L’indignazione a targhe alterne di Marcello Fois

de Cristiano Sabino

“Mi unisco all’appello del grande scrittore Marcello Fois, come me innamorato di questa nostra splendida e sfortunata isola, per provare a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato di isolamento forzato, a livello di trasporto aerei e marittimi, in cui noi sardi stiamo versando” 

È questo il pensiero riportato ieri 16 dicembre, sul quotidiano La Nuova Sardegna, dello scrittore noir Piergiorgio Pulixi, a corredo della sua adesione all’appello al mondo della cultura lanciato appunto dallo scrittore Marcello Fois.

Nell’appello intitolato “Viaggiare, curarsi, istruirsi” Fois sostiene che «essere sardi» è diventato «un deficit» e che lo spessore dell’«orgoglio presunto» del «popolo dei sardi» si sia in effetti notevolmente ridotto, dal momento che i sardi non si ribellano di fronte alla negazione dei più basilari diritti, come appunto quelli relativi alla mobilità, alle cure mediche e all’istruzione. 

Dopo una breve introduzione segue un lungo elenco ad «importanti managers culturali» a cui però Fois dice di non rivolgersi per «non cadere nel facile ecumenismo». Quindi passa la palla ai suoi «amici scrittori» al fine di concepire «un’azione comune» per far valere il diritto alla mobilità per i sardi «come un qualsiasi cittadino di questa Nazione». 

Visto che il popolo dorme, allora bisogna ricorrere ad una sorta di chiamata alle armi degli Avengers, di cui Fois si propone come punto di riferimento e mentore!

Anche tralasciando il fatto che la “N” di «nazione» (sottointesa italiana) è resa rigorosamente in maiuscolo, mentre la “p” di «popolo dei sardi» è in minuscolo, c’è più esotismo nell’ennesimo appello da Libro Cuore di Marcello Fois e nelle sottoscrizioni dei suoi followers che in tutto Orientalism di Edward Said. 

Non tanto perché il problema dei trasporti (ma anche della sistematica demolizione della sanità e dell’istruzione in Sardegna) non sia realmente una tragedia immane che colpisce da sempre il popolo sardo e che grava come gap reale (altro che insularità!) sullo sviluppo economico, culturale e sociale della nostra cittadinanza, quanto perché questo appello è unicamente finalizzato a colpevolizzare un dato schieramento coloniale per assolverne un altro: quello del cosiddetto centrosinistra. 

Sta qui infatti l’inganno principe della foriera penna di Fois e di molti (per fortuna non tutti) i colleghi e amici a cui periodicamente si rivolge.

Questa batteria di intellettuali da cortile, infatti, entra puntualmente in scena per servire da buoni alfieri di quel gruppo di potere a cui sono organici e che – quando ha avuto l’occasione di mettere mano alla questione dei trasporti e di tutti gli altri aspetti di quello che potremmo definire “dossier subalternità” – ha sempre evitato di affrontare la reale matrice del problema: la condizione di marginalizzazione e dipendenza dei sardi rispetto alle centraline del potere statale. 

Perché Fois e gli altri intellettuali sardi non denunciano i meccanismi della subalternità e scaricano la responsabilità di questa condizione da cittadini di serie B un po’ su una sola parte dello schieramento politico (appunto il cosiddetto centrodestra) e un po’ sulla passività e l’ignavia dei sardi stessi, rei di non ribellarsi a questo stesso schieramento politico, il che poi significa solamente essere colpevoli di non votare i vari Pigliaru, Zedda e tutti gli altri personaggi che lo schieramento capitanato dal PD ogni volta tira fuori dal cilindro?

Semplicemente perché non possono farlo. 

Da una parte stanno gli evidenti limiti culturali dovuti ad una visione paternalista, sciovinista, insuperabilmente centralista e tutto sommata appiattita su una narrazione da Libro Cuore a cui lo stesso Fois ha addirittura dedicato un libro, ( L’invenzione degli italiani ). Il Libro Cuore di Edmondo De Amicis è oggi un libro illeggibile per qualunque persona dotata di un minimo senso critico e che abbia studiato i rudimenti della storiografia risorgimentale che, a fianco a personaggi e vicende di indubbio valore, comprese spietate operazioni coloniali e la creazione di vaste aree etno-geografiche di marginalità e sfruttamento, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole. Fois invece lo descrive come un «breviario laico a cui affidarsi quando siamo tentati dall’egoismo, fondamentale in un’epoca in cui la cattiveria dilaga e genera disastri».

D’altra parte stanno i legami (spesso invisibili, ma a volte assolutamente evidenti) di questi intellettuali con una precisa parte del potere politico e soprattutto con i finanziamenti di festival, di concerti, fiere del libro e quant’altro.

Così, in un profluvio di immagini melense tese a descrivere i sardi e la Sardegna come oggetti privi di volontà, coscienza e consapevolezza (allo stesso modo in cui lo sono i minorati mentali, i neonati e gli animali domestici), i sardi e la Sardegna appaiono nella narrazione di questa leva di intellettuali loriani, “sfortunati”, “infelici”, “isolati”. Ma appunto lo sono a targhe alterne, quando non governano i nostri, i progressisti, gli alfieri della sinistra autonomista che governa in maniera illuminata, colta e sapiente e verso la quale ci si guarda bene di scrivere appelli o lanciare J’accuse

Questi intellettuali raffinati e superiori ogni tanto decidono di uscire dalla turris eburnea della loro sapienza riposta, per dedicarsi alla massa inconsapevole, dolorante e bambina di concittadini vittima di un destino beffardo che ha tolto loro il buon governo di fini professoroni universitari progressisti, illuminati e de sinistra. 

Lo fanno, non per interesse di casta, ma in nome dell’amore sconfinato nutrito nei confronti di questa isola bellissima ma sfortunata e in nome di un valore di umanità sardo ma anche italiano, figlio di questa isola selvaggia e antica ma anche della madrepatria italiana e della sua meravigliosa e rigenerante Costituzione. 

E questi appelli ovviamente vengono immediatamente accolti da media compiacenti che veicolano e rimbalzano questa narrazione senza fare ulteriori domande. 

Senza cioè chiedere, per esempio, perché il problema della continuità aerea e navale non sia mai stato affrontato seriamente da alcun governo regionale rosso, bianco o a pallini e perché la classe politica, nella sua interità, abbia sempre giocato allo scaricabarile senza mai affrontare un contenzioso con Stato centrale e Unione Europea, preferendo di gran lunga menare il can per l’aia anche con l’ausilio degli intellettuali nostrani. 

Questi appelli vengono dunque diramati nel main stream che forma l’opinione pubblica senza alcun contraddittorio e in regime di monopolio, come avviene nelle peggiori dittature dove vige il pensiero unico e dove si dà spazio ad una sola campana che, in questo caso, è bella che suonata e francamente ormai insopportabilmente stonata, come il capofila dei tromboni firmatari di questo patetico e ipocrita appello.

In ultima istanza se i disastri prodotti da tutta la classe politica in materia di trasporti, sanità e istruzione rappresentano un gravissimo problema per i sardi, gli appelli di una certa leva intellettuale di moderni De Amicis non costituiscono certo un porto in cui potersi sentire sicuri o assolti. 


Fotografia: libreriamo.it

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