In memoria di Giovanni Lilliu

Il 13 marzo ricorreva l'anniversario di nascita di Giovanni Lilliu. In questo articolo, il ricordo di professor frantziscu Casula, per il quale Lilliu è "la voce più importante e prestigiosa nel panorama culturale sardo degli ultimi 50 anni per il suo rigore scientifico di archeologo e storico e per la sua vasta cultura".


de Francesco Casula


Giovanni Lilliu è stato un grande intellettuale sardo. Anzi, a mio parere, è la voce più importante e prestigiosa nel panorama culturale sardo degli ultimi 50 anni per il suo rigore scientifico di archeologo e storico e per la sua cultura vasta e profonda.
È autore delle più importanti opere sull’archeologia della Sardegna e di una copiosissima messe di opere e articoli. Come storico, è particolarmente nota la categoria storiografica della «costante resistenziale» [1] che Lilliu così sintetizza: “Quell’umore esistenziale del proprio essere sardo, come individui e come gruppo che, in ogni momento, nella felicità e nel dolore delle epoche vissute, ha reso i Sardi costantemente resistenti, antagonisti e ribelli, non nel senso di voler fermare, con l’attaccamento spasmodico alla tradizione, il movimento della vita e della loro storia, ma di sprigionarlo il movimento, attivandolo dinamicamente dalle catene imposte dal dominio esterno”.

Unico sardo nell’Accademia dei Lincei, ha sempre condotto la battaglia per il bilinguismo perfetto, ovvero per la parificazione della Lingua sarda con quella italiana.
Nel 1975, in qualità di Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari, chiedeva con una lettera indirizzata al Presidente della Regione Sarda, un intervento politico presso il Ministero della Pubblica Istruzione per l’insegnamento della Lingua sarda nella scuole. Tale lettera faceva seguito alla Risoluzione della stessa Facoltà sulla difesa del patrimonio etnolinguistico sardo, su cui Lilliu scrive:

Il Consiglio ha constatato che gli indifferibili problemi della scuola appaiono oggi non risolvibili in un generico quadro nazionale. Il fatto stesso che la scuola sia diventata scuola di massa, comporta il rifiuto di una didattica assolutamente inadeguata in quanto basata sull’apprendimento concettuale, attraverso una lingua, l’Italiano, per molti aspetti estranea al tessuto culturale sardo. Il Consiglio, rilevato che esiste il popolo sardo con una propria lingua dai caratteri diversi e distinti dall’italiano, ha assunto l’iniziativa di proporre alle autorità politiche della Regione e dello Stato il riconoscimento della condizione di minoranza etnico-linguistica per la Sardegna e della Lingua Sarda come lingua nazionale della minoranza”.

Giovanni Lilliu dunque, oltre che uno studioso (soprattutto un archeologo), era un militante che si è sempre battuto per il bilinguismo perfetto e, più in generale, per la libertà e la prosperità della Sardegna e non si è mai chiuso in una sorta di orgoglioso isolamento. È lui stesso ad ammetterlo e riconoscerlo con orgoglio.

Le mie concezioni politiche - scrive - sono strettamente intrecciate con la mia professione di archeologo, perché politica e archeologia sono un unicum inscindibile. I miei scritti sull’archeologia non mancano di avere riscontri nel presente. E la «costante resistenziale sarda» deriva proprio dalle mie riflessioni sul passato. Ecco perché mi ritrovo bene nella definizione di “archeologo militante”.

Grazie all’archeologia, intesa appunto in senso militante, ho derivato l’idea che sia necessario incorporare il passato per aprirsi all’avvenire. È questo il senso del binomio «radici-ali».
Nella missione civile dell’archeologo c’è sempre il discorso politico, e ciò credo che sia un’anomalia nel settore archeologico.

Spero - forse mi illudo - di aver lasciato una lezione per i giovani, con cui sono sempre riuscito ad avere un dialogo aperto e rispettoso. In un mondo estraniante e omologante, i giovani sardi devono sforzarsi di ritornare alle proprie radici e di aprirsi, coltivando l’amore per la Sardegna vista nell’universo mondo. Non si può essere cittadini del mondo fuori dalle radici locali.

Sono nato a Barumini un paesino della Marmilla e ne sono orgoglioso perché il paese è il luogo più vicino all’umanità. Mi piace ricordare il poeta rumeno Lucien Blaga - amato dal compianto amico Antonello Satta - che citava sempre un verso bellissimo e universale:
“L’eternità è nata nel villaggio”. Devo molto alla civiltà contadina e ai suoi valori comunitari, perché chi è senza radici perde il “plusvalore” dell’identità e non sa più camminare sicuro nel mondo [2].



[1] Giovanni Lilliu, Costante resistenziale sarda, ed. Fossataro, Cagliari, 1972.
[2] Giovanni Lilliu, Opere, Le ragioni della politica, a cura di Alberto Contu, Zonza, Cagliari 2006.