La vittoria AfD vista dalla Sardegna (quale alternativa al feudalesimo finanziario?) – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Ormai non è più solo la crisi delle sinistre o delle liberaldemocrazie. Ad avere il fiato corto è la democrazia in sé.
Non che questa sia esente da difetti. L’Occidente non ha mai fatto i conti con il colonialismo, incluso quello interno agli stati. Mentre esporta democrazia, importa milioni di barili di petrolio. Certo negli USA vige la democrazia, ricercano la felicità per costituzione, scelgono liberamente i propri governanti… e anche quelli degli altri stati. Nato e UE si sono dimostrati strumenti a sostegno di questi progetti.
Le dittature non mi piacciono, non mi sono mai piaciuti i sistemi totalitari, ma rivendico il diritto di critica della democrazia occidentale, affinché acquisti pienezza di senso politico oggi svuotato e alle corde.
La società esiste, ed è tutt’altro che liquida. Segnalo questa analisi sulle elezioni in Sassonia, sembrerebbe non essere una vittoria dei nostalgici, le nuove generazioni hanno sostenuto la crescita di AfD. A leggere il programma c’è da rabbrividire: la solita immigrazione semplificata e usata come slogan, censura di genere in TV, classi differenziate per bambini con disabilità cognitive. Le minoranze sono sotto attacco, a favore di un nazionalismo di stato.
Norberto Bobbio nel libro Destra e Sinistra (Donzelli Editore, 1994) aveva categorizzato le geometrie della politica sulla base dei valori libertà e uguaglianza.
Combinandoli evidenziava l’esistenza di due sinistre, entrambe egualitarie, ma una illiberale, e due destre, entrambe non egualitarie, una liberale e una illiberale. Per Bobbio, il migliore posizionamento politico era quello del centro-sinistra, liberale e egualitario, il peggiore era la destra illiberale e anti-egualitaria.
A prescindere dalle sue preferenze, questo modello oggi mostra la corda, sia perché i ruoli della sinistra e della destra moderata si sono sovrapposti, sia perché la sinistra ha confuso la finanza globale con l’internazionalismo. Ma soprattutto perché questo modello si muove in un ambiente chiuso e orizzontale che non spiega alcune variabili esterne a un sistema, oggi in crescita di importanza.
Un modello più attuale deve tenere conto dei luoghi: centro e periferia, cioè della comunità e dei suoi rapporti con l’esterno, con lo stato centrale, con gli altri stati, con gli immigrati, con gli enti sovranazionali, con la finanza globale.
È una visione verticale, locale-globale, che mette al centro la comunità, rispetto a quella orizzontale, liberalismo-egualitarismo, di Bobbio.
Dentro questa visione comunitaria verticale, può riproporsi un nuovo schema destra-sinistra, in cui la prima ha una visione di tipo esclusivo e chiuso, “noi” e “loro” su base etnica, da cui deriva il rapporto “amico e nemico”, mentre la seconda ha una visione che, pur focalizzandosi sulla sovranità nella comunità, si apre e si allarga al confronto con gli altri territori in modo collaborativo.
In altri termini, ethnos e demos.
La discriminante comunitarista, tra destra e sinistra, si basa allora sul grado di apertura, di tolleranza, di integrazione, di rispetto delle minoranze.
Mentre a destra viene rivendicato il ruolo dello stato nazionale, a sinistra il comunitarismo è alternativo allo Stato-nazione.
Entrambi i modelli sono alternativi al dominio della finanza globale, che detta l’agenda alla politica, imponendo paradigmi culturali funzionali ai suoi interessi.
Il cinema, i media e i social hanno una funzione fondamentale nel proporci e farci accettare alcune situazioni.
In Europa, Draghi è il simbolo di questo sistema di potere, ogni suo sproloquio viene tenuto in conto dai vertici dell’UE, nuovo centro imperiale-feudale. L’UE è all’opposto rispetto all’Europa dei popoli di Simon Mossa.
Una versione paleocomunitarista in Sardegna c’è sempre stata, tra terre comuni, Agiudu Torrau, Paradura, su Bixinau come protezione sociale. Non a caso nel Sud Sardegna, sa crabetura de sa domu, il tetto della casa del nuovo nucleo familiare era una questione comunitaria.
Terminate le mura, il tetto veniva realizzato da tutto il vicinato. Al completamento, il padrone di casa offriva a tutti un pranzo. Il tetto è una metafora in cui il vicinato proteggeva e accoglieva la nuova famiglia.
Certo, non si tratta di un ritorno a su connotu, ma di riprendere e modernizzare alcuni valori secolari, non su base biologica, ma democratica e di scelta di appartenenza.
Negli anni ’80, l’intellettuale Eliseo Spiga formulò un’originale elaborazione, fondendo il comunitarismo radicale libertario, il sardismo e l’anticolonialismo, superando le tradizionali categorie di destra e sinistra per approdare a un modello incentrato sull’autodeterminazione dei popoli e sulla valorizzazione della comunità locale contro l’omologazione capitalista. I paesi erano i luoghi in cui in passato si creava il lavoro, ma erano stati sostituiti dalle fabbriche.
Il comunitarismo è probabilmente la forma che più allinea la storia sarda con le nuove forme di democrazia. Ad esempio, il moderno Confederalismo Democratico Curdo, forse il miglior modello politico organizzativo scaturito negli ultimi decenni, ha molti punti di contatto con l’idea di Spiga.
Nel Confederalismo Democratico, la sintesi delle comunità non è lo stato, ma la nazione democratica, che non si basa su un’identità etnica o culturale fissa, né su confini geografici rigidi. Si fonda invece su valori politici ed etici condivisi, come la democrazia radicale, il femminismo e l’ecologia.
Dentro queste teorie apparentemente astratte, convive benissimo l’esperienza dei comitati, che dai territori resistono a un modello imposto e blindato dall’alto, reclamando il diritto di scelta del proprio destino.
Sorti in ogni territorio, pressano le amministrazioni per fare valere le istanze locali.
Hanno chiesto che l’energia venga sottratta alle grandi multinazionali (del fossile e delle rinnovabili) e che venga gestita dalle comunità energetiche.
L’energia è un settore strategico, economicamente e politicamente, per cui la transizione rappresenta un’occasione unica per far transitare la proprietà dei mezzi di produzione dell’energia alla popolazione.
Il discorso si può estendere all’agricoltura. Ad esempio in Svizzera si voterà un referendum in cui si sceglierà se continuare a importare il 70% dei beni agricoli.
In Sardegna è necessaria una riforma agraria, che favorisca chi vuole coltivare la terra. Con le successioni ereditarie i terreni sono stati estremamente frazionati, dunque sono diventati scarsamente redditizi per poter giustificare investimenti in un certo tipo di agricoltura moderna.
La terra deprezzata e svalutata viene oggi ceduta per le servitù elettriche.
Occorre superare il frazionamento, la politica su questo crede poco, si adopera dove i soldi sono più facili e diretti.
Si potrebbe parlare di commercio, di mercati civici alternativi ai centri commerciali, di mercati come quelli delle grandi città, ad esempio Londra.
Si potrebbe parlare di comunità che si riattivano nell’economia e nella cultura, della lingua sarda, che ha bisogno non di due standard, ma di due binari, con cui ufficializzare le norme grafiche locali, per salvaguardare la storia di ogni comunità, e contemporaneamente dotarsi di una grafia unica per i rapporti esterni, per i traduttori umani e automatici.
Come si salva la democrazia?
Rinnovando l’agorà delle polis. In Sardegna spostando i poteri alle biddas e alle città, trasformate in luoghi della partecipazione, che trovano la sintesi comune nella nazione democratica, che a sua volta si riconosca, infine, come forza di pace nell’Europa dei Popoli.
Comunità Energetiche, a che punto siamo?
Un post del sindaco di Villanovaforru, Maurizio Onnis, evidenzia lo stato delle comunità energetiche sarde registrate. Sono 52, con una potenza di circa 3,7 MW. “Ovvero, due terzi di una sola delle migliaia di pale eoliche da 6 MW che le grandi aziende dell’elettrico vorrebbero impiantare in Sardegna. Di 52 CER, due sfiorano il MW di potenza e una si aggira sui 600 kW. Le altre 49 si dividono il MW restante: sono quindi minuscole, CER da pochi kW e poche utenze.”
È chiaro che occorre uno sforzo maggiore, ma lo stato ha tolto gli incentivi economici alle CER e le amministrazioni locali sono impegnate a valutare migliaia di scartoffie per gli impianti delle multinazionali.

Dal mondo della resistenza: Selargius dice no alla BESS Atena Storage, Mogorella alle pale eoliche, Osilo alle miniere
Miniere a Osilo, Consiglio si spacca su mozione Spada, il sindaco: prepariamo una Delibera condivisa (Emmo, il primo giornale di Osilo)
Parco eolico di Mogorella: i comuni di Mogorella, Ruinas e Villa Sant’Antonio convocano un incontro pubblico con i referenti della società WPD Serra e Mesu S.r.l.
I comitati aderiscono all’incontro.
Selargius, il comitato denuncia il cumulo di parecchie servitù energetiche, in approvazione ognuna per conto suo e senza una valutazione ambientale cumulata.
Domenica 13, manifestazione contro l’imminente approvazione della BESS Atena Storage e agli espropri. La Regione darà parere negativo all’impianto?

La Cayenna d’Italia: Meloni sposta i 41bis in Sardegna
Ottantotto uomini spostati oltre il mare in un fine settimana, e il ministero della destra italiana lo racconta come una vittoria.
Todde si risveglia anticolonialista, ma dimentica che lei faceva parte del governo Draghi che pianificava la colonizzazione.
Sa Cida in 1 Minutu
Ambiente e Energia
PPR nou intro de su 2028 contra a sa ispeculatzione Sa Regione annùntziat su Piano Paesaggistico nou pro frenare sa ispeculatzione energètica in sa terra sarda. (L’Unione Sarda)
Stefano Tunis elèghidu presidente de sa Cumissione Energètica Su Consìgiu regionale nùmerat a Tunis pro ghiare sa cumissione ispetziale chi at a tratare sa chistione energètica. (La Nuova Sardegna)
Isili: sospèndidu su progetu eòlicu pro impreu de su logo Sa Regione stancat s’autorizatzione pro su parcu eòlicu de Isili pro more de s’impreu faddidu de su sìmbolu ufitziale. (L’Unione Sarda)
Selargius: no de sos comitados a sas baterias de ammentu Sos tzitadinos e sos comitados pedent a sa Regione de defendere su territòriu contra a s’ispeculatzione energètica. (SardiniaPost)
Padentis sardos a riscu: leges regionales non aplicadas S’ammonimentu de s’ex dirigente de sa Forestale in subra de sa mancàntzia de aplicatzione de sas leges pro sos padentes. (L’Unione Sarda)
Rinnovàbiles e incentivos: sos fundos èsteros chi ganant Un’anàlisi de sos finantziamentos pùblicos chi andant a sas multinatzionales e a sos fundos de investimentos internatzionales. (Today)
Muravera: possìbiles restos de gherra in mare in Tziu Franciscu Proibidura de sa navigatzione e de sos bagnos in sa zona de mare ananti de sa marina pro seguridade. (L’Unione Sarda)
Bocas de Bonifacio: Sardigna e Còrsica contra a s’ispeculatzione Fronte comune intre sas duas ìsulas pro amparare su mare e su territòriu dae sas turres eòlicas marìtimas. (L’Unione Sarda)
Capo Pecora: su Ministeru atzetat sas turres eòlicas marìtimas Su Guvernu atzetat sa proposta pro ammaniare s’impiantu eòlicu offshore ananti de sas costas de su Sulcis-Iglesiente. (L’Unione Sarda)
Polìtica & Affarios
Festa de s’Unità in s’Alighera: “Rinnovàbiles sunt su benidore” Realacci afirmat chi sa Sardigna at pèrdidu tempus pretziosu pro s’isvilupu de sas fontes rinnovàbiles. (La Nuova Sardegna)
Presoneris 41-bis in Uda: sa protesta de sa Todde Sa Presidenta de sa Regione contra a sa detzisione de su Guvernu de imbiare detentos de alta seguridade a Uda. (Regione Sardegna)
Uda: zona blindada pro s’arribu de sos detentos 41-bis Medidas de seguridade fortifigadas in sa zona de sa presone pro s’arribu de sos detenutos de alta seguridade. (L’Unione Sarda)
Casteddu: sa crisi de s’agricoltura trasformat sas campagnas in muntonàrgios Sa crisi econòmica de su setore agrìculu faghet deventare sas terras de s’hinterland de Casteddu muntonàrgios a chelu abertu. (L’Unione Sarda)
Pecorino in sos paninos de McDonald’s: eja a s’acordiu Su casu sardu at a intrare in sas retzetas de sa multinatzionale pro amparare sa produtzione de s’ìsula. (L’Unione Sarda)
Nòminas de sos dirigentes: Solinas e Satta depent risarcire sa Regione S’ex presidente e s’ex assessora ant a dèpere torrare ses-chentos binticuàturu milles èuros pro sas nòminas illegìtimas. (La Nuova Sardegna)
Cultura e Sociedade
Casteddu narat adiosu a Roberto Loddo, ativista de sos dèbiles Sa tzitade de Casteddu pianghet su combatente pro sos deretos sotziales e de sos prus dèbiles. (L’Unione Sarda)
Eva Klotz e sa gherra pro unu Sudtirolu indipendente S’ativista polìtica manifestat sa voluntade de un’autodeterminatzione totale pro su territòriu de su Sudtirolu. (Corriere dell’Alto Adige)
In Sardigna ses-chentos e otu veturas ònnia milli bividores Cuasi 1,2 milliones de veìcolos viàgiant in sas istradas de s’ìsula ònnia annu segundu sos datos. (L’Unione Sarda)
Su documentàriu in subra de sa guaritora Minnia a sos festival Su film in subra de sa guaritora de Nùgoro arribat in sos prus importantes festival de su tzinema internatzionale. (La Nuova Sardegna)
Sa Murra: Spano e Perra binchent su tìtulu mundiale Sos giogadores sardos Spano e Perra conchistant su tìtulu iridatu, giughende sa Sardigna a su vèrtice de sa murra. (SardiniaPost)
Protesta contra a “Su coro de Sardigna”: annullada sa festa Unu chef sardu rebeta contra a sas caricaturas de s’ìsula, faghende annullare s’evenimentu organizadu in Lombardia. (La Nuova Sardegna)
Le spericolate inchieste della Nuova Sardegna

Imàgini de copertina: repubblica.it
I testi in sardo sono tradotti dall’AI, ma sono modificati e confermati dall’autore (segnalate eventuali errori)
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