Storie, felici, di migranti

de Ninni Tedesco

Una quarantina di studenti e studentesse provenienti da oltre dieci Paesi del mondo (Africa, America latina, Europa orientale) sono arrivati a Sassari negli ultimi quattro anni per studiare presso il nostro Ateneo grazie al progetto Foundation Course, un programma di formazione che mette in relazione le qualifiche possedute da uno studente internazionale e i requisiti d’iscrizione a un corso di laurea nelle diverse Facoltà, ideato per colmare eventuali carenze dovute ai diversi percorsi che il candidato ha effettuato nei Paesi d’origine, oltre a fornire il supporto e la preparazione necessaria per l’inserimento nell’Università per coloro che provengono da un sistema di istruzione molto diverso da quello italiano, sia da un punto di vista dei programmi di studio sia dell’approccio culturale.

Sono, inoltre, state rese disponibili alcune borse di studio per gli studenti più meritevoli e, con il sostegno della Caritas diocesana di Sassari, anche trovate risorse importanti come alloggi e ulteriori supporti economici. 

Sabato 17 dicembre i “vecchi” studenti hanno organizzato una grande festa presso la sede dell’Associazione Sa Domo de Totus di Sassari, dove regolarmente è attivo, da oltre un anno, un corso gratuito di italiano per migranti e stranieri, con una cena multiculturale e musiche dei vari Paesi d’origine, per accogliere i nuovi arrivati della quarta edizione. A costruire questo momento di aggregazione e incontro, ci ha pensato soprattutto il gruppo proveniente dall’Angola, coadiuvato da Ninni Tedesco nel duplice ruolo di docente del corso e di socia di Sa domo.  

Una serata all’insegna della socializzazione, un modello di inclusione e scambio culturale arricchito da racconti, incontri, linguaggi e emozioni in piena libertà. Da tutti i presenti è emersa la considerazione di Sassari, prima tra le città sarde per numero di migranti, come città accogliente e vivibile, suggestione che potrebbe sorprendere viste le critiche spesso mosse dai suoi stessi cittadini verso un luogo considerato decadente e abbandonato.

Forse proprio da queste giovani energie che hanno scelto la Sardegna come luogo di formazione, può nascere una visione di futuro diversa, un progetto di società multiculturale, rinnovata, aperta. Molti di loro sono incuriositi dalla lingua sarda, qualcuno vorrebbe impararla per comunicare meglio con i compagni di studio che “la parlano tra di loro”. Sono affascinati dalla nostra storia e dal nostro patrimonio ambientale e archeologico. Vedono la Sardegna come molti sardi non hanno più la forza di vedere, una terra su cui scommettere per inventarsi un futuro messo in discussione nelle aree geografiche di provenienza, poverissime o teatri di conflitti, a fronte di molti dei nostri giovani che la abbandonano perché privati di una prospettiva lavorativa.

Tanti spunti su cui riflettere e confrontarsi. Sicuramente una sfida importante contro i muri di diffidenza e pregiudizio nei confronti dei migranti, che in questo caso arrivano da privilegiati su un aereo (e purtroppo non tutti ci riescono), ma la cui esperienza di vita e le condizioni di origine, spesso non sono diverse da chi arriva, quando ci riesce, su un barcone affollato di disperati.

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