Conflitti balneari e narrazioni tossiche: storia ordinaria di non integrazione tra sardi e italiani – S’Imprenta

S’Imprenta – Rassegna stampa dalla colonia
Come ogni sabato mattina su S’Indipendente
Ogni estate si ripete l’incontro/scontro tra sardi e italiani con una serie di micro-conflitti che si possono riassumere in “io vengo, pago, e critico (e ti dico cosa realizzerei in questa spiaggia per renderla produttiva, dato che voi siete incapaci)”, da una parte; e “questa è casa mia e se vieni lo fai con le regole dell’ospite: paga, impatto minimo, non sporcare, mudu mì“, dall’altra.
Qualche volta esageriamo con la permalosità: qualche settimana fa un turista fu sommerso da attacchi sui social per un video ironico in cui criticava il mare sardo mostrando una singola alga.
E magari ci emozioniamo per i complimenti dell’ambasciatore americano Tilman Joseph Fertitta (“il posto più bello al mondo”), mentre propone i suoi piani coloniali e consigli non richiesti per l’isola (“Dovete ridurre le regole e permettere di costruire” e “Sardegna strategica in caso di conflitto”). Due frasi gravissime. I giornalisti se ne guardano bene dal replicare, anzi ridono alle battute del ricco americano.
In Sardegna si parla ormai da tempo di overtourism e si fanno i calcoli di quanta ricchezza lascia il turismo in Sardegna: qui una analisi di Alessandra Saiu e Federica Marrocu su S’Indipendente, qui una di Sandro Usai, e qui una di Maurizio Battelli.
Il cortocircuito è dato dalla nostra testardaggine nel volerci sentire italiani, che si scontra con il giudizio di chi ci vede diversi da loro, ci offendiamo per inezie, ma abbassiamo le difese di fronte a progetti coloniali se sono accompagnati da sorrisi ed elogi. Un meccanismo pericolosissimo.
Beppe Severgnini ci ha lessato per diverse estati con i suoi decaloghi, per fortuna pare abbia esaurito la vena.
È ovvio che la narrazione italiana della Sardegna e sui sardi sconti un gap enorme, tra esotismo, isola selvaggia e incontaminata, ferma nella storia e nel tempo, e altri falsi stereotipi (andate a Portovesme o a Sarroch a vedere). Per il sindaco di Milano Sala, il turismo sardo lo dobbiamo ai milanesi. E l’Aga Khan?
Il vizio è vecchio, più di quanto potessi aspettarmi prima di alcune letture estive che avevo colpevolmente ignorato finora.
La prima è di Girolamo Sotgiu (Alle origini della Questione sarda, Edizione sarda Fossataro, 1974), la seconda è di Aldo Accardo (La nascita del mito della nazione sarda, AMD Edizioni, 1996).
I testi sono inquadrati nell’ambito del progressismo sardo, anti indipendentista, che Accardo chiama separatista.
Ad esempio, Accardo fa risalire il mito della nazione sarda alla pubblicazione del libro Storia della Sardegna dello storico Giuseppe Manno, che uscì nel 1825.
Scelta opinabile, sia perché Accardo inquadra la nazione come “mito”, facendola risalire a un epoca in cui non solo la Sardegna era universalmente riconosciuta come nazione, ma era proprio Stato, in quanto Regno.
Non aveva espresso un re, ma a quei tempi la nazione era individuata nella popolazione contrapposta al re. Accardo ragiona con gli schemi attuali autonomistici italici.
Comunque sia, riporta Accardo, Manno nel 1825 si decise a scrivere il libro perché il re gli aveva chiesto un parere su un manoscritto di un ufficiale tedesco riguardante la Sardegna.
La risposta del Manno fu:
“postomi ad attenta lettura non tardai ad esclamare nel mio me con impeto di musa tragica: Santi Numi del ciel! oh! quale orrore. Non parlo dello stile plebeo […]. Non parlo della lingua francese sconciatamente stirata a costrutti pensati in lingua tedesca. Non parlo di dottrina volgare che appena eravi, non di criterio che non eravi affatto. Parlo solo di una caricatura tale di dileggio per l’isola nostra e per i suoi abitanti, che di simile non soccorrevamo aver incontrato altro esemplare”.
Oggi sui social sarebbe stato bollato come radical chic, il linguaggio era ricercatamente aulico e pomposo.
Storia vecchia dunque, a oggi sono almeno duecento anni che scriviamo per difenderci dai giudizi astrusi. Chissà se anche Arquer, nel 1550, aveva scritto il suo Sardiniae brevis historia et descriptio per smentire le dicerie sui sardi.
Niente di strano eh, per Dante Alighieri le donne barbaricine andavano in giro con il seno scoperto. Chissà cosa aveva fumato o che film aveva visto.
Il punto è che chi non scrive la sua storia è colpevole di pigrizia intellettuale, causa di scarsa coscienza di sé, e finisce per subire il giudizio altrui con il grande rischio di farlo proprio.
Dopo il libro del Manno iniziarono una serie di studi sulla storia sarda, ma in chiave risorgimentale italiana, per cui, se da un lato possiamo affermare che la Sardegna ha avuto il suo “romanticismo” patriottico nazionale, con la riscoperta archeologica, linguistica, storica, letteraria, dall’altro viene forzatamente incanalato nell’alveo più grande del risorgimentale italiano.
La voglia di riscatto dei sardi passò anche per le false Carte di Arborea, da non confondersi con la Carta de Logu. Delle pure invenzioni in cui si svelava finalmente il mistero della nascita dei Giudicati, si inventò Re Gialeto, ed emersero poemi in lingua sarda e italiana, mentre Eleonora emergeva come eroina della politica italiana (sigh!).
Le Carte furono vendute al povero Pietro Martini, storico filosabaudo dall’incerta statura, che se inizialmente si esaltò per la storia che piano piano emergeva, successivamente crollò improvvisamente per aver dato credito a quei falsi, che il tedesco Mommsen facilmente demolì, per errori linguistici, incoerenze storiche e stilistiche e analisi chimiche.
Le Carte uscirono nel 1845, e il periodo non è casuale. Era la risposta alla domanda che stava maturando.
Nel 1848 ci fu la prima guerra di indipendenza italiana, e l’anno prima, nel 1847, ci fu la fusione perfetta, anticipata dai moti avvenuti in tutta la Sardegna.
Per Girolamo Sotgiu, che invece analizza le origini della Questione Sarda, concentrandosi sulle dinamiche materiali, la fusione del 1847 non nasce improvvisamente.
Dopo la sconfitta della sarda rivoluzione, che si chiuse definitivamente nel 1812 con i martiri di Palabanda, ci furono almeno due eventi importanti preparatori della fusione perfetta: l’editto delle chiudende e la fine del feudalesimo.
L’obiettivo, in entrambi i casi, fu quello di favorire la nascita di una borghesia agraria. Con l’editto delle chiudende, lo stato distrusse le secolari istituzioni sarde delle terre comuni.
La fine del feudalesimo fu in realtà una rivoluzione passiva, non popolare ma dettata dall’alto, quindi una non rivoluzione.
I moti esplosero in tutta la Sardegna a novembre del 1847, in seguito alle aspettative create dal dibattito a livello europeo sulle costituzioni, che sfociò poi in Piemonte nello Statuto Albertino. La direzione dei moti popolari non era chiara, tant’è che in alcuni casi si inneggiava alla “morte ai piemontesi“, in altri ci si lamentava di una cattiva annata, riporta Sotgiu, per cui nel momento opportuno, raccolte le varie istanze, sfruttando le numerose rivolte popolari, approfittando della voglia di costituzioni liberali del tempo, alcune forze virarono per aprire una nuova porta a nuovi privilegi e nuove cariche che potevano emergere dalla fusione e di cui potevano avvantaggiarsi.
Sotgiu non avanza ipotesi su quali fossero quelle forze, ma individua un interesse in quel senso nella classe della “nobiltà espropriata” che nulla più aveva da perdere.
Si riunirono gli Stamenti sardi che delegarono alcuni rappresentanti per chiedere ad un re stupito, l’adesione allo statuto piemontese.
Per superare i retaggi feudali residui (i feudi erano già stati aboliti) si superarono le prerogative del Regno Sardo, svuotandolo dei poteri.
“Errammo tutti”, scrisse un Siotto Pintor pentito troppo tardivamente.
Comunque sia, per Girolamo Sotgiu, dalla perdita delle prerogative del Regno di Sardegna nacque la Questione Sarda, termine coniato nel 1865 da Gianbattista Tuveri.
Enormi frustrazioni discesero dal dramma di una classe intellettuale e politica isolana, al tempo stesso nazionalista e patriottica (della Sardegna), ma che contemporaneamente intendeva dimostrare a tutti i costi la propria voglia di integrazione con l’Italia. La causa di tale frustrazione proveniva dalle narrazioni esterne in cui gli isolani venivano raccontati in maniera distorta.
Lo storico Vittorio Angius a metà ‘800 scrisse “degli storici stranieri di sottrarre alla vista i sardi, perché […] nessun onore si desse ai medesimi”.
E ancora in maniera più viscerale:
“Ella è una grande temerarietà volere scrivere di ciò che si ignora; però che è assai indecoroso, che gli scrittori italiani parlando di una delle più ragguardevoli parti d’Italia (sigh!), quale si giudica quest’isola da chi sa conoscere il pregio delle cose, dica sogni, e spesso sogni febbrili.”
Certo è che per il piemontese Baudi di Vesme, nel suo libro del 1848 (Le considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna) che è un vero e proprio piano coloniale, ci va giù pesante. Per cui i sardi amano “meglio un tozzo di pane senza far nulla, che vivere mediante il lavoro nell’agiatezza“, e ancora “maggiore e più essenziale difetto è una certa bassezza di carattere e mancanza di sentimenti generosi“.
Il viscerale Angius gli rispose:
“asserzioni gravissime ingiurie, evidenti calunnie, contumelie, sì che debba ogni isolano fare violenza alla propria natura per contenersi nella moderazione rinfacciandole”.
E ancora non c’erano i social!
Il problema è che Angius, in difesa dell’isola, si rifugia testardamente nei falsi di Arborea, cioè nella ricerca mitologica delle radici, ed è un vizio ancora oggi presente: la fuga dalla realtà.
Tuttavia, Baudi di Vesme, cosa che probabilmente fece indispettire non poco gli intellettuali integrazionisti sardi, asserì anche che “È falso ciò che molti credono, che la Sardegna sia spagnola. Non è spagnola, ma non è italiana: è ed è da secoli pretta sarda.“
Più moderato fu Tola, nel suo “Dizionario”, in cui scrive:
“non tanto per purgare la patria nostra dall’ingiusta accusa di barbarie che sì spesso le venne fatta dagli stranieri, quanto per richiamare l’attenzione di coloro, i quali con arrogante facilità giudicano degli uomini e delle nazioni, sulle cause infinite, perseveranti ed infelici, che aggravarono per molti secoli questa gran terra italiana”.
Riconosceva anche lui la nazione sarda, ma in quanto terra italiana.
Angius e Martini condividerebbero.
Comunque, ancora oggi la narrazione italiana sui sardi provoca parecchie allergie.
Lo vediamo tutti i giorni come vengono bollati i comitati antispeculazione energetica, definiti “antimoderni” e “antirinnovabili” e spesso sono tacciati di ignoranza (almeno si sono evoluti e non ci chiamano più “barbari”).
È necessario ridurre la CO2, ma il piano esogeno per ridurla è fortemente coloniale: deciso e imposto dall’alto, per estrarre le risorse del sole e vento devono fare il più grande esproprio di terra sarda, mentre ai sardi non rientra nulla. In più dobbiamo beccarci gli insulti perché non accettiamo di buon grado. Va respinto il piano coloniale con forza e va risposto punto su punto alla narrazione che l’accompagna.
Purtroppo si rifiutano di ospitare nei loro media il parere dei sardi. Posti di fronte alle varie “Questioni” che i comitati hanno fatto emergere, glissano e propongono ridicole ricette e compensazioni fallimentari che in Sardegna creerebbero delle perdite secche alle casse della Regione.
Volete un esempio di politica fallimentare calata dall’alto?
Girolamo Sotgiu mostra i dati degli starelli di grano prodotti dopo l’editto delle chiudende (1830) e trova che, non solo non nacque la borghesia agraria, ma la produzione si ridusse rispetto ai decenni precedenti. Le famose politiche calate dall’alto, che noi barbari e ignoranti non capiamo, si dimostrano alla prova empirica dei fatti fallimentari. Ormai è una costante storica.

Molto spesso gli insulti sono funzionali a farci accettare i piani coloniali.
Continuamente dobbiamo scrivere per replicare alla collezione di fandonie: oltre a Manno, Angius e Tola, si può citare, ad esempio, Sergio Atzeni (Raccontar Fole), Francesco Casula (I viaggiatori italiani e stranieri in Sardegna), Omar Onnis (Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso), la decostruzione decoloniale del collettivo Filosofia de Logu.
Il punto è che se non decostruiamo la narrazione esterna finiamo per accettarla, per prenderla per buona senza accertarci se siano fake news. E magari la ripetiamo anche in buona fede.
Questo meccanismo fa danni enormi, ripeterci le bugie secondo cui non siamo in grado di farcela da soli, ad esempio, o che siamo divisi, ci rende succubi e ci costringe a metterci sotto l’ala protettiva di governatori esterni, rinunciando ad autodeterminarci.
Le bugie sono talmente tante e ripetute, che alcune abbiamo finito per farle nostre, tanto che Assemblea Natzionale Sarda ha sentito il dovere di dedicarle un festival: Fàulas, il Festival che ribalta i luoghi comuni sulla Sardegna, che inizia a scaldare i motori in vista della prossima edizione di ottobre 2026, il 10 e l’11 ad Oristano.
Pannelli sul tetto, lo studio del CRS4 (spoiler: produrrebbero tre volte i nostri consumi)
Un articolo di Alessandra Carta sull’Unione riprende uno studio del CRS4 del 2022, che smentirebbe i pessimisti che ripetevano senza prove che i tetti non erano sufficienti per la produzione dai pannelli.
“È stata pubblicata sulla rivista internazionale Applied Sciences, la sintesi dello studio. Che assegna alla Sardegna una produzione potenziale di 22 terawattora. «La nostra procedura – hanno scritto nell’articolo Pinna e Massidda – ha stimato una produzione annua di 239 kilowattora per metro quadrato, su una superficie complessiva di circa 92 chilometri quadrati».”
Mi consta che il fotovoltaico sia una rinnovabile, dunque crolla anche la narrazione che l’Unione Sarda voglia bloccare le rinnovabili a favore del fossile.
Sassari, decine di indagati per la manifestazione pro Palestina
Mentre all’aeroporto di Cagliari-Elmas nel giorno in cui sono programmati voli in arrivo e partenza dalla città israeliana di Tel Aviv si forma a Sassari il presidio pro Palestina e contro la guerra.
Scrive la Nuova Sardegna: “Almeno una ventina di persone sotto inchiesta per la manifestazione pro Palestina del 3 ottobre 2025. A renderlo noto sono gli stessi organizzatori del corteo, convocato in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base e dalla Cgil in solidarietà con la Global Flottilla e la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. “
Autorizzazione impianto BESS Atena a Selargius, iniziato il conto alla rovescia
Il 28 agosto, sia il Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link, che il GrIG hanno presentato delle obiezioni, per opporsi alla batteria che andrà a cumularsi ai numerosi impianti presenti e che si stanno preparando per l’approvazione.
Nell’area saranno presenti tre stazioni elettriche, il cavo Tyrrhenian Link, il cavo Sardinian Link, l’impianto BESS W Selargius, mentre è in approvazione quello FRV a Settimo, distante poche centinaia di metri dalle stazioni, diversi cablaggi di eolici e offshore che si collegheranno alle stazioni, e una cabina primaria. Atena Storage Srl si prepara agli espropri forzati, chiedendo al ministero l’approvazione e che sia dichiarata opera di pubblico interesse.
Sappiamo che altri cittadini, tra cui una proprietaria, si stanno approntando ad inviare le opposizioni per gli espropri.
In un secondo comunicato, il Comitato pressa Todde: “Regione Sardegna, dopo Ittiri, ora fermate il disastro di Selargius: un agro assediato da 12 impianti cumulativi”, non programmati e casualmente sovrapposti. Tant’è che l’impianto Atena si sovrapponeva ai cablaggi di FRV e hanno dovuto risolvere un contenzioso. Gli espropri e le servitù di elettrodotto riguarderanno anche i terreni di Terna ed Enel.
Sa Cida in 1 Minutu
Ambiente e Energia
Energia nucleare: decretos de atuatzione intro de s’annu Su ministru Pichetto annùntziat sos decretos de atuatzione pro su rinfurtzu de s’energia nucleare in Itàlia. (ANSA)
Gasdotu sardu: primu no dae su Comune de Biddacidru Su Consìgiu comunale de Biddacidru scrocorigat sa proposta de ispropriamentu de sa sotziedade Enura pro su metanodotu nou. (SardiniaPost)
Macchiareddu: Fluorsid e Elettra depent torrare duos milliones Su Tar de sa Sardigna cunfirmat sa rèvoca de sos finantziamentos pro un’impiantu chi fiat giai ativu in Macchiareddu. (YouTG.net)
Blackout in Casteddu: sas càusas sunt su calore e sa retza S’isvilupu de s’aficu de sa currente elètrica in sa tzitade est causadu dae sas artas temperaturas de s’istiu. (CagliariToday)
La Maddalena: allarme pro sa posidònia destruida dae is yacht Sa Presidenta Todde e Laconi pedent a su Guvernu prus controllos e sanziones prus artas pro amparare su mare. (SardiniaPost)
Gasdotu in Biddacidru: Cani chircat una solutzione de acordiu S’assessore Cani incumentzat unu diàlogu pro agatare una solutzione bona pro totu sa populatzione subra de su metanodotu. (SardiniaPost)
No a s’eòlicu: sa protesta de Isili e Biddanoa Su Comune bociat su progetu de ùndighi turres eòlicas pro amparare su territòriu contra a s’ispeculatzione. (La Nuova Sardegna)
Polìtica & Affàrios
Asinara: proposta pro abèrrere torra sa presone contra a s’afollamentu Pro risòlvere su problema de sas presones afolladas, si propònit de impreare torra s’istrutura istòrica de s’Asinara. (L’Unione Sarda)
Einstein Telescope: sa Regione ponet barantacuàturu milliones pro Lula Fundos de sa Regione pro sa rigeneratzione urbana de is comunus de Lula, Bitti, Onanì e Orune. (SardiniaPost)
Pronto Soccorso in Sardigna: un’inferru pro sos patzientes Atesas longas meda e tancas de s’improvisu ponent in crisi sos repartos de urtgèntzia de sos ispidales sardos. (L’Unione Sarda)
Ristoratzione in Sardigna: pèrdida de su 20% pro sos prètzios Sos turistas gastant prus pagu in sos ristorantes, causande una pèrdida econòmica manna pro sa faina de s’ìsula. (L’Unione Sarda)
Sardigna: su potentziale inespressu balet prus de unu milliardu Su raportu de Confindustria ammustrat sa carrera de sa crèschida econòmica pro megiorare s’isvilupu de s’ìsula. (SardiniaPost)
Fusione de sos aeroportos: iscobertu su mètodu pro sa holding Un’istrumentu nou pro unificare sos aeroportos de Casteddu, Olbia e s’Alighera suta de una sola sotziedade. (L’Unione Sarda)
Farta de paneteris e pastajos in Sardigna Prus de sete postos de traballu subra de deghe sunt difìtziles de agatare pro sas impresas de s’ìsula. (CagliariPad)
Ryanair contra a sa Regione: “Petzi mesas medidas” Sa cumpàngia aèrea atacat s’Amministratzione sarda pro sas detzisiones subra de sa tassatzione in sos aeroportos. (CagliariPad)
Regione: 1,47 milliones de èuros pro sos assorbentes Sa Giunta regionale deliberat fundos pro agiudare sas fèminas a comporare sos produtos de igiene intìma. (CagliariPad)
Nuova Icom pronta a pigare sa Bekaert in Casteddu Sa sotziedade metalmecanica est pronta a sarvare sos postos de traballu de s’istabilimentu de Casteddu. (Il Sole 24 Ore)
Cultura e Sociedade
S’estintzione de sos primos sardos pro una crisi climatica Un’istùdiu iscientìficu iscoberit s’estintzione de sa prima populatzione sarda otamìgia e dughentos annos a oe. (La Nuova Sardegna)
Sardigna indipendente: s’ispopolamentu e s’imbechimentu de sa populatzione Un’anàlisi demogràfica e econòmica in subra de sos risicos de sa farta de nàschidas pro s’ìsula sarda. (CagliariToday)
Chiara Vigo amparat sa Pinna nobilis in Sardigna Sa mastra de bisso denùntziat is dannos contra a sa Pinna nobilis e pedet de salvare custu tresoru. (La Nuova Sardegna)
Le ardite inchieste de La Nuova Sardegna

Immagine: sardegna.info















