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Ma Alessandra Todde non era pacifista?

Hanno rubato per caso l’identità politica di Alessandra Todde? È la stessa persona quella che si schiera contro il ricorso al TAR dei comitati per bocciare l’ampliamento del colosso bellico e del riarmo RWM e quella che il 5 aprile del 2015, a Roma, davanti a una manifestazione per la pace chiamata dal suo partito (M5S), gridava “la resistenza siamo noi”? 

È la stessa persona che si è fatta fotografare tra le bandiere palestinesi agli scioperi e alle mobilitazioni proPal dello scorso autunno e che recentemente ha salutato gli studenti palestinesi arrivati in Sardegna augurandogli di poter tornare un domani in una “Palestina libera dalla guerra” e quella che sulle carte divulgate dall’inchiesta di Pablo Sole su Indip, per bocca dei legali della RAS, «contesta sin d’ora in fatto ed in diritto l’ammissibilità e la fondatezza del ricorso e chiede il rigetto della misura cautelare invocata dalla ricorrente perché non sussistono i presupposti per l’accoglimento sotto il profilo del fumus boni juris (la verosimiglianza o la probabilità che il diritto vantato da una parte esista realmente) e del periculum in mora (testualmente: «Pericolo nel ritardo», che indica la situazione di urgenza in cui un ritardo nell’agire comporterebbe un danno grave e irreparabile)»?

Ma cos’è successo? 

Come riassume sempre Sole su Indip, su richiesta del TAR la Giunta Todde, lo scorso dicembre, avrebbe dovuto deliberare sui lavori di ampliamento della RWM senza la VIA.

Todde prima si lasciò andare ad esternazioni pacifiste sull’eticità della RWM, poi fece intendere che non poteva fare nulla e in ultimo assunse una posizione pilatesca passando la palla al governo che immediatamente nominò una commissaria ad acta e nel febbraio 2026 diede il via libera.

I comitati immediatamente fecero ricorso al TAR che si esprimerà mercoledì 27 maggio. 

Fino a qui tutto previsto e prevedibile. Ma ecco che arriva la polpetta avvelenata. A schierarsi contro il ricorso dei pacifisti e degli anticolonialisti infatti è la stessa RAS «in persona della presidente Alessandra Todde»:

Avevo definito «banalità del male» quella di lavarsi le mani davanti all’incedere della logica degli uffici, senza volersi assumere alcuna responsabilità, quando dal palco della conferenza Euro-mediterranea per la pace aveva fatto intendere che la Giunta non poteva nulla contro l’ampliamento della RWM

Ma questa volta è peggio. Qui non siamo davanti ad un Ponzio Pilato che si lava le mani e lascia fare. Qui abbiamo una piena presa di posizione che certamente non va in direzione della pace, della lotta al riarmo, della “Palestina libera” o di altre mosse pubblicitarie date ad un pubblico credulone. Perché dichiararsi contro il ricorso dei comitati? Perché posizionare la Regione Autonoma della Sardegna (e quindi tutti i sardi) dalla parte di Israele, dell’imperialismo nordamericano, delle multinazionali della guerra, della Commissione europea e del suo folle piano di riarmo ed escalation bellica?

La questione è seria, perché la stessa ONU, il 20 giugno 2024, aveva assunto una chiara posizione perché cessassero la vendita e il trasferimento di armi e munizioni verso Israele, rivolgendosi esplicitamente la Rheinmetall AG, il colosso della guerra di cui fa parte la RWM di Domusnovas. 

La Sardegna come piattaforma bellica

La RWM non è una fabbrica “qualsiasi”. È un nodo della catena globale della produzione militare dell’imperialismo occidentale e sionista ed è uno degli addentellati strategici della politica del ReArm Europe, il piano da 800 miliardi per preparare la guerra alla Russia entro il 2030. I suoi prodotti finiscono direttamente su tutti gli scenari bellici del pianeta, dall’Ucraina allo Yemen e ovviamente in Palestina, dove gli israeliani scartano dal cellofan le armi, le bombe, le munizioni e i droni killer prodotti in Sardegna e li usano per ammazzare civili palestinesi, anche ora che formalmente vige la tregua. 

Al di là del piano etico e delle questioni politiche, la signora Todde e la sua truppa stanno esponendo il popolo sardo a pericolose ritorsioni in caso di guerra e questo è assolutamente inaccettabile! 

L’ampliamento della RWM è una vicenda che parte da lontano e precisamente da un altro governo di (pseudo) sinistra con importanti venature “indipendentiste”, vale a dire la Giunta Pigliaru che alla richiesta del disco verde per l’ampliamento dette il benestare senza la VIA. Da quel momento iniziò uno scontro politico con risvolti legali che l’inchiesta di Indip ricostruisce nei dettagli.  

Il doppio registro

È qui che la figura della Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde diventa il punto di condensazione della contraddizione.

Da un lato, una postura pubblica che si inscrive nei linguaggi del pacifismo: partecipazione a manifestazioni contro il riarmo, presenza simbolica nelle mobilitazioni per la Palestina, adesione discorsiva alla critica della militarizzazione globale. Dall’altro lato una posizione che – nei fatti – non solo non si è schierata contro l’ampliamento dello stabilimento considerato illegale perfino dal Consiglio di Stato che aveva imposto alla Regione Autonoma di avviare l’istruttoria della VIA, ma che ora addirittura si oppone al ricorso al TAR promosso dai Comitati. 

La vicenda del ricorso al TAR contro l’ampliamento della RWM è emblematica. La Regione si muove dentro un campo tecnico-giuridico in cui tutto appare neutro: ammissibilità, fumus boni juris, periculum in mora, pareri dell’avvocatura.

Ma questa neutralità è solo apparente. Perché dietro la grammatica del diritto amministrativo si decide la materialità della subalternità e, a questo punto, della complicità con la filiera dell’apparato militare industriale.

Che fanno sinistra e indipendentisti “per Todde”?

C’è da chiedersi inoltre come possano digerire tutto questo le frange “di sinistra” e gli “indipendentisti” che governano o consulentano con la Giunta. La partita RWM non è una cosa di poco conto. 

Da un punto di vista di sinistra è un tema strategico perché fa la differenza tra l’essere schierati dalla parte dell’imperialismo guerrafondaio in filiera con la barbarie di Israele ed essere contro tutto questo. 

Da un punto di vista indipendentista si tratta di una questione fondamentale perché uno degli snodi storici della subalternità della Sardegna riguarda proprio il tema dell’occupazione militare e continuare a sostenere una Giunta che si schiera contro i comitati e gli anticolonialisti al fianco di un’estensione metastatica della subalternità militare, è una contraddizione insanabile. Cosa diranno ai loro gli “indipendentisti di governo” che in questi giorni si stanno vantando dei titoli culturali del loro ideologo? Stiamo costruendo percorsi di sovranità e nel frattempo facciamo melina con chi va contro il ricorso dei comitati contro l’ampliamento della RWM?

La contraddizione come sistema

La domanda iniziale che ho posto – “è la stessa persona?” – cambia a questo punto del discorso significato. Non riguarda l’identità individuale, ma la coesistenza di due funzioni incompatibili:

  • la funzione rappresentativa del pacifismo pubblico; 
  • la funzione politica della continuità produttiva del sistema della guerra e della subalternità. 

Non è una schizofrenia personale, ma una razionalità politica tipica della classe politica sarda strutturalmente servile e sottomessa

Il meccanismo è sempre lo stesso e lo abbiamo visto agire in diversi contesti. Dalla colonizzazione energetica allo smantellamento della scuola, dal dissanguamento della sanità pubblica alla logica delle politiche clientelari.

C’è una politica della facciata, del biglietto da visita, dell’autorappresentazione e poi c’è la realtà. E i due livelli sono integralmente sovrapponibili. La realtà è che dietro la facciata di questa cosa che i media chiamano “campo largo” dentro cui, di volta in volta, confluiscono o cercano di confluire pezzetti di “antagonismo”, di “indipendentismo”, di “progressismo” e simili, si nasconde la realtà dei fatti: in Sardegna chi arriva in Viale Trento governa per procura di poteri esterni. Altro che schiena dritta e barricate! E ce ne accorgeremo presto anche con la questione nucleare.. 

L’unica prospettiva che abbiamo è la ribellione popolare, anche attraverso la costruzione di una reale alternativa politica (e speriamo anche elettorale) per mandare a casa tutti questi attori e groupies affini, o dovremo rassegnarci a vedere la nostra terra devastata!

Questo perché la questione RWM – come anche gli altri snodi di cui ho fatto menzione – non si risolve nella polemica quotidiana. È un punto di rottura più profondo: riguarda il posto della Sardegna nel mondo, e la sua capacità – o incapacità – di sottrarsi alla spirale di riarmo e guerra in cui sta precipitando il nostro mondo, esattamente come prima dei due grandi conflitti mondiali del Novecento.

Liberarci da questa oligarchia per procura non è più una questione politica ma una necessità per sopravvivere!

Cumpartzi • Condividi

2 commenti

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