La legge 20 era un assegno scoperto. Ora votate la Pratobello 24!

Noi ve l’avevamo detto. La legge 20 era un assegno scoperto.
La Sentenza della Corte Costituzionale che boccia la legge sarda sulle aree idonee rappresenta, più di un semplice episodio giuridico, la sintesi di un dramma politico in corso: l’incapacità di una giunta regionale – quella guidata da Alessandra Todde – di trasformare la mobilitazione popolare in egemonia politica e progetto di autogoverno reale per la Sardegna.
- Pratobello 24: l’inedita spinta popolare che poteva cambiare la storia
Nel corso del 2024, un:iniziativa di legge popolare denominata Pratobello 24 ha catalizzato l’attenzione di centinaia di migliaia di sardi: oltre 210.000 firme raccolte in tutta l’isola e migliaia di persone in piazza a Cagliari per chiedere che la Sardegna si dotasse di norme che rompessero con la speculazione energetica e ponessero l’autodeterminazione territoriale al centro della governance energetica.
Quel gesto, quel bagno di popolo, era la più grande mobilitazione vista nell’Isola dai tempi della rivoluzione angioyana, un momento di potenziale rottura profonda con i vincoli centrali imposti dallo Stato italiano e dalle multinazionali che spingono verso una mera transizione energetica di facciata. In quel segno popolare c’era l’occasione di incarnare una politica statuale sarda, capace di misurarsi con Roma sulle basi delle competenze statutarie e costituzionali attribuite alla Regione.
Tuttavia, la Giunta Todde ha scelto diversamente. - Dal riconoscimento popolare alla marginalizzazione: la rinuncia della Giunta Todde
Al posto di abbracciare Pratobello 24 come un’opportunità di legittimazione politica, di costruzione di egemonia sociale e di conflitto istituzionale con lo Stato, la Giunta ha ostacolato, sminuito pubblicamente e ridotto l’iniziativa popolare a una mera questione tecnica.
L’atteggiamento della cerchia di Todde non è stato quello di una classe dirigente che guarda al proprio popolo come soggetto protagonista, ma quello di chi teme la politicizzazione della questione energetica e preferisce spingere verso soluzioni che non turbino i poteri forti e le decisioni dell’ establishment. In questo modo, ha privato il governo regionale di credibilità, dando l’impressione di una leadership incapace di interpretare la spinta popolare come un progetto politico organico, effettivo e conflittuale.
A Roma hanno subito preso nota dello scollamento tra dirigenti e diretti sardi e hanno capito che potevano benissimo forzare la mano.
L’esito è la paralisi: la legge sulle aree idonee, pur votata e discutibile nei suoi contenuti, è stata travolta dalla decisione della Consulta sostenuta dallo Stato centrale, mostrando che senza una visione politica ampia e una base sociale forte, qualsiasi iniziativa resta debole e facilmente neutralizzabile. - Buona fede o obbedienza agli interessi centrali?
È doveroso, in una prima analisi, riconoscere la possibilità di buona fede politica nella Giunta Todde. È vero: il tema della tutela del paesaggio e della gestione delle energie rinnovabili è complesso e richiede competenze tecniche e legislative. Eppure, questa spiegazione tecnica rischia di diventare un alibi politico: perché mentre il governo regionale formulava norme timide e modulabili dal potere centrale, i grandi interessi economici e politici attorno alla transizione energetica – dai fornitori di tecnologia alla grande finanza passante per Roma e Bruxelles – continuano a dettare l’agenda.
Così come il “decreto energia” del governo Draghi aveva trasformato la Sardegna in sito di coloniale per la produzione energetica a basso costo, non certo per il beneficio dei sardi, ma per affrontare esigenze di riarmo, Industria 4.0 e produzione manifatturiera nel Nord Italia, la legge sulle aree idonee è stata costruita come un compromesso con il potere centrale piuttosto che un punto di rottura con esso.
In altre parole: non sorprende che Roma abbia trovato terreno fertile per impugnare la legge quando essa non metteva in discussione i paradigmi fondamentali del modello energetico dominante. - Il Governo Todde come cavaliere inesistente
La questione di fondo non è soltanto giuridica: è politica, culturale e sociale. La Giunta Todde si è dimostrata priva di egemonia sociale, incapace di costituire un blocco storico che sappia legare l’aspirazione popolare sarda all’ autogoverno con una prospettiva di trasformazione reale.
In questo senso, il governo regionale appare per quello che è: un “Cavaliere Inesistente”, senza comunità sociale reale alle spalle, circondato da un esercito di follower digitali ma senza una base di potere popolare strutturata. Senza una guida che sappia leggere e incarnare le strutture di potere del presente, la Giunta ha rinunciato a quella che poteva essere la più grande mobilitazione popolare dell’ultimo secolo in Sardegna. - Verso una svolta sovranista e popolare sarda
Se c’è una lezione da trarre da questa vicenda, è che la Sardegna non può continuare a pensare la propria autonomia come “separatismo tecnico”. La strada maestra è una svolta sovranista e popolare, che rimetta al centro il riconoscimento della Sardegna come soggetto politico con diritti sui propri beni comuni; il rifiuto di modelli energetici che immiseriscono il territorio per servire interessi estranei; la restituzione della politica alla comunità insulare, non ridotta a spettatrice nel grande gioco di poteri statali e internazionali.
Solo così l’eredità dei comitati anticolonialisti – e, per estensione, di tutte le mobilitazioni per la difesa del territorio – potrà essere trasformata in una egemonia sociale attiva, capace di rompere i vincoli imposti dallo Stato centrale e dalle sue alleanze economiche.
In assenza di questa svolta, la Sardegna continuerà ad apparire non come soggetto forte e autonomo, ma come pedina secondaria nel grande scacchiere energetico ed economico europeo.
A noi tutti la scelta fra coltivare un orticello sempre più arido e l’esercizio di una mobilitazione per la democrazia e la sovranità popolare dei sardi.
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Sa presidente e maggiominoranza “catapultata” in Sardigna dall’Oltretirreno (si tiat nàrrere menzus dall’Oltretomba) funtzionat a pistamentu de abba, chi est prus modhe a… gastigare, e ite fit “Pratobello” de su 1969 e de su 2024 no lis narat nudha che a origras de mercante”!