Grazia Deledda e Luigi Pirandello: fu solo rivalità?

Se è nota ai più la complessa relazione che unì i due grandi scrittori del Novecento sollevando un polverone mediatico, pochi hanno approfondito le ragioni psicologiche più profonde della rivalità.
Se tutti sanno che Pirandello reagì male all’attribuzione del Premio Nobel a Grazia Deledda, molti ignorano che la scrittrice nuorese – dopo aver ottenuto il Nobel – giunse persino a scrivere alla commissione di Stoccolma per opporsi strenuamente all’attribuzione del Premio Nobel a Luigi Pirandello.
La fonte?
Una missiva del 1934 del giornalista Antonio Baldini al grande scrittore Marino Moretti:
« Hai visto che la sarda ha detto no ai vecchioni di Stoccolma? Che donna! »
Se tale intima testimonianza ci restituisce il carattere combattivo, ostinato, coraggioso ma anche poco incline al perdono della scrittrice, ci rinforza nell’idea che fra Luigi e Grazia, siciliano l’uno, sarda l’altra, entrambi talentuosi e legati alle proprie isole, sebbene trasferitisi a Roma, era nata un’insana competitività.
In fondo, Grazia avrebbe potuto considerare concluso il caso ottenendo l’ambito riconoscimento prima di lui, uomo, più famoso di lei, in un’epoca patriarcale in cui le donne dovevano sgomitare per emergere. Invece, portando avanti il suo rancore, Grazia spera che Luigi non ottenga il Nobel, e si adopera per non farglielo avere, ma invano. Anche lui sarà insignito del prestigioso premio.
Aldilà della caparbietà dei due isolani, emerge da tali dati una sorta d’immedesimazione di uno nell’altra, con relativi confronti, sofferenze e inconfessate invidie.
Il romanzo che Pirandello scrisse prendendosi gioco del marito della Deledda più agente letterario che innamorato della moglie, descrivendolo e ridicolizzandolo agli occhi dei lettori, non è forse da relazionare con il suo rapporto con una moglie « pazza » (definizione sua) che amava molto soffrendone?
Un matrimonio sereno, benché passionalmente scialbo, come quello di Grazia e Palmiro, non sarebbe stato preferibile per la sua carriera?
La vita unì Luigi e Grazia anche nella morte. Si spensero entrambi a Roma nel 1936, la prima di tumore, il secondo di polmonite. Entrambi chiesero di riposare nelle rispettive isole, il primo a Girgenti di fronte al mare, la seconda a Nuoro ai piedi del suo amato monte Ortobene.
Immagine: utopiaeditore.com















