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La Sardegna di fine Settecento conobbe una vera presenza massonica?

de Adriana Valenti Sabouret

… o s’impregnò semplicemente delle sue idee come fece con quelle illuministiche ?

La Sardegna di fine Settecento conobbe una vera presenza massonica o s’impregnò semplicemente delle sue idee come  fece con quelle illuministiche ?

È una questione a cui si sono cimentati molti storici sin dagli anni sessanta e che continua a intrigare gli appassionati del periodo.

Furono i cosiddetti tre club cagliaritani delle logge massonico-giacobine o dei circoli in cui gl’intellettuali si riunivano per discutere liberamente fra affini ?

Il primo di essi, frequentato da studenti, faceva capo all’avvocato cagliaritano Salvatore Cadeddu che aveva messo a disposizione un locale in un vigneto in località Palabanda che corrisponde odiernamente all’Orto botanico di Cagliari.

Il secondo club si radunava nella sede estiva del Collegio dei nobili intorno all’abate algherese Gian Francesco Simon, fratello più giovane di Domenico e di Matteo Luigi, ed era frequentato da borghesi cagliaritani.

Il terzo, invece, era quello che si riuniva a casa di Giovanni Maria Angioy ed era frequentato da figure di spicco della Sarda Rivoluzione come Michele Obino, Onorato Cortese, imparentato con Angioy per aver sposato Giuseppa Belgrano, la sorella di Annica Belgrano, sua sposa e da tanti altri illustri progressisti. Fra questi, alcuni finirono per diventare suoi acerrimi nemici come il canonico Pietro Maria Sisternes che giocherà un ruolo importante nell’allontanare le tre sorelle Angioy dal padre.

Pietro Leo, nel 1961, mise di attualità in un discorso tenuto a Cagliari in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia il tema della massoneria invitando il pubblico a non stupirsi della presenza delle Società segrete.  Pietro Leo citò il De Maistre, capo dottrinario della controrivoluzione e massone savoiardo, che si riprometteva di salvare il Cristianesimo tramite la massoneria a cui era iscritto. E aggiunse che durante un suo soggiorno nell’isola, De Maistre si espresse in difesa di due personaggi accusati di giacobinismo: il prof. Luigi Liberti dell’Università di Cagliari e il notaio Giovanni Sulis di Oristano. Leo pare quindi far coincidere i due termini “massoneria” e “giacobinismo” giustificando la filippica di De Maistre come un segno di fratellanza massonica. Aggiungerei, che, disponendo Pietro Leo di un vasto archivio familiare contenente libri e documenti appartenenti al suo avo, Pietro Antonio Leo (Arbus 1766 –Parigi 1805), celebre medico e amico di Angioy, Obino e M.L. Simon, poté forse propendere per la presenza massonica basandosi su documenti familiari che non intendeva divulgare. 

Felice Cherchi Paba nel suo libro Don Michele Obino e i moti feudali lussurgesi (1796-1803) non pare nutrire dubbi sui legami fra massoneria e giacobinismo ma purtroppo non documenta i propri sospetti sostenuti da indizi tuttavia interessanti.

Qualche anno dopo, Girolamo Sotgiu non escludeva la presenza di logge massoniche in Sardegna ma affermava di non poterne documentare l’esistenza.

Nel 1971, Gaetano Madau Diaz nella sua Storia della Sardegna dal 1720 al 1849 e in La Massoneria in Sardegna riprese le certezze del Cherchi Paba in materia massonica sarda e aggiunse che il movimento si diffuse con ogni probabilità tramite il Piemonte e Vittorio Amedeo III. Affermò che il gesuita e poeta latinista Francesco Carboni era massone e che le idee massoniche e giacobine non erano professate solo da pochi intellettuali, considerato che nel 1793 i vescovi sardi dovettero diffondere diverse circolari per incitare i fedeli a combattere gli scritti rivoluzionari e giacobino-massonici che circolavano in Sardegna in provenienza dalla Corsica. 

Dice l’autore che nello stesso anno il banditore di Sinnai venne condannato perché invece di diffondere il pregone del Viceré diffuse un messaggio propagandistico antimonarchico e giacobino.

Anche Virgilio Lai in due saggi appoggiò le ipotesi di Felice Cherchi Paba.

Al principio degli anni ottanta, Lorenzo Del Piano optò decisamente per una separazione fra il giacobinismo e la massoneria, essendo la presenza del primo documentata in Sardegna e quella della seconda no.

Nella ricerca storica successiva, Luciano Carta, non escludendo che la massoneria fosse conosciuta nell’isola ipotizzò che persone come i militari di guarnigione nell’isola, la nobiltà piemontese, facoltosi commercianti di città marittime, letterati, rampolli della nobiltà sarda, nobili o militari sardi rientrati in Sardegna dopo un soggiorno negli Stati di terraferma, furono suscettibili di conoscere l’ideologia massonica. Sottolineò, tuttavia, l’assenza della prova di un’azione di proselitismo massonico.

Vittoria Del Piano, nel periodico, ‘’Il Ritrovo dei Sardi » intervenne nel 2006 con un documento alquanto esplicito, un dispaccio firmato dal cavaliere Renato Gros, primo ufficiale della Segreteria di Stato per gli Affari di Sardegna, il quale riferisce che carte relative a una società di Liberi Muratori sono state rinvenute a Cagliari. 

Nel 2012, Massimo Falchi Delitala parlò in un suo saggio della presenza di una loggia inglese a Cagliari fra il 1738 e il 1814.

Federico Francioni, nella sua opera Per una storia segreta della Sardegna fra Settecento e Ottocento, ritiene che nell’ultimo decennio del Settecento i principali nemici della loggia massonica di Cagliari furono i circoli democratici. 

I clubs cagliaritani erano quindi, secondo Francioni, dei circoli informali di dibattito politico.

Alla luce di un documento inedito rinvenuto recentemente dalla scrivente non posso che associarmi all’ipotesi del Francioni, considerato che Gioachino Mundula sembra denunciarvi in termini dispregiativi l’appartenenza del Viceré Vivalda a una loggia inglese. Ipotizzare l’appartenenza a logge di matrice francese è sempre possibile ma attualmente non corroborata da prove che in una rigorosa ricerca di tipo scientifico non possono mancare a supporto delle ipotesi.

In conclusione, la questione della presenza massonica nel periodo in oggetto merita approfondimento appoggiandosi sul ritrovamento di sempre nuovi documenti che ci auguriamo rapido e possibile.


Immagine: lidentitadiclio.com

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