Abbiamo imparato ad usare l’autonomia, ma non è servito a niente: è ora? – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Todde sta sgovernando la Sardegna, e lo sappiamo.
Ha fallito una serie di nodi cruciali, ha mentito sui fondi elettorali, ha ammesso che da viceministra rappresentava le aziende energivore (una cosa gravissima, passata troppo velocemente sottotraccia).
Energia, le servitù militari, la fusione degli aeroporti, la sanità, la legge elettorale, i trasporti, la continuità territoriale, Abbanoa. Rimangono tutte questioni aperte.
Todde è alla fine del suo percorso, la decadenza, il commissariamento sulla RWM, il rimpasto scomposto, le accuse di poltronismo di Bartolazzi, le bizze del PD che ha fatto mancare i numeri in aula le scorse settimane, le prese di posizione contro la RWM di AVS e Sardegna Futura.
Chi ricorda una riforma di Todde che abbia cambiato la vita dei sardi?
L’impossibilità di governare nello scontro costante
Detto questo, occorre ammettere che è impossibile governare, per qualsiasi governatore, dato l’assalto italico, costante e continuo, su tematiche sempre diverse, asfissianti.
Moratoria e Legge 20 bocciate, decreto energia che esautora i poteri delle regioni, e dunque anche di quelle a statuto speciale, 41-bis, l’italia ci manda l’infornata di mafiosi (con parenti al seguito), dopo che da Alghero stanno denunciando infiltrazioni camorristiche;
Servitù militari ed esercitazioni periodiche e costanti, che tengono l’isola perennemente sotto tensione, ora per testare lo scudo spaziale a Quirra; la Saras con i suoi fuochi e i suoi odori, la Portovesme tenuta in piedi a suon di soldi pubblici, che inquina e assorbe energia elettrica prodotta dal carbone.
La regione completa il quadro rinunciando a decidere sulla RWM e si fa commissariare.
La scelta Ponzio Pilatiana di Todde non è piaciuta al socio della Nuova Sardegna, l’industriale De Pascale, che guida, da presidente della camera di commercio di Cagliari-Oristano, la fusione con accentramento degli aeroporti sardi sotto F2i attacca (dalle pagine del suo giornale): “Rwm, niente ok della giunta Todde all’ampliamento. Confindustria Sardegna: «Così si mina la credibilità dell’isola». Duro attacco dei presidenti Maurizio de Pascale e Antonello Argiolas“.
Considerati tutti gli attacchi dall’Italia verso la Sardegna, il governo sardo passa più tempo a difendersi che a governare.
Fine della stagione autonomistica
Lo dicono tutti, ma nessuno sa come uscire dalla fine della fase autonomistica e iniziare una nuova stagione.
La testardaggine di Todde rasenta l’ottusità, avrebbe potuto usare la Pratobello24, riallineandosi con il popolo, scagliarla contro lo stato e il governo e mettersi alla testa delle 210.000 firme.
La Pratobello non è esente da rischi di bocciature costituzionali, ma ha la forza popolare trasversale, firmata da destra a sinistra, inclusi parecchi elettori Cinque Stelle.
È un ariete per lo scontro con lo stato.
La legge 20 viene bocciata dalla corte costituzionale (che è fatta da uomini che sbagliano e che sono legati al potere, togliamo il velo di ipocrisia in stile infallibilità papale) nonostante dal governo sardo abbiano garantito che le aree idonee avrebbero consentito l’installazione dei 6,2 GWp, dunque avrebbe rispettato gli impegni statali e gli accordi internazionali.
Per l’assessore Spanedda: “La legge regionale n.20 resta in piedi”, dunque siamo nella situazione peggiore: resta in piedi una legge monca, sostenuta da un governo zoppo.
Avete presente la frase “prima impariamo ad usare l’autonomia“?
In questa fase la stiamo usando al suo massimo, dietro la spinta dei comitati, ma alla fine decide l’Italia.
Gli sviluppi successivi ad un’eventuale bocciatura della Pratobello da parte dello stato italiano, sarebbero stati parecchio interessanti per chi ragiona in ottica indipendentista, dato che sarebbe stata una dichiarazione di guerra dell’Italia contro i sardi.
Invece Todde ha iniziato una serie di battaglie ideologiche che hanno portato alla sua sconfitta definitiva: Todde aveva guidato la battaglia contro l’autonomia differenziata del nord, si è ritrovata ad essere s’Accabbadora dell’autonomia sarda. Una disfatta su tutti i fronti.
È ovvio che il governo, ed in particolare Calderoli, proponente dell’autonomia differenziata, si è vendicato ed ha iniziato ad impugnare parecchie leggi sarde. La vendetta della destra ricade sui sardi, ma per la destra sarda è un dettaglio, festeggia per la sconfitta e l’umiliazione dell’isola.
Il risultato è che, prima con il decreto energia, il governo ha esautorato le regioni del potere di decisione sulle aree idonee, poi lo stato, nella forma della corte costituzionale ha bocciato la legge regionale. Decide lo stato sul territorio sardo.
Cosa apprendere da questa stagione terminale?
Questa estate, nella Lettera all’indipendentismo, avevo messo il focus sull’articolo 3 dello statuto, nella parte in cui elenca i poteri della regione, che tuttavia sono sottomessi agli “accordi internazionali e all’interesse nazionale”. Questo garantisce allo stato l’ultima parola su tutto, urbanistica inclusa. Inoltre la questione transizione è dichiarata interesse prevalente sulle altre materie.
Questo statuto non va più bene, la società è più avanti della legge statutaria attuale e della politica partitica, esiste una domanda di autodeterminazione crescente e maggioritaria che non vota più: dobbiamo procedere verso un percorso che porti la Sardegna ad avere i poteri esclusivi sul proprio territorio e sulla propria cultura, e che sia indipendente nelle decisioni che riguardano le sue scelte politiche.
Come? Iniziando a costruire seriamente una alternativa al duopolio partitico italico, aprendo ad una fase costituente popolare che sfoci in un’area alternativa, coinvolgendo comitati, associazioni e movimenti non compromessi negli ultimi decenni.
È necessario tuttavia uscire dallo spontaneismo, dall’improvvisazione, dai post sui social delle facce anonime, dalle chiacchiere inconcludenti, e darsi una struttura con delle regole democratiche.
Senza struttura con regole partecipative e condivise non è possibile nessuna “insurrezione” popolare.
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