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Angioy e il Natale del 1795 a Sassari, scintilla etica di condanna al feudalesimo

Il 28 dicembre 1795 rappresentò uno dei momenti simbolici che anticiparono l’azione politica di Giovanni Maria Angioy.

Natale era passato da soli tre giorni, festività solenne in cui le comunità si erano riunite in un clima religioso che non faceva che amplificare il naturale bisogno di giustizia sociale e morale da parte del popolo.

A Sassari, contadini, popolani e artigiani provenienti anche dai villaggi limitrofi del sassarese, si radunarono in città facendo esplodere una manifestazione a forte carattere antifeudale. 

La protesta pareva assumere il valore di una condanna etica del feudalesimo e delle sue intollerabili ingiustizie.

Durante la stessa venne infatti intonato ‘’Su patriotu sardu a sos feudatarios’’, canto noto anche sotto il titolo di ‘’Procurade ‘e moderare, barones, sa tirannia’’. 

Un testo potente e virulento contro i tirannici e avidi baroni, gli abusi perpetrati dal sistema feudale e l’ingiustizia sociale imposta ai contadini.

Cantare insieme e con fierezza tale testo equivaleva a un’aperta dichiarazione di ribellione ai baroni feudali.

Dopo i moti collettivi del 1794, tale episodio natalizio del 28 dicembre fu dunque un grande atto collettivo che mostrava la partecipazione popolare e rurale, e non solo cittadina, ai moti rivoluzionari.

Il potere sabaudo non poteva che esserne atterrito, comprendendo che la situazione era ormai quasi fuori dal suo controllo. 
La reazione del governo fu, tuttavia, oltremodo riflettuta e ambigua. 
Reprimere duramente avrebbe potuto scatenare la reazione inversa e infiammare anche il Capo di Sotto, ovvero Cagliari e la parte meridionale della Sardegna. 

Allora, qualche mese dopo, nel 1796, per riportare l’ordine e mediare fra la popolazione e i feudatari nel Capo di Sopra, venne scelto come Alternos – ovvero come alter ego del Viceré – proprio Giovanni Maria Angioy.

La Sardegna pareva già pronta a seguire un leader come lui e le sue idee libertarie sarebbero venute alla luce del giorno, facendolo eliminare dalla scena politica.

Giovanni Maria Angioy, intanto, toccando con mano le enormi difficoltà delle comunità rurali, abbracciò le loro rivendicazioni maturando convinzioni piuttosto radicali. 
Il feudalesimo non era riformabile e andava abbattuto. Quanto al re, questi non avrebbe mai preso le difese del popolo sardo.

Da mediatore e difensore dell’ordine sabaudo qual era, Angioy cominciò quindi a sostenere apertamente l’abolizione dei feudi e a ipotizzare una Repubblica Sarda sotto la protezione della Francia post-rivoluzionaria e, precisamente, del Direttorio (1795 – 1799).

Si trasformò quindi da alto funzionario del re a capo carismatico della rivolta antifeudale, mentre il popolo lo accoglieva come un liberatore.


Immagine: sassari900.it

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