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I numeri della desertificazione sarda

Cagliari conta ca. 149.726 abitanti ma è un dato che inganna. Infatti, nel 2023 sono nati appena 555 bambini, mentre i morti sono stati 2.037.
Insomma, tre funerali per ogni culla. Il saldo naturale è quindi negativo di 1.482 unità. A reggere la popolazione è soltanto un saldo migratorio di poco più di 500 persone, frutto di spostamenti dall’interno e di qualche arrivo dall’estero.

Il dato più impressionante riguarda i bambini. Nella fascia 0–9 anni ci sono 8.099 residenti, pari a circa il 5,4% della popolazione. Una città che produce più bare che neonati non è una città viva. Se le proiezioni saranno confermate, nel 2043 Cagliari scenderà a circa 130 mila abitanti e il sistema scolastico perderà almeno un terzo delle sue strutture ovvero 30, forse 50 scuole in meno. Non sono cifre astratte, ma edifici chiusi, quartieri desertificati, comunità private del loro cuore sociale.

La politica finge di non vedere. Si limita ad accorpare, tagliare, amministrare il declino. Si parla di città universitaria come se bastassero gli studenti Erasmus a compensare l’inverno demografico. L’Università di Cagliari conta circa 25 mila iscritti, più della metà fuori sede e sono loro a dare per qualche anno un po’ di vita a strade e quartieri, ma appena finiti gli studi se ne vanno. Restano gli anziani, le case vuote, le scuole serrate.

Non basta un ateneo a sostituire una generazione così come non basta un master per colmare il vuoto di una società che non riesce più a riprodursi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e la città rischia di diventare un dormitorio invecchiato, incapace di offrire prospettive a chi vorrebbe restare.

Il punto è politico. Cagliari, come l’intera Sardegna, paga decenni di scelte miopi e subalterne, che hanno prodotto precarietà, emigrazione e marginalità. Il giorno in cui si chiuderà l’ennesima scuola non sarà un atto tecnico, ma il segno di una disfatta politica. I numeri li conosciamo già. Chi continua a tacere non potrà dire di non sapere perché sarà complice.


Immagine: neodemos.info

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