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Geopolitica sarda

Quello che avviene da 3 anni a questa parte nella nostra Isola non è casuale, né tantomeno vantaggioso per gli interessi dei Sardi. Assalti speculativi energetici, che valgono per tutta l’Italia ma che ha interessato la Sardegna in maniera sproporzionato rispetto alla sua popolazione e al suo territorio. Protezioni legislative ridotte al minimo, stante la debolezza delle norme deliberate che poi sono state cassate a livello di Consulta (va da dire che spesso la tendenza è quella di vedere soccombente la Regione rispetto allo Stato). Rappresentanza politica e spessore della classe dirigente locale ridotta e non adeguata al confronto con lo Stato e che a fatica riesce a difendere le prerogative isolane. Ombre sul nostro futuro tra proposte di trasferimento di detenuti in regime di 41 bis a Nuoro, dopo che già questo è avvenuto a Bancali e sta avvenendo ad Uta. Spade di Damocle pendenti come il deposito statale delle scorie nucleari.

È chiaro che la Sardegna sia una regione di serie B, negletta ancor più del Meridione che paga l’avidità di un Nord sempre più ricco e sempre più interessato a sfruttare a proprio vantaggio la posizione di forza storicamente avuta e che si è sempre più accentuata negli ultimi 30 anni. L’appianamento delle differenze tra il Nord ed il Sud con le Isole diventa una chimera. E la Sardegna rimane sempre inquadrata come una colonia interna, dove poter concentrare tutti i mali ed i rifiuti, con la garanzia che ci sarà il Tirreno a fare da recinto di sicurezza.

Questa concentrazione di eventi, che raccontata dieci anni fa avrebbe avuto un che di complotto, ma che nel 2025 assomiglia sempre più ad una tremenda realtà, è il frutto del fallimento strategico della politica isolana. Gli schiaffi ricevuti al netto dell’autonomia di cui dovremmo godere ne sono una plastica rappresentazione: la vostra autonomia è nominale e stante i tempi mutati a livello statale (con un governo che usa sempre più un approccio verticistico e poco abituato al confronto) e a livello internazionale (con venti di guerra che spirano più forte), la Sardegna rappresenta un cuscinetto strategico. Vuoi per fini militari, vuoi per concentrare ciò che non si vuole tenere sulla terraferma, vuoi per scopi energetici. Ricordate che le cose non si creano dal nulla, ma si rielaborano da situazioni precedenti. Per Gladio la Sardegna era un retroterra strategico da sfruttare in caso di invasione comunista della Penisola, nel Piano Solo avrebbe dovuto rappresentare il luogo di detenzione delle personalità politiche scomode in caso di putsch.

Non intendo dire che tutte queste cose siano collegate tra loro, ma che viene sempre naturale come ad un posto strategico, sia per rintanarsi in caso di invasione, sia per allontanare dal resto d’Italia tutto ciò che non si vuole tenere troppo vicino. Una regione magazzino, buona solo per raccogliere ciò che gli altri non vogliono avere vicino.

E come risponde la nostra politica? Non risponde, perché è venuto meno da tempo la regola aurea della politica sarda, ossia di mantenere un indirizzo strategico comune che valesse a destra come a sinistra, ossia la difesa strategica dell’autonomia e dello statuto speciale. Cosa che non è avvenuta e che ha portato a smantellare la nostra autonomia e le nostre prerogative. Per questo serve una riorganizzazione di tutti quei movimenti che si riconoscono nell’autonomia e nell’indipendentismo sardo e una rottura con tutti i partiti coloniali. Oltre a modificare radicalmente il sistema politico, ormai improntato alla coltivazione di nuove clientele, fini alla rielezione perpetua dei soliti Consiglieri.


immagine: sardegnapolis.it

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