La donna sarda dal periodo giudicale al feudalesimo spagnolo: alcune date importanti

Ci sono delle date che rappresentano uno spartiacque nella storia di un popolo. Quelle indicate da Andrea Mura, sconosciute ai più e assenti dai programmi scolastici, rappresentano le tappe di una regressione civile e sociale della figura femminile. 

Il professore universitario Francesco Cesare Casula fa notare che la figura di Eleonora d’Arborea immortalata nella chiesetta di San Gavino ha i capelli sciolti, come solo le donne libere potevano fare. 

Lo storico Casula chiama le Giudicesse “Regine”, perché di meglio rendono l’idea.

Ricordiamo che la Carta de Logu (seconda metà del ‘300) conteneva alcune norme decisamente moderne, come la possibilità per la donna di rifiutare il matrimonio riparatore in seguito ad una violenza. In Italia per vedere approvata una legge in tal senso occorre aspettare il 1981. 

Andrea Mura, presidente dell’associazione culturale S’Atza di Selargius, in maniera lineare ci spiega la regressione della donna a partire dal passaggio storico della fine ufficiale del Giudicato d’Arborea. 


De Andrea Mura

Il 17/08/1420 segna la fine dei regni sardi indipendenti e sovrani e l’instaurazione in Sardegna dell’esperienza infausta del feudalesimo. I regni sardi erano degli stati superindividuali e non patrimoniali, diversamente dal resto dell’Europa, e i sovrani erano rappresentati dalla volontà della Carta de Logu. È in questo modo che la Sardegna ha avuto la fortuna di essere governata da “regine”, chiamate Giudicesse. Le nostre donne sarde di corte erano donne preparate culturalmente.

Bisogna ricordare la leggendaria regina Filumena di cui non si hanno notizie scritte; di lei si narrano le sue doti nel saper cantar e della sua voce melodiosa. 
La Giudicessa Vera de Lacon-Gunale, legata al cristianesimo e con l’appoggio del Papa del periodo, impose ai preti del proprio giudicato di avere un aspetto decente e le barbe colte.
La giudicessa Benedetta di Cagliari, di lei si narra il saper ascoltare le esigenze dei nullatenenti. 
La giudicessa Eleonora d’Arborea e il suo carattere forte e deciso, anche per aver concluso la maestosa opera iniziata dal padre chiamata la Carta de Logu. 
Si ricorda anche Elena di Gallura e Adelasia di Torres.

Dunque le nostre “regine” a differenza di quelle del resto d’Europa contavano ed erano istruite, ma come ci insegna la storia questo finisce nel 1420 quando in Sardegna viene instaurata e prende piede l’infausta esperienza del feudalesimo spagnolo e le nostre donne da regine diventano streghe. Infatti grazie alla dominazione spagnola, nel 1492 viene autorizzato da Papa Sisto il Tribunale spagnolo della Santissima Inquisizione. Le donne in Sardegna erano depositarie di conoscenze identitarie millenarie nell’arte di infusi di erbe e di antiche preghiere e solo per questo motivo furono relegate ai margini della società e chiamate streghe. 

Bisogna ricordare la data del 01/11/1624, a Villacidro fu una giornata infausta perché 5 donne furono fustigate e allontanate dal paese a causa del fanatismo religioso.  
Anche i disabili non avevano un trattamento migliore: gli epilettici venivano accusati di essere an stretto contatto con il maligno e si ricorda in questo caso la triste storia di Ellui di Villacidro allontanato dal paese perché epilettico e abile negli antichi riti religiosi sardi. 

2 commenti

  1. Come sarebbe stupendo se la storia sarda, quella vera, venisse insegnata nelle scuole dei nostri ragazzi. E come disse Marianna Bussalai quasi cento anni fà: “sui banchi delle scuole elementari, mi chiedevo umiliata perché nella storia d’Italia non si parlasse mai della Sardegna. Giunsi, che la Sardegna non era Italia e doveva avere una storia a parte”.

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