Il sonno della Regione… non genera domini

Il 7 ottobre 2026, in quello che è stato chiamato Reveal Day, ICANN, l’autorità che gestisce i domini Internet, ha pubblicato la lista di tutte le domande ricevute per il round 2026 di assegnazione di nuovi domini Internet generici di primo livello, che, come ricorderanno i più attenti, è proprio quella particolare tipologia di dominio nella quale dovrebbe ricadere anche il fantomatico dominio .srd.
I più attenti ricorderanno anche che, nel 2015, partì una campagna per la costruzione del consenso necessario a chiedere alla Regione Sardegna di prendere in carico le procedure di ottenimento della creazione e dell’affidamento della gestione del dominio .srd. Questa campagna avrebbe dovuto fare leva su una petizione, ma lo strumento poi si rivelò del tutto incapace di attrarre interesse.
Del fallimento della campagna ho già parlato, così come della rivalutazione della stessa perché è anche grazie alla campagna che il .srd è entrato in Consiglio Regionale sotto le Presidenze Pigliaru e Solinas. Durante la Presidenza Todde invece, sembra non ci sia stato alcun interesse visibile per il .srd, fatto che in sé non sarebbe necessariamente negativo, visto che l’interesse visibile delle precedenti Amministrazioni, non ha portato a nulla.
Quindi, non potendo sapere se la RAS avesse lavorato in qualche modo al progetto e visto che ICANN ha comunicato ufficialmente che in totale sono state presentate 1615 domande per la concessione di nuovi domini, fornendo a tutti la possibilità di consultarle tramite una comoda interfaccia, non restava altro che andare a cercare notizie direttamente alla fonte, riesumando una pratica ormai desueta in questa era di AI: la ricerca alfabetica.

Interpretare questa tabella è semplicissimo, alla voce Primary String si trova il dominio richiesto e alla voce Applicant Name si trova chi lo ha richiesto. Quindi, come si può vedere, il risultato della ricerca alla lettera S, non lascia spazio a dubbi: la Regione Sardegna non ha presentato alcuna domanda per la richiesta del dominio .srd. E credo che nessuno possa esserne sorpreso, neanche i più ottimisti.
Appurato questo, tanto valeva approfittarne per capire cosa abbia fatto il resto del Mondo, cioè come le altre comunità geografiche abbiano deciso di sfruttare l’opportunità. Sempre scorrendo tra le richieste, stavolta filtrando per Applicant Region = EU, Applicant Location = IT e TLD Type = GEO (Self-Designated), cioè andando a vedere le domande presentate in Italia per i “domini geografici”, si ottiene un risultato, questa volta sì, sorprendente!

La Regione Campania ha chiesto l’assegnazione del dominio .campania! E così facendo, i campani ci hanno risolto anni di potenziali discussioni! Noi sardi non potremo chiederci se la procedura di richiesta fosse praticamente inaccessibile a una Regione italiana per esempio per via dell’iter burocratico troppo complicato o del costo insostenibile della pratica, perché la risposta a quella domanda ce l’abbiamo già ed è no! Era tutto evidentemente fattibile.
Quindi, ricapitolando, l’occasione che stavamo aspettando dal 2012 (anno di apertura del precedente round di assegnazione di gTLD) si è manifestata nel 2026 e malgrado questi 14 anni nei quali ci saremmo potuti preparare bene, abbiamo fallito clamorosamente. Siamo riusciti a perdere il treno anche stavolta e contando che nella nostra comunità si discute il tema almeno dal 2005 (quindi da più di 20 anni) non era un treno semplice da perdere.
L’attuale Amministrazione Regionale, che intendiamoci, ha la responsabilità definitiva di questo fallimento (dato che comunque le azioni decisive sarebbero spettate a loro) non sembra però in controtendenza rispetto a quelle che la hanno preceduta, perché la percezione è sempre stata che il dominio .srd venisse considerato come un argomento al più folkloristico e di scarsa importanza politica, economica e strategica.
Perché? Ormai chiederselo non ha neanche più senso, dato che la spiegazione è banale: i sardi hanno dimostrato negli anni la stessa scarsissima considerazione per la possibilità di avere un dominio Internet dedicato e i politici, che spesso non spiccano per decisioni coraggiose né rivoluzionarie, non hanno fatto altro che prenderne atto. Anche perché, ricordiamolo, rispondono pur sempre all’elettorato che ha concesso loro la fiducia.
I sardi sono sardi a parole (“eja!”, “ajò!”, “fiero di essere sardo!”) o a bandiere (attaccate alle targhe delle macchine o portate ai concerti) ma quasi mai nei fatti e decisamente mai nelle ambizioni, dato che immaginarsi al centro di sé stessi è terrorizzante e invece è sicuramente rassicurante rifugiarsi nella dimensione di una esistenza periferica, subordinata al centro di qualcun altro, che sia quello dell’Italia o quello dell’Europa.
Ma è pur vero che le generalizzazioni, come quest’ultima mia, poggiano sull’esistenza di eccezioni e sfumature, impossibili da considerare facendo sintesi e la riprova di questo sta nelle poche persone (neanche pochissime in realtà) che in questi anni di campagna hanno continuato a chiedermi, con curiosità e speranza, aggiornamenti sulla “situazione dominio .srd” e queste righe rabberciate sono rivolte principalmente a loro. Tanto vi dovevo.
Immagine: manifestosardo.org















