7 gennaio 2026 – La posa del Tyrrhenian Link

Selargius, 29 maggio 2023
Era la prima riunione di quella che sarebbe stata una lunga lotta, nonostante sapessimo fin da subito che: “la conferenza di servizi è terminata, l’amministrazione comunale non può più fare nulla”.
La sala era gremita, dicemmo che valeva la pena lottare, per fare emergere le responsabilità, per creare un gruppo che funzionasse da deterrente per future speculazioni, per unirci con gli altri comitati contro la speculazione energetica e fare fronte comune.
Il sindaco Concu aveva accettato entusiasticamente la servitù che chiamava “opportunità per Selargius”. Terna gli promise 2,7 milioni sotto forma di bosco urbano, che suonava più come ripulitura in salsa green dell’immagine della multinazionale che come compensazione. Concu mise il bosco urbano già nel programma elettorale già dal 2022. Terna compensava con altri 7,3 sotto forma di disinstallazioni di vecchi tralicci, una roba che sarebbe comunque dovuta, se non più utilizzati.
Dal primo incontro con il sindaco, ottenemmo un‘assemblea aperta con Terna, a luglio 2023. Dopo circa una ventina di minuti di spiegazioni, al cenno del tecnico della multinazionale, che disse che le consultazioni pubbliche erano state fatte con successo (con 3 abitanti su quasi 30.000) l’aula esplose in urla, fischi, contestazioni. Il comitato prese in mano il microfono e accusammo sindaco e rappresentanti Terna per oltre un’ora.
Fu l’inizio della lotta movimentista.

Terna fiutò l’aria e accelerò. Il mese dopo, Solinas e Pais (chi per loro) firmarono l’intesa.
A settembre il ministero approvò.
Per mesi assediammo e contestammo ogni consiglio comunale, occupammo l’aula, occupammo un cantiere di Terna sotto esproprio, affiggemmo una lettera di sfratto in due lingue, manifestammo in regione con tutti gli altri comitati, con cui ci eravamo coordinati.
Dopo diversi mesi di assedio, l’amministrazione comunale, alle strette, fece ricorso straordinario al presidente della repubblica, ma scoprimmo in seguito che era fuori tempo massimo, non si contavano i giorni dalla pubblicazione nel BURAS, ma dalla ricezione della PEC del sindaco.
Se la battaglia giuridico-amministrativa era persa, la vera sconfitta è stata sul piano tecnico-culturale.
Intendiamoci, il cavo in sé (con le due stazioni e i palazzoni) come le pale e i pannelli, non sono il male, se usati dalle comunità energetiche locali a proprio vantaggio.
Diventano il male se usate per favorire il nord, per favorire le multinazionali, per favorire l’economia di guerra, e il Tyrrhenian Link è funzionale a tutto questo.
Il Tyrrhenian Link non è un accessorio isolato, ma il cuore pulsante della speculazione.
Lo sfruttamento coloniale, da parte del capitalismo assistito, è l’altra faccia della “transizione” (in realtà un’aggiunta energetica).
La questione anticapitalista è entrata nel dibattito troppo superficialmente, troppo banalmente, troppo astrattamente. Difficile combattere qualcosa a cui non si riesce a dare un volto.
La risposta al capitalismo assistito, di rapina, sono le comunità energetiche. La produzione per il consumo in loco, riducendo le dispersioni, creando fermento nelle comunità interne al collasso e in via di spopolamento. In questo contesto, il Tyrrhenian Link avrebbe avuto un altro senso.
E poi c’è la questione delle questioni: non è possibile creare un’alternativa al modello economico globale fatto su misura delle nostre comunità se non abbiamo i poteri e se le decisioni vengono prese altrove.
La questione è l’autodeterminazione, è l’indipendenza nelle scelte politiche. La questione è democratica: la volontà del popolo si è scontrata con una legge elettorale oscena e con un potere che ha ignorato la legge popolare da record di partecipazione.
La questione indipendenza non è una questione separatista e di chiusura. È una questione democratica, di chi decide sul nostro territorio, se deve decidere a maggioranza il popolo italiano, tramite il suo parlamento, o se devono decidere i sardi.
Il fermento di questi tre anni è stato una manna dal cielo, la società ha mostrato dinamismo, pur nella sua età anagrafica avanzata, ha messo su framentu per l’elaborazione di nuove spinte dal basso da contrapporre al globalismo che plasma culture e modelli economici.

C’è stata la rivolta degli Ulivi (luglio 2024), sgomberata dopo quattro mesi dall’antiterrorismo, un centinaio di poliziotti, elicotteri, decine di cellulari, droni, posti di blocco; le campagne chiuse per cinque giorni, i residenti costretti a mostrare i documenti ad ogni uscita dal recinto.
A dicembre 2024 ci fu la resistenza agli espropri a sa Barracca de su Padru, alcuni proprietari non firmano. A gennaio 2025 fu bruciata, ma subito ricostruita.
Terra Mala, 7 gennaio 2026.
La posa del cavo in mare è terminata, la Nexans, la nave posacavi, ha terminato l’opera. “Il cavo dei record”, titolano i giornali italiani, tutti allo stesso modo, tutti ben orchestrati.
Una storia coloniale di (stra)ordinaria amministrazione.
Cosa rimane oggi di questa lotta?
Rimane tanto da fare, a Selargius incombono tre impianti di batterie BESS, uno è già approvato dal 2023, e il Sardinian Link, rimangono le opposizioni giuridiche e le osservazioni, e infine, rimane la cosa più difficile da fare: dare a questa fase una costituente realmente popolare sarda.




















Foto: pagina FB del Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link
Immagine di copertina: Ivan Monni
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Buongiorno, mi chiedo quali siano stati i provvedimenti effettuati o tentati dalla Regione per impedire questo scempio che condizionerà inevitabilmente il destino di questa terra. La democrazia bruciata dagli interessi di speculatori e da un governo complice.
Buongiorno Francesca, la Regione, sia con Solinas-Pais, che con l’attuale Todde-Comandini, è tendenzialmente favorevole allo scenario imposto da Roma.
Solinas-Pais firmarono l’intesa per il Tyrrhenian Link.
Todde sul Tyrrhenian Link si è detta favorevole. Disse solo che Terna era prepotente sui metodi impositivi e poco partecipati, ma nella sostanza vuole il Tyrrhenian Link.