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A proposito della storia sarda nascosta: considerazioni sull’evento “La mano destra della storia”

De Ivan Monni

Sabato 4 giugno a Monserrato si è svolto un evento organizzato dall’associazione S’Atza, a proposito della storia sarda nascosta.  
 
“La mano destra della storia”, il fortunato libro di Fiorenzo Caterini, ha fatto da catalizzatore della serata per una proficua discussione con prof. Francesco Casula, prof. Giordano Melis, lo scrittore Stefano Piroddi, e l’ingegnere Gaetano Ranieri, che nel 2013 scansionò Mont’e Prama con il georadar, dimostrando di fatto che la storia sarda è letteralmente ancora nascosta sottoterra, oltre che dai libri di testo scolastici. Dei brani musicali in lingua sarda e una pièce teatrale di Animus Teatro hanno vivacizzato l’evento.  
 
Il libro è autorevole e molto ben scritto, le fonti molto ben inserite a dar forza agli argomenti, a dimostrare, con ragionamenti stringenti e difficilmente attaccabili, la tesi che la storia sarda non ha ancora avuto nei libri scolastici lo spazio che merita. 

La lista delle esclusioni della cultura sarda è veramente ampia e si va dall’epoca preistorica all’epoca giudicale, a cui si aggiungono la negazione della letteratura della premio Nobel Grazia Deledda e la folklorizzazione della Brigata Sassari all’interno della storia italiana recente. L’elenco potrebbe allargarsi, ad esempio all’arte dei Retabli e agli artisti del ‘900, assenti dai libri di arte, e alla geografia economica sarda. 

Questi passaggi storici hanno una rilevanza solo sarda? 

D’altro canto il libro ci riporta ad un’altra questione. 
Fiorenzo Caterini esplicitamente riconduce, non senza una certa coerenza logica, l’assenza della storia sarda dai libri di testo, in quanto facente parte della storia italiana. 

Caterini scrive a pagina 48 del libro:

“Eleonora d’Arborea è una straordinaria figura storica, seconda, per certi versi, solo alla Giovanna d’Arco dei francesi. Avrebbe potuto essere l’analoga eroina italiana, e la lotta per l’indipendenza contro gli aragonesi considerata come un antefatto del Risorgimento italiano, dato che dal Regno di Sardegna è nato il Regno d’Italia.” 

Quindi la questione potrebbe vedersi sotto questa angolazione: a che titolo la storia sarda deve entrare nei testi scolastici italiani? In quanto facente parte della storia italiana? 

In primo luogo, la storia sarda dovrebbe essere inserita obbligatoriamente dalla RAS in tutte le classi sarde di ogni ordine e grado, non per un declassamento a storia regionale, ma in quanto storia nazionale sarda. Tutti i sardi dovrebbero conoscere la propria storia, Barisone Serra, Ospitone, Amsicora, così come la letteratura, l’arte e la geografia sarda. È ovvio che in Italia non sono tenuti a conoscere tutta la storia sarda, inclusi i personaggi minori.   
 
La civiltà nuragica, invece, ha la statura per essere inclusa in quella mediterranea ed europea, se non mondiale. In questo caso la civiltà nuragica dovrebbe poter essere inserita anche nei libri di testo francesi, spagnoli, ecc., non solo italiani, al pari della civiltà egiziana, sumera e babilonese. 
 
Abbiamo un problema di inconsistenza politica e comunicativa per cui le nostre vicende non riescono ad andare oltre agli addetti ai lavori dell’archeologia e della storia, e a qualche raro appassionato. Il problema è prima di tutto interno alla Sardegna. Le Università sarde (con poche nobili eccezioni) sono schierate in prima fila nel contenimento e nella riduzione dell’importanza della storia sarda, a partire dalla negazione aprioristica nuragici/Shardana.  
 
Si va dai Giganti che cambiano nome in Eroi, agli stessi che giacciono per decenni negli scantinati del museo. Caterini nel libro riporta il dato di Gaetano Ranieri (pag.143) sul fatto che sotto Mont’e Prama esiste ancora “il 95% dei reperti”; esiste una città estesa, e chissà quali altri reperti che potrebbero riscrivere ancora una volta la storia del Mediterraneo occidentale. Dal 2013, anno in cui fu sondato il terreno con il georadar, ad oggi ancora non sono iniziati i grandi scavi. Anzi, per un periodo fu concessa dalla soprintendenza l’autorizzazione all’impianto di una vigna. Lilliu, pur con tutti i limiti delle sue interpretazioni oggi superate, da questo punto di vista è stato un gigante. Ha saputo far conoscere, in primis agli addetti ai lavori di tutto il mondo, l’esistenza di una civiltà evoluta, ottenendo l’importante riconoscimento del patrimonio Unesco de Su Nuraxi. 

Ovviamente colpevole è anche la politica sarda, a volte bloccata da quella italiana, che non ha mai saputo valorizzare, neppure in chiave turistico-culturale l’incredibile quantità e qualità del patrimonio archeologico e storico. Ad esempio, nei libri di scuola si ignora che il giovane ammiraglio Napoleone fu sconfitto per la prima volta a La Maddalena da Domenico Millelire e che la Sardegna respinse i rivoluzionari francesi. 

Ogni nazione celebra le sue vittorie dedicando statue e vie importanti in base all’importanza dei protagonisti. Ad esempio, fatte le debite proporzioni sull’importanza geopolitica e storica tra Regno sardo e Regno inglese, senza paragonare minimamente le due figure storiche, a Londra la statua di Nelson si erge su una colonna di 46 metri in una delle più importanti piazze della capitale inglese, Trafalgar Square. A Cagliari per ordine di importanza ci sono i re sabaudi, mentre via Domenico Millelire è una minuscola via secondaria. 

Il punto che colpisce è il trattamento riservato dai sardi stessi ai propri successi storici. Invece ci concentriamo e crogioliamo moltissimo sulle nostre sconfitte.

Prendiamo, ad esempio, pag. 38 del libro: 

“Osserviamo, ora, quest’altro elenco, tanto lungo quanto analogo: celti, etruschi, romani, cartaginesi, bizantini, eruli, goti, ostrogoti, longobardi, franchi, germanici, francesi, spagnoli, austriaci e piemontesi (che all’epoca però si chiamavano sardi). 
Un’altra terra di sconfitti e dominati, si dirà.  
Tuttavia nessun lombardo si è mai sognato di fare l’elenco stucchevole di queste dominazioni e di sentirsi così disgraziato e dominato.” 

Discorso diverso per Grazia Deledda. Dovrebbe essere inserita nei libri di testo italiani in quanto facente parte della letteratura italiana (oltre che sarda). 

Da questo punto di vista, lingua e storia non viaggiano di pari passo. La sostituzione linguistica è quasi completa e oggi, diceva Cicitu Masala, siamo “costretti ad esprimerci con la lingua del vincitore”. Lo stesso discorso non si può fare con la storia, quel che è successo non si può cambiare. In Sardegna non ci sarà mai più il monolinguismo sardo, si va spediti verso il monolinguismo italiano. Al massimo possiamo aspirare al bilinguismo. 

Tutte queste contraddizioni sono parte delle nostre problematiche mai risolte in quanto popolo colonizzato, per cui conviviamo con due lingue madri, due visioni storiche, due bandiere, due visioni politiche e due anime, che vanno avanti a volte su due piani separati a livello subconscio, ma molto più spesso entrano in conflitto tra loro, creando cortocircuiti devastanti e crisi di identità pesanti che si ripercuotono nelle scelte politiche concrete.  


Dipinto: Giacomo Favretto, Lo Scrivano

Fonte: La mano destra della storia, Fiorenzo Caterini, Carlo Delfini editore. 

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