Ambiente

130 Articoli

Architettura

3 Articoli

Cinema

8 Articoli

Cultura

149 Articoli

Economia

9 Articoli

Giustizia

8 Articoli

Interviste

49 Articoli

Lingua

45 Articoli

Mondo

26 Articoli

Musica

4 Articoli

Notizie

60 Articoli

Persone

15 Articoli

Politica

217 Articoli

S'Imprenta

136 Articoli

Sanità

13 Articoli

Senza Categoria

1 Articoli

Società

17 Articoli

Sport

5 Articoli

Storia

91 Articoli

Trasporti

3 Articoli

Non perdere le ultime da S'Indipendente!

La novità del 28 novembre. Alzare i salari, abbassare le armi, opporsi alla colonizzazione energetica

Il corteo del 28 novembre a Cagliari non è stato soltanto uno sciopero generale contro una finanziaria di guerra, ma un vero spartiacque politico. In quella giornata si è resa visibile una dinamica che per anni era rimasta sullo sfondo, percepita più che dichiarata: le lotte contro l’impoverimento e quelle contro il riarmo si sono incontrate apertamente con il conflitto contro la colonizzazione della Sardegna. Ciò che a lungo è apparso come un’aspirazione astratta si è mostrato in piazza in tutta la sua evidenza politica: la crisi sociale determinata da un governo sempre più prono ai diktat di Washington e Bruxelles e l’aggressione neo-coloniale all’Isola possono marciare nella stessa direzione perché rappresentano due aspetti inseparabili dello stesso problema. È finito definitivamente il tempo dei compartimenti stagni, quello in cui i temi del lavoro venivano trattati come questioni “nazionali” e quelli territoriali come problemi locali. Ed è caduta la maschera dei pacifisti a targhe alterne della sinistra imperiale che infatti – bontà loro – si sono tenuti ben lontani dalla piazza del 28, consapevoli che quello non sarebbe stato il loro luogo naturale.

Lo sciopero generale era stato convocato contro una manovra che sottrae risorse ai lavoratori, ai servizi pubblici, alla scuola, alla sanità per riversarle nel circuito dell’economia di guerra, proseguendo una traiettoria che da trent’anni tiene i salari fermi, generalizza la precarietà e privatizza diritti essenziali. Non a caso l’USB – uno dei sindacati propulsori del terzo sciopero generale nell’arco di un mese (e già questo sarebbe un segnale su cui riflettere dopo anni di stagnazione sociale) – ha parlato di un Paese costruito “sul ricatto e sull’obbedienza agli interessi dell’industria bellica”. Da qui nasce la richiesta di riportare il salario minimo reale ad almeno 2000 euro per i livelli più bassi, di reintrodurre la scala mobile per difendere il potere d’acquisto, di ridurre l’orario di lavoro senza toccare le retribuzioni, di statalizzare le infrastrutture strategiche, di porre fine al regime degli appalti e al lavoro povero, e di superare definitivamente la legge Fornero. In questo quadro, la parola d’ordine “alzare i salari, abbassare le armi” diventa il filo rosso che lega tutto il resto. 

Ma in Sardegna lo sciopero diventa davvero generale, nella misura in cui si allarga alla mobilitazione di un popolo che non vuole morire di “sardicidio”, come recita il manifesto della Rete Pratobello 24, per la prima volta in piazza assieme ai sindacati di base. 

L’obiettivo dichiarato dei comitati contro la speculazione è allargare il fronte per contrastare il tentativo del governo statale e di quello regionale di trasformare l’isola in un hub energetico strategico per la guerra (come da piano Draghi). E per farlo risulta necessario unire i puntini e costruire un fronte ampio di difesa del territorio, delle comunità, del paesaggio, dei diritti dei sardi.

La rete Pratobello 24 punta a costruire una grande manifestazione popolare capace di saldare la lotta all’occupazione militare, il contrasto alla speculazione energetica, la necessità di una democrazia energetica basata sull’interesse delle comunità e sulla sovranità, la difesa della scuola e della sanità pubbliche e in generale la rinascita di un popolo prostrato da decenni di politiche schiettamente coloniali e neocoloniali e vessato da elites istituzionali sempre più corrotte, prone ai reali centri decisionali, arroganti verso i bisogni delle comunità e scodinzolanti verso i diktat di stato e multinazionali.

Per questo, in Sardegna la lotta sociale non può che assumere un carattere esplicitamente anticolonialista. La finanziaria di guerra si innesta infatti su un territorio già segnato da decenni di politiche coloniali: la presenza militare più alta d’Europa in proporzione al territorio; l’avvio della corsa alle terre rare; e soprattutto l’enorme macchina della speculazione energetica, forma aggiornata di un antichissimo schema di saccheggio, questa volta mascherato da transizione ecologica. È esattamente contro questa nuova fase del “sardicidio” che la rete Pratobello24, in continuità con l’ondata di comitati antispeculazione, ha lanciato un appello netto: “Il 28 novembre comincia la rivoluzione democratica e sovrana del popolo sardo”. Non un artificio retorico, ma la proposta di un orizzonte politico e di una mobilitazione permanente che unisca comitati, movimenti, associazioni e cittadini nella lotta contro guerra, militarizzazione e saccheggio del territorio.

Un alto segno importante emerso dalla giornata di Cagliari è però anche la presenza di una gioventù sarda non rassegnata, non subalterna, profondamente anticolonialista. Una generazione cresciuta tra spopolamento, emigrazione forzata, impoverimento, devastazione ambientale e precarietà esistenziale, e che non cerca un posto dentro il sistema, ma intende rovesciarne le logiche fondamentali. Gli studenti dell’UNIGCOM e del FGC, i gruppi provenienti dai comitati territoriali e i giovanissimi delle lotte pro Palestina non intruppati nel complesso sistema di associazionismo filo sinistra coloniale, hanno portato in piazza parole chiare: rifiuto della guerra e del sistema coloniale che per i giovani sardi ha in serbo solo un futuro di camerieri remissivi o saldati arruolati dall’imperialismo. 

Da qui il rifiuto della militarizzazione della scuola e il rifiuto della speculazione energetica e l’affermazione dell’autodeterminazione del popolo sardo come condizione non negoziabile per liberare la gioventù sarda dalle tante storture del sistema capitalista e neocentralista. 

Per molti di questi giovani (anche se ancora non per tutti!) non esiste alcuna contraddizione tra la lotta sociale e quella nazionale sarda, perché impoverimento, estrattivismo e subordinazione politica derivano dalla medesima struttura coloniale. La Sardegna, lo ripetono da anni gli studiosi decoloniali, è un laboratorio dove si sperimentano modelli poi estesi al resto dello stato: estrazione di risorse, militarizzazione, colonialismo energetico, controllo sociale.

Il 28 novembre ha segnato una novità proprio in questo punto: nella stessa piazza si sono incontrate le lotte nazionali contro la finanziaria dei ricchi, le battaglie locali contro la speculazione energetica, le mobilitazioni studentesche contro la militarizzazione, le proteste popolari contro il saccheggio sociale e territoriale, e il processo di organizzazione permanente avviato dal Movimento Pratobello 24. Non si è trattato di una semplice coincidenza, ma della saldatura politica che mancava. 

È maturata la consapevolezza che la Sardegna non potrà mai uscire dalla crisi sociale finché continuerà a essere trattata come una colonia interna. Il riarmo, qui, non è un fatto geopolitico astratto ma il rumore quotidiano dei test militari; il neoliberismo non è un concetto teorico ma la trasformazione delle colline in distese di pale e pannelli destinati ad arricchire i nuovi feudatari industriali; la precarietà non è un disagio diffuso ma il dispositivo che alimenta l’emigrazione di massa e lo sfruttamento intensivo dei ragazzi in costa, mentre l’Isola viene occupata da progetti estranei e ostili alla volontà popolare.

A completamento di questo nuovo fronte di lotta emerge alta e forte la voce dei settori più avanzati della scuola sarda, con molti insegnanti e studenti presenti al corteo sardo e con un’adesione notevole allo sciopero da parte dei lavoratori della scuola che ha portato diversi dirigenti scolastici a dover chiudere le scuole per mancanza di personale. 

La posizione dei Cobas Scuola Sardegna è chiarissima. Il documento di adesione e le posizioni espresse in piazza da parte del sindacato sardo della scuola, oltre ad esprime una critica radicale alla manovra di bilancio, al rinnovo contrattuale della scuola e alle politiche statali che impoveriscono lavoratrici e lavoratori del settore pubblico, denuncia anche a gran voce il dimensionamento scolastico di cui l’attuale maggioranza regionale è complice e che condanna diverse scuole alla chiusura o all’accorpamento. I Cobas Scuola Sardegna chiedono anche la fine dello sperpero dei fondi PNRR e l’avvio di un piano reale di investimenti veri nella scuola, nella cultura e nella storia della Sardegna, con una legge regionale specifica per un sistema educativo sardo capace di difendere la lingua e la cultura sarda e il diritto allo studio dei giovani sardi.

Per questo, il corteo di Cagliari non ha semplicemente espresso un dissenso estemporaneo: ha annunciato l’inizio di una nuova potenziale fase della scena politica sarda. Dalle scuole ai territori, dagli studenti ai lavoratori, dai comitati ai movimenti, sta emergendo una nuova soggettività collettiva, consapevole, determinata e già capace di imporsi come forza larga e radicata.

Il 28 novembre ha dimostrato che questa soggettività ha le carte per non essere più una minoranza. 

Certo non esistono automatismi e questo nuovo terreno è tutto da arare. Vedremo se gli anticorpi del sistema entreranno nuovamente in funzione, utilizzando divisioni indotte, personalismi, antagonismi posticci per dividere il fronte. 

Per questo motivo occorre vigilare e rilanciare nel più breve tempo possibile e costruire argini severi a possibili infiltrazioni (che arriveranno), comprese quelle che hanno l’apparenza di essere amichevoli. Anzi soprattutto a quelle!


Immagini: Cristiano Sabino

Cumpartzi • Condividi

Lascia un commento / Cummenta

I commenti saranno sottoposti ad approvazione prima della pubblicazione.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha in caricamento...