Marce per la Sardegna che resiste: dal 14 al 18 luglio contro la speculazione energetica

Dal 14 al 18 luglio 2025 ci sarà la marcia per dire no alla speculazione energetica che minaccia l’isola, organizzata dal presidio del popolo sardo. Ce ne parla Michele Zuddas.
Non una semplice camminata, ma un atto politico, un gesto di responsabilità collettiva perché difendere la Sardegna oggi significa scegliere da che parte stare: dalla parte di una terra viva, complessa, contraddittoria, oppure dalla parte di chi la svuota, la semplifica, la vende.
La marcia, chiamata “Delle Pietre Parlanti”, è partita il 14 luglio dal Pozzo Sacro di Santa Cristina (Paulilatino) alle ore 7:00, per raggiungere Bauladu alle 11:30 e Nuraxinieddu alle 20:00. Il 15 luglio attraverserà Oristano, Porto Santa Giusta e Palmas Arborea, il 16 luglio Tiria, Villaurbana e Usellus, il 17 luglio Senis e Genoni, fino all’ultimo giorno, il 18 luglio, quando si concluderà al Nuraghe di Barumini alle ore 20:00, dopo aver toccato Nuragus, Gesturi, Las Plassas e Tuili.
Cinque giorni, decine di chilometri, un itinerario simbolico che unisce due luoghi sacri della memoria sarda: il pozzo sacro e il nuraghe, pietre vive che non parlano per nostalgia, ma ci pongono una domanda: cosa siamo diventati? Cosa vogliamo essere?
La battaglia contro la speculazione energetica non riguarda solo pale eoliche o pannelli solari, ma un modello più profondo: un modello che ci trasforma in periferia di qualcun altro, che ci strappa voce, decisione, orizzonte.
La marcia è anche per chi non può esserci, ma sente che qualcosa si è spezzato. È per chi comprende che il problema è di potere, autonomia, giustizia.
Il percorso sarà fatica e riflessione. Ogni passo, dice, pone una domanda: a chi appartieni? A cosa sei disposto a rinunciare per sopravvivere?
Non importa quanti sono fisicamente presenti. Importa che dietro di loro ci sia una comunità che ancora pensa, ancora sogna, ancora resiste.
E a chi guarda da lontano, il messaggio che viene dato è chiaro: questa marcia non è solo contro qualcosa. È per qualcosa. Per il diritto di decidere, per l’autonomia reale, per una Sardegna che non si limiti a sopravvivere, ma che torni a scegliere il proprio destino.
Immagine: Unione Sarda















