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Harry ti presento la Sardegna

Harry ti presento la Sardegna. Sarebbe una battuta se non fosse che la tempesta che ha appena colpito la Sardegna ha presentato il suo conto in disagi e danni, risparmiandoci fortunatamente eventuali vittime. Non avevamo buoni precedenti e il timore che si ripresentassero anche a questa evenienza erano fondati. Passata però la tempesta, rimangono delle lezioni e dei punti da considerare. Perché il sospiro di sollievo passato non deve far dimenticare le criticità delle infrastrutture sarde e la mancanza di progettazione che affligge la Sardegna fin dalla notte dei tempi.

Cosa ci rimane dopo Harry? Rimane l’idea che ogni anno, che si parli di siccità o di piogge torrenziali, rimangano tanti buoni propositi di opere importanti e da realizzare in previsione della prossima anomalia climatica (e la Sardegna ormai presenta in maniera ciclica questi eventi, con la cadenza di 5-10 anni). Rimane la considerazione che spesso le opere conoscono una nascita estremamente travagliata o spesso non siano adeguate agli standard richiesti in previsione anche di eventi così eccezionali.

Pensiamo alla barriera anti-mareggiata prevista a suo tempo sulla SS 195, poi mai realizzata per via di disaccordi presenti tra l’assessorato all’Ambiente e l’ANAS, alla storia travagliata della galleria di Mughina a Nuoro (ora in fase di recupero e che non verrà riaperta non prima del 2028 per via dello stato critico in cui versa la calotta, ma che anche nel periodo in cui era in funzione era ciclicamente sottoposta ad allagamenti, che portarono ai lavori durante i quali venne evidenziato lo stato critico in cui l’opera versava. Pensiamo alla tragedia di Oloè e al calvario necessario per ricostruire e riaprire quell’opera. Pensiamo alla speculazione energetica e all’impatto ambientale e al rischio idrogeologico che molte opere proposte potrebbero portare.

Pensiamo anche al paradosso che un Gennaio piovoso (come accade puntualmente da anni e che sempre è la regola) non comporta un’estate al riparo da siccità e da carenze idriche. E nonostante si richieda la posa di condotte e di collegamenti che permettano ai vari bacini sardi di poter avere un’adeguata scorta per i periodi critici dell’anno, questa rimane una vana richiesta, al netto di un servizio idrico indecente, dove ai tanti problemi si somma quello delle perdite massive legate ad una rete colabrodo o alla decisione di dover svuotare gli invasi presenti perché non adeguati a contenere maggiori capacità.

E infine il gioco del cappio con il Governo Coloniale. Un governo che a parole promette i finanziamenti necessari per il riassesto delle zone più colpite, a patto di presentare adeguati progetti. Niente di strano o di rivedibile nella richiesta, però difficile non vedere la volontà di usare anche la calamità come leva politica per piegare ulteriormente la politica isolana ai voleri romani, magari con il più classico dei baratti. Complice anche una politica isolana che per il secondo anno di fila ha attivato l’esercizio provvisorio. Per il secondo anno di fila e tra procedimenti controversi che acuiscono la distanza tra cittadinanza e politica. Non stupisca poi il crollo nella fiducia nelle istituzioni e l’astensionismo marcato. Perché un conto è voler risolvere realmente questa disaffezione, il resto è solo retorica.


Immagine: metropolitanmagazine.it

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