Torna Fàulas, Ninni Tedesco intervista Riccardo Pisu Maxia

Per il quarto anno consecutivo a Oristano torna Fàulas, il festival di ANS – Assemblea Natzionale Sarda-che smonta, decostruisce e ribalta i pregiudizi e i luoghi comuni sui sardi e sulla Sardegna. Fàulas, in sardo, significa infatti “bugie”. Ogni edizione si caratterizza con temi diversi pur rispettando la formula strutturale classica fatta principalmente di Talk, laboratori e dibattiti. La città di Oristano sarà ancora protagonista di Faùlas nei giorni 4 e 5 ottobre con una serie di eventi (segue programma) che coinvolgeranno protagonisti, spazi, memorie e, soprattutto, “luoghi comuni” da mettere in discussione nello spirito che caratterizza l’Assemblea, ovvero “Chistionos, ideas e àndalas pro s’autodeterminatzione.”
Ne parliamo con il Presidente di ANS Riccardo Pisu Maxia:
D. Quale progetto generale ha ispirato la nascita di Faùlas e con quali finalità?
Siamo arrivati alla quarta edizione e l’obiettivo di Assemblea Natzionale Sarda in questa fase è quello di creare coscienza nazionale, ma con Fàulas cerchiamo di farlo in un modo diverso, ossia “sfruttando” quelle che sono delle nostre debolezze come sardi. Spesso, per mancanza di conoscenza di noi stessi, della nostra storia, di conoscenza geografica e talvolta anche culturale, tendiamo a dire di noi delle cose che non sono aderenti alla realtà o lo sono soltanto in parte. Questo accade sia per il fatto che la scuola non ci insegna a essere cittadini sardi ma ci porta a desiderare una vita lontana dalla Sardegna. Invece io penso che una buona scuola debba essere in grado di insegnare a conoscere il posto in cui si nasce, poi – certo, è ovvio – deve darti una panoramica sul mondo, però partendo dal luogo in cui si vive, perché soltanto studiando e con la conoscenza lo si può cambiare in meglio. Quindi, per ricapitolare, vogliamo partire da queste “dicerie”, che abbiamo deciso di chiamare Fàulas, e nel titolo degli eventi ci mettiamo un punto di domanda alla fine, perché vogliamo confutare se sono vere.
D. Concordo assolutamente sulle profonde mancanze della nostra Scuola e aggiungo le responsabilità politiche di tutti i governi sardi che non hanno mai scritto una legge sull’istruzione “sarda”. Ma tornando al tema, secondo la tua esperienza ci sono Faùlas più significative e diffuse di altre? E quanto ne siamo consapevoli noi sardi?
Quest’anno nel programma di Fàulas c’è un luogo comune che mi ha sempre lasciato interdetto, ovvero “la Sardegna è svantaggiata perché un’isola”! Noi siamo un’isola ma siamo nel 2025, non siamo più nel periodo in cui non esistevano aerei o in cui i trasporti erano inesistenti; nel 2025 se una cosa non viene fatta è perché non c’è la volontà di farla oppure perché c’è la volontà di NON farla, e qui mi riferisco ad esempio ai trasporti sia interni che verso l’esterno, della gestione della continuità territoriale, della rete stradale e ferroviaria. Ma ce ne sono anche altre.
Per restare nella stretta attualità, ci stanno letteralmente la terra di pannelli fotovoltaici e pale eoliche in nome di una “transizione energetica” e quando ci opponiamo per tutelare i nostri territori ci dicono che “ai sardi non va mai bene niente”! Purtroppo, invece, ai sardi è quasi sempre andato bene tutto, e quando riusciamo a mettere in pratica forme di resistenza con proposte alternative (che poi non portano purtroppo neanche i risultati sperati), veniamo criticati. Dovremmo essere contenti di avere un popolo che si “risveglia” ed è attento alla cura del proprio ambiente.
D. Le “resistenze” dei Comitati hanno non solo dimostrato la capacità di fare rete dei sardi ma anche la loro capacità di informarsi. Un altro tema importantissimo è: in che lingua, o lingue, si svolgeranno i talk e gli incontri?
Ti ringrazio per avermi fatto questa domanda perché è un aspetto sul quale da sempre, in tutto quello che facciamo come Assemblea Nazionale Sarda, poniamo la nostra attenzione. Però quest’anno abbiamo una bella novità: al là del sardo e dell’italiano che sono le lingue che sentiremo di più durante il festival, avremo finalmente uno spazio dedicato alle altre lingue di Sardegna, ossia incontri con parlanti di gallurese, algherese, tabarchino e turritano. Ciò che stiamo facendo quest’anno rappresenta un segnale significativo e importante e non si ferma qua, nel senso che sentiremo anche altre lingue minorizzate perché avremo una ospite dalla Corsica, una dalla Galiziana e una dal Paese Basco. Tutte parleranno nella loro lingua e attiveremo modalità di traduzione per favorire la comprensione.
D. C’è qualche novità quest’anno o qualcosa che vorresti mettere in evidenza come riflessione generale?
Come riflessione generale voglio sottolineare il fatto che chi ha partecipato a Fàulas ha visto sempre una grande organizzazione delle cose curate, delle cose ben fatte, delle cose che sembravano professionali; ecco noi facciamo tutto ma proprio tutto con le nostre competenze e risorse, senza rivolgerci ad agenzie esterne e senza prendere finanziamenti pubblici. Ciò significa che il nostro lavoro, che inizia mesi prima, è un lavoro fatto nel tempo libero e con grande passione. Fàulas è proprio un trionfo di cooperazione, di lavoro comunitario, di darsi una mano, di voler fare bene le cose insieme.
E questo è un aspetto, ma ce ne sono altri. Ad esempio, quest’anno verrà dato tanto spazio alla Palestina perché ANS ha da sempre grande attenzione verso le nazioni senza stato. Il caso della Palestina è particolarmente drammatico perché è una Nazione che non solo soffre la politica imperialistica e colonialista di un altro Stato, ma subisce un genocidio. Era impossibile non parlarne.
Concludo dicendo che il nostro non è solo un Festival dove si decostruisce e si critica, ma prevede diversi momenti di costruzione, soprattutto attraverso i laboratori. Ci saranno appuntamenti molto importanti, ma voglio ricordare la collaborazione e l’amicizia stretta con altri due Festival, Bookolica e Etnosfera che sono a noi complementari nella narrazione di una Sardegna diversa rispetto ai luoghi comuni.
L’ultimo elemento che ci tengo a sottolineare è la partecipazione di giovani studenti e studentesse grazie alla collaborazione con il gruppo di “Storia sarda nella scuola sarda”.
Grazie Riccardo















