costituzione italiana

Di insana e cagionevole costituzione

De Carlo Sanna

Siamo sicuri che sia tutto normale?

Scorrendo la mia personale rassegna stampa, stamattina ho trovato due notizie, apparentemente non in relazione, che mi hanno fatto riflettere.

Una è: “Energia, Draghi commissaria la Sardegna – Pronto il decreto del Governo: pale eoliche ovunque, stop alla Valutazione Impatto Ambientale (VIA)”.

L’altra news riguarda invece una serie di Tweet al vetriolo (andate a leggerli perché meritano davvero) con cui Branko Milanović – ricercatore, divulgatore scientifico ed autore del best seller Ingiustizia globale – paragonando i Premier italiani a Erdogan e l’Italia alla Turchia, ha letteralmente sculacciato “la Carta Costituzionale più bella del Mondo” e la deriva antidemocratica esacerbata dalla Presidenza Draghi, la cui elezione non rappresenta secondo lo studioso una buona pubblicità per la presunta democrazia italiana ed europea.

Devo ammettere che, come indipendentista sardo, sentirmi in compagnia intellettuale di questo grande studioso mi ha riempito di una gioia che difficilmente riesco a dissimulare. A questo punto non posso che cogliere la palla al balzo e sfruttare l’assist di Milanović per confutare la legittimità delle decisioni del Governo Draghi e dello Stato italiano proiettandole nel nostro vissuto quotidiano di sardi ai tempi della colonizzazione italiana.

Vi sembra normale che un singolo personaggio, o un Governo che è il riflesso dell’incompetenza di una classe dirigente, possano detenere il potere di piegare la volontà dei Sardi e, inaudita altera parte, decidere le sorti della nostra Terra, piantare ovunque pale eoliche, perfino senza VIA, solo perché lo consente una Costituzione?

Se è vero che, nel pieno rispetto della Costituzione italiana:

– si possano nominare due e più Presidenti che non hanno sostenuto una campagna elettorale, che mai hanno chiesto il voto dei cittadini;

– si possono imporre basi militari, industrie belliche, approntare guerre, respingere disperati sulle zattere;

– si possa vietare ai bambini di giocare nei parchi, imprigionare i vecchi nelle RSA lontano dagli affetti;

– si possa mortificare ed escludere dalla vita politica europea un milione e seicento mila esseri umani inserendoli in un collegio elettorale con un’isola che ha 3 volte gli abitanti della Sardegna;

– i nostri politici regionali possono vergognosamente dispensare vitalizi, premi e pensioni per se stessi e per la pletora di parassiti di cui si circondano;

se nel rispetto della Costituzione – dicevo – può succedere tutto questo, non sarà il caso di iniziare a dubitare del valore di questa Carta Costituzionale scritta quasi 100 anni fa da 531 uomini, 21 donne tutti nati a cavallo fra 800 e primi del 900, tutti appartenenti a un’idea di Mondo che non esiste più?

Noi Sardi siamo esseri umani, abbiamo una dignità, oppure siamo fastidiose comparse che devono sopportare tutto in nome dell’interesse nazionale italiano?

Insomma, ieri portaerei, oggi batteria, domani magari discarica o che ne so, isola per deportare delinquenti e mafiosi italiani, tutto col benestare di Solinas e Massimo Zedda, il gatto e la volpe della fiaba a tinte oscure iniziata il 1 Gennaio 1948.


Dopo la parte destruens ci vuole la parte costruens

Cosa possiamo fare noi indipendentisti per sensibilizzare i sardi e strapparli dalle grinfie della politica italiana? È difficile da dirsi, però in politica è sempre fruttuoso perseguire coerentemente un’idea, un ragionamento.

Se partiamo dall’assunto che la Costituzione italiana sia IL problema, nello specifico potremmo alzare il livello dello scontro e mantenere un atteggiamento scettico verso qualsiasi soggetto che, pur apparentemente sembri condividere le nostre varie battaglie, ritiene che il rispetto della Costituzione italiana sia la chiave per la soluzione al conflitto sociale.
Se da un lato questo atteggiamento potrebbe significare perdere compagni di numerose battaglie, dall’altro, per l’eterogenesi dei fini, ci consentirebbe di esplorare lidi intellettuali inesplorati. L’insofferenza verso il tricolore è molto diffusa in Sardegna e dovremmo approfittarne in maniera strategica mettendo paletti, circoscrivendo emozioni.

Un’altra idea potrebbe essere quella di stringersi attorno ad alcuni slogan efficaci che sottendono principi che toccano quanto di più importante c’è per noi comuni cittadini, ossia il frutto del nostro lavoro.

Uno di questi risale al 1765, durante lo Stamp act congress e sembra fatto apposta per noi Sardi: “No Taxation without Representation” che tradotto significa “nessuna tassa può essere pagata da chi non ha rappresentanza politica che curi i suoi interessi”.

Questo semplice slogan, apparentemente innocuo, potrebbe spostare nettamente il piano dello scontro con lo Stato italiano, consentendo all’indipendentismo di appropriarsi di uno strumento di lotta molto efficace, quello della rivolta fiscale, che nessun partito italiano appoggerebbe e che andrebbe immediatamente a diventare un simbolo che vuole colpire gli interessi di chi comanda coi nostri soldi senza ascoltarci.

Personalmente sono convinto che sia finito il tempo di autocommiserarsi e sia arrivato il momento di agire pacificamente ma in maniera risoluta contro la Costituzione italiana, non per cattiveria, non per risentimento ma per i nostri figli, perché “le idee e le mani dei morti non possono disporre dell’esistenza dei vivi e tutte le generazioni hanno il diritto di riscrivere la propria Costituzione”, senza offendere nessuno.


Foto de presentada: italpress.com25 nov 2021

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