Sa Die, il giorno della sollevazione popolare

Sa Die de sa Sardigna, la festa del popolo sardo, è un’importante ricorrenza celebrata in Sardegna il 28 aprile di ogni anno. La festa venne istituita dal Consiglio regionale sardo il 14 settembre 1993 con la legge regionale n. 44.
Se sappiamo che il popolo francese celebra la festa nazionale il 14 luglio perché in quel giorno i parigini espugnarono la prigione reale della Bastiglia, simbolo del potere arbitrario della monarchia, conosciamo i fatti del 28 aprile 1794 all’origine della festa sarda? Fu in tale data che a Cagliari una sollevazione popolare condusse alla cacciata, dall’intera isola, dei funzionari e militari piemontesi, nizzardi e savoiardi.
La data della ribellione era stata progettata per il 4 maggio, al rientro in città della processione dedicata a Sant’Efisio, ma venne poi anticipata. Gli organizzatori erano magistrati, nobili, ecclesiastici, artigiani e popolani. Il viceré, venuto a sapere della rivolta, spiccò un mandato di arresto nei confronti degli avvocati Vincenzo Cabras ed Efisio Luigi Pintor che riuscì, tuttavia, a fuggire. Venne arrestato per errore suo fratello Bernardo Pintor, genero del Cabras, come pure Efisio Luigi. Il viceré avrebbe dovuto chiedere il parere della Reale Udienza prima di agire, ma l’urgenza di contenere la sommossa glielo impedì.
Efisio Luigi Pintor, percorrendo a cavallo il quartiere di Stampace, fece suonare a martello dapprima le campane della chiesa di Sant’Anna, e poi quelle delle chiese degli altri quartieri, sollecitando il popolo a insorgere.
Bruciata la porta di Sant’Agostino e forzate le altre, i popolani si radunarono di fronte alla porta Cagliari dandola alle fiamme. Chiedevano la liberazione di Vincenzo Cabras e Bernardo Pintor. Irruppero poi nel quartiere di Castello disarmando la truppa che oppose una debole difesa. Con le armi e i cannoni invasero il palazzo viceregio mentre il viceré si rifugiava nell’arcivescovado ove un portaparola del popolo spiegò le motivazioni della sommossa affermando che il desiderio dei sardi era che il viceré e tutti i piemontesi, nizzardi e savoiardi lasciassero la Sardegna.
La Reale Udienza assunse le redini del governo mentre i piemontesi vennero collocati, senza subire alcun male, presso i conventi cagliaritani. Si contarono una decina di morti e un centinaio di feriti. Il 30 aprile 1794, 514 piemontesi residenti a Cagliari, vennero fatti imbarcare con mogli, anche sarde, e figli. I carri con le loro masserizie rischiarono di essere attaccati e depredati dal popolo alla porta di Villanova.
Fu Francesco Leccis, un macellaio, a dissuadere i popolani dal farlo. I sardi scacciavano i piemontesi per la loro tracotanza e non per derubarli. Un atto di signorilità come quello di Francesco Cillocco del dicembre 1795, quando impedì ai vassalli dell’avido duca dell’Asinara di distruggere e saccheggiare il suo palazzo. In compenso, gl’insorti sardi non ricevettero la medesima indulgenza durante i loro processi e le torture e condanne a morte che ne seguirono. Il 7 maggio 1794, tutte le navi lasciarono il porto di Cagliari e vennero espulsi anche i piemontesi residenti in altri luoghi dell’isola.
Cacciati i piemontesi, gli Stamenti inviarono al re un ‘’Manifesto giustificativo’’ in cui attribuivano la responsabilità dell’accaduto al popolo che, pur avendo così agito per eliminare i ‘’ministri perfidi’’, professava piena devozione al suo sovrano. Il 30 maggio 1794, gli Stamenti attribuirono al democratico Girolamo Pitzolo e agli ambienti reazionari torinesi, la decisione del re di far processare gli avvocati Cabras e Pintor.
Chiesero un’amnistia per i fatti del 28 aprile e l’accoglimento delle cinque domande. Il 25 giugno 1794, il re approvò l’istituzione del Consiglio di Stato e accordò, ma solo in parte, la riserva degli impieghi per i sardi. Pitzolo fu nominato intendente generale, carica probabilmente sollecitata da Torino. Gavino Cocco divenne reggente della Reale Cancelleria, Gavino Paliaccio marchese della Planargia generale delle armi e governatore della città e Capo di Cagliari, il cavalier Santuccio governatore di Sassari e don Giovanni Battista Carroz governatore di Alghero. Il 1° luglio, l’arrivo a Cagliari delle patenti con tali nomine arbitrarie, suscitarono malcontento perché, non essendo stato richiesto il parere preventivo della Reale Udienza, questa non aveva potuto presentare le terne dei candidati.
Pitzolo si allontanò sempre più dai democratici lanciando gravi e infondate accuse contro Angioy. Il condono del re per i fatti del 28 aprile giunse l’8 luglio 1794 e gli Stamenti concessero il nulla osta per l’arrivo in Sardegna del viceré marchese Filippo Vivalda. Il 22 luglio venne accolta la domanda concernente la convocazione delle Corti ma il 31 marzo 1795 la concessione fu revocata. Il 18 agosto 1794, Oristano, Milis, San Vero, Bauladu vennero scossi da tumulti causati dalla mancanza di pane e di atri generi alimentari. Giovanni Maria Angioy, inviato come alternos a Iglesias, riuscì ad appianare i dissidi fra le autorità locali.
Immagine: Il Manifesto Sardo














