principi etici, democratici e dal rispetto verso la libertà, vedono le potenzialità di una collaborazione e si impegnano a:

– Fare fronte comune nelle istituzioni internazionali, difendendo il riconoscimento e il diritto all’autodeterminazione di Sardegna e Catalogna; lavorando per ampliare i diritti delle nazioni senza stato in Europa.
– Cooperare, condividendo esperienze e buone pratiche.
– Incontrarsi in presenza o da remoto, mantenendo un contatto costante e diretto tra le due Assemblee.
– Promuovere e rafforzare le ragioni del diritto di autodeterminazione dei popoli.

22 nov 2021

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